Clevatess 2, recensione primi episodi: il coraggio di cambiare anche nel mondo della magia

La seconda stagione di Clevatess sorprende scegliendo una direzione inaspettata. Il debutto abbandona parzialmente il classico dark fantasy per esplorare un'accademia di magia, ma trasforma questo cambio di prospettiva in un'opportunità per ampliare il mondo creato da Yūji Iwahara.

Una scena di Clevatess 2

Esiste un momento, anche in una serie fantasy, in cui ripetere la stessa formula diventa il pericolo più grande. Non importa quanto quel mondo sia affascinante o quanto i suoi personaggi abbiano conquistato il pubblico: continuare a muoversi lungo sentieri già battuti significa quasi sempre consumare lentamente ciò che aveva reso speciale il racconto. Clevatess decide di affrontare questo rischio di petto.

La seconda stagione si apre con una scelta che, almeno sulla carta, sembra quasi controintuitiva. Dopo aver costruito la propria identità attraverso un immaginario dominato da creature leggendarie, guerre e tensioni politiche, la serie cambia improvvisamente orizzonte. Il viaggio lascia spazio allo studio, l'esplorazione si trasferisce tra le mura della Solsein Academy e la magia, fino a questo momento percepita soprattutto come una forza capace di cambiare gli equilibri del mondo, diventa finalmente qualcosa da osservare, comprendere e imparare.

Clevatess Clen Alicia E Neruneru
Una scena di Clevatess

Il fantasy ambientato in un'accademia è uno dei territori più frequentati dell'animazione giapponese degli ultimi anni. Il rischio di assistere all'ennesima variazione sul tema era concreto, soprattutto per una serie che aveva trovato la propria forza in atmosfere ben diverse. Ma Clevatess non usa l'accademia per ricominciare da zero. La utilizza per cambiare il punto da cui osservare lo stesso universo.

La Solsein Academy è molto più di una nuova ambientazione

L'impressione iniziale è quella di trovarsi davanti a un luogo che esisteva ben prima dell'arrivo dei protagonisti. La Solsein Academy non viene presentata come un semplice scenario funzionale alla trama, ma come uno spazio con una propria storia, una gerarchia e regole che sembrano influenzare ogni persona che ne attraversa i corridoi. La regia evita accuratamente di mostrarne subito tutti i segreti. Preferisce suggerirli.

Un'inquadratura che indugia più del necessario su un edificio. Un insegnante di cui si intuisce l'importanza senza che venga spiegata. Studenti provenienti da regioni diverse che lasciano intuire un mondo molto più vasto rispetto a quello raccontato finora.

Sono dettagli quasi impercettibili, ma costruiscono lentamente un senso di curiosità che accompagna l'inizio di questa seconda stagione.

Una crescita coerente con il manga

Chi conosce il manga di Yūji Iwahara, disponibile in Italia per Panini Comics, probabilmente riconoscerà questo approccio. Pur con le inevitabili differenze richieste dall'adattamento televisivo, Clevatess ha sempre privilegiato una costruzione progressiva del proprio universo narrativo. Iwahara non è un autore che ama spiegare tutto immediatamente.

Preferisce disseminare informazioni, lasciare domande aperte e concedere al lettore il tempo necessario per collegare i diversi elementi del racconto. È una scrittura che richiede fiducia, perché rinuncia spesso alla gratificazione immediata per costruire una visione più ampia.

Il primo episodio riassume questo principio. Anziché accelerare per dare l'impressione che la storia stia diventando "più grande", rallenta deliberatamente. Dedica tempo agli ambienti, ai dialoghi e persino ai silenzi. È una scelta che potrebbe dividere parte del pubblico, soprattutto chi si aspettava un ritorno più spettacolare, ma che restituisce alla serie quella sensazione di mistero che aveva rappresentato uno degli elementi più riusciti della stagione precedente.

Clevatess 2 Recensione Primi Episodi Naie
Clevatess, una scena con Naie

La conseguenza più interessante di questo cambio di prospettiva riguarda il modo in cui viene raccontata la magia. Nella prima stagione costituiva soprattutto uno strumento narrativo, una forza capace di alterare gli equilibri del conflitto. Qui, invece, assume un ruolo diverso. Diventa conoscenza. Studio. Esperienza.

Nel secondo episodio, capiamo che l'accademia permette agli autori di approfondire aspetti del worldbuilding che finora erano rimasti sullo sfondo senza ricorrere a lunghe spiegazioni o dialoghi puramente espositivi. Le regole che governano questo universo emergono gradualmente, attraverso lezioni, esercitazioni e confronti tra personaggi che appartengono a culture differenti. È un espediente semplice, ma efficace.

Allo stesso tempo, il nuovo contesto introduce anche un tema che nella prima stagione rimaneva solo accennato: il rapporto tra il potere e chi sceglie di comprenderlo invece di limitarsi a utilizzarlo. È ancora presto per capire fino a dove la serie intenda spingersi, ma il primo episodio lascia intravedere un'ambizione diversa. Non vuole semplicemente raccontare un'altra avventura. Vuole espandere il proprio mondo, aggiungendo nuove prospettive senza rinnegare quelle precedenti.

I personaggi cambiano insieme al mondo che li circonda

Un cambio di ambientazione funziona soltanto se riesce a modificare anche il modo in cui osserviamo i personaggi. È qui che il primo episodio dimostra di avere una direzione precisa. La Solsein Academy non è soltanto un luogo in cui apprendere la magia: è uno spazio che costringe i protagonisti a confrontarsi con persone, idee e sistemi di valori completamente diversi da quelli incontrati finora.

Per questo motivo i nuovi comprimari non sembrano introdotti esclusivamente per ampliare il cast. Ognuno rappresenta un tassello di un mondo che si sta facendo progressivamente più complesso. Alcuni rimangono volutamente sullo sfondo, altri lasciano intuire fin da subito un ruolo destinato a crescere, ma nessuno viene presentato come semplice riempitivo.

L'impressione è che gli autori abbiano preferito seminare anziché raccogliere. Una scelta che rende il debutto meno esplosivo di quanto ci si potrebbe aspettare, ma molto più ricco di possibilità narrative.

Una produzione che sceglie la misura

Anche sul piano tecnico la seconda stagione conferma l'identità costruita finora. Lo studio Lay-duce continua a privilegiare un'animazione pulita e coerente, evitando quell'eccesso di effetti visivi che spesso caratterizza molte produzioni fantasy contemporanee.

Clevatess
Locandina di Clevatess

Il lavoro più evidente riguarda gli ambienti. La Solsein Academy non appare come una semplice successione di corridoi e aule, ma come un luogo realmente abitato. Le architetture raccontano una storia, gli interni suggeriscono il peso delle tradizioni e perfino gli spazi vuoti sembrano avere una funzione narrativa.

È una qualità che deriva anche dalla regia di Kiyotaka Taguchi. Più che inseguire continuamente il movimento, Taguchi costruisce l'atmosfera attraverso la composizione delle inquadrature. Alcune scene si prendono qualche secondo in più del necessario prima di passare alla successiva, lasciando allo spettatore il tempo di osservare. In un panorama dove il ritmo frenetico è diventato quasi un obbligo, è una scelta che colpisce proprio per la sua sobrietà.

La sceneggiatura di Keigo Koyanagi segue la stessa filosofia. Il primo episodio evita di riversare sul pubblico una quantità eccessiva di informazioni e preferisce distribuire lentamente gli elementi che diventeranno importanti più avanti. È un equilibrio delicato: chi cerca risposte immediate potrebbe avvertire una certa lentezza, ma chi apprezza una costruzione più graduale troverà numerosi dettagli destinati probabilmente ad acquistare significato nel prosieguo della stagione.

Anche il character design di Souichirō Sako contribuisce a mantenere una forte continuità con quanto visto finora. L'introduzione delle uniformi e del nuovo contesto non cancella la personalità visiva dei protagonisti, mentre le musiche di Nobuaki Nobusawa accompagnano il racconto senza sovrastarlo, scegliendo spesso registri più misurati rispetto alla spettacolarità.

Tra il dark fantasy europeo e una nuova idea di crescita

Dal punto di vista estetico, Clevatess continua a muoversi all'interno di un immaginario che guarda al grande dark fantasy giapponese degli anni Novanta. Alcune atmosfere richiamano inevitabilmente Berserk, soprattutto nella rappresentazione di un mondo segnato da conflitti antichi e da un senso costante di precarietà. Al tempo stesso emergono richiami a Record of Lodoss War, sia nella costruzione del contesto politico sia nell'idea di un fantasy fortemente influenzato dalla tradizione occidentale.

Clevatess 2 Recensione Primi Episodi Klen
Clen di Clevatess

In alcuni passaggi affiora anche qualcosa di Claymore, soprattutto nella malinconia che accompagna diversi personaggi e nella percezione che ogni conquista abbia inevitabilmente un prezzo.

Eppure Clevatess non vive di citazioni. Quelle influenze rappresentano piuttosto il terreno sul quale costruire una personalità sempre più definita. L'introduzione dell'accademia rompe infatti uno schema consolidato e porta la serie verso territori differenti, dove la crescita dei protagonisti passa meno attraverso il combattimento e più attraverso la conoscenza.

Naturalmente una svolta così marcata comporta anche qualche inevitabile rischio. Il primo episodio dedica gran parte del proprio tempo alla costruzione del nuovo scenario e questo rallenta la tensione narrativa rispetto al finale della stagione precedente. Alcuni spettatori potrebbero percepire questo debutto come un lungo prologo, soprattutto perché molte delle domande aperte rimangono volutamente senza risposta.

Anche il nuovo cast, almeno per ora, appare ancora in fase di assestamento. Diversi personaggi vengono appena accennati e sarà necessario attendere le prossime puntate per comprenderne davvero il peso all'interno della storia. Sono però criticità che derivano più dalla natura introduttiva dell'episodio che da reali debolezze della scrittura.

Un primo passo che guarda lontano

Molte serie, dopo un buon esordio, preferiscono riproporre ciò che ha già funzionato. Clevatess sceglie invece una strada più rischiosa: rallenta il passo, amplia il proprio universo e accetta l'idea che la crescita passi anche attraverso l'incertezza.

Clevatess 2 Recensione Primi Episodi Alicia
Un momento di Clevatess

È ancora troppo presto per capire se questa scommessa sarà davvero vincente. La serie conserva il gusto per il mistero, continua ad alimentare la curiosità dello spettatore e dimostra di non avere paura di mettere in discussione se stessa.

Se riuscirà a mantenere questo equilibrio anche nelle prossime settimane, la seconda stagione potrebbe rappresentare una naturale prosecuzione dell'opera di Yūji Iwahara, smettendo definitivamente di essere "un buon fantasy" e basta.

In Italia la seconda stagione di Clevatess sarà disponibile in simulcast su Crunchyroll, con pubblicazione settimanale degli episodi in contemporanea con il Giappone.

Conclusioni

La seconda stagione di Clevatess sorprende scegliendo di ampliare il proprio universo invece di ripetere la formula vincente degli esordi. Il debutto introduce la Solsein Academy con una narrazione più riflessiva, un worldbuilding ancora più ricco e una regia misurata, sacrificando parte dell'immediatezza per costruire solide basi narrative.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La Solsein Academy amplia il worldbuilding, approfondendo il sistema magico che arricchisce la narrazione.
  • Animazione e character design sono coerenti con la prima stagione.

Cosa non va

  • L'animazione continua a non risultare però particolarmente originale.
  • Molti nuovi personaggi rimangono ancora poco sviluppati.
  • L'episodio introduce numerosi interrogativi senza fornire risposte immediate.
  • La nuova ambientazione accademica richiederà tempo per dimostrare di saper mantenere alta la tensione narrativa.
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