Cimitero vivente: le origini, la recensione: su Paramount+ un prequel horror che non spaventa

La recensione di Cimitero vivente: le origini, film ambientato cinquant'anni prima di Pet Sematary (2019) che ci accompagna a scoprire come sia nata la maledizione che affligge la cittadina di Ludlow.

Cimitero vivente: le origini, la recensione: su Paramount+ un prequel horror che non spaventa

Che ormai l'horror si stia affidando a saghe e franchise già consolidati è un dato di fatto, eppure quante storie nuove di zecca vi sarebbero da raccontare, anche soltanto limitandosi ai romanzi a tema che attendono ancora invano una trasposizione su grande schermo. Ed ecco allora il via ad una lunga serie di prequel, sequel e midquel, con linee temporali sfasate dove vengono "cancellati" narrativamente episodi successivi al primo o vicende che ci portano alla scoperta delle origini di un determinato Male cinematografico.

Cimitero Vivente Le Origini 3
David Duchovny in una scena

Come già potete intuire dal titolo, Cimitero vivente: le origini ha proprio il compito di accompagnarci indietro nel tempo, essendo ambientato diversi anni prima rispetto al più recente adattamento di Pet Sematary (2019), grande successo di pubblico che aveva riportato in sala il romanzo cult di Stephen King, a trent'anni di distanza dalla primissima trasposizione. Si è perciò cercato di sfruttarne la scia con questa produzione assai meno ambiziosa a livello produttivo e di distribuzione, tanto da essere uscita direttamente per il mercato streaming, andando ad infoltire il catalogo della piattaforma Paramount+.

Dove tutto ebbe inizio

Cimitero Vivente Le Origini 2
Jackson White nei panni del giovane Jud Crandall

Ben cinquant'anni prima sono ambientati gli eventi, aventi sempre luogo nella maledetta cittadina di Ludlow. Siamo quindi nel 1969, con la guerra del Vietnam in sottofondo a giocare step determinanti nel destino dei personaggi. Uno di loro infatti, il giovane Timmy Baterman, è stato mandato sul fronte e da quando ha fatto ritorno a casa - congedato con onore secondo la versione del padre Bill - non è più lo stesso. La comunità pensa che gli orrori vissuti sulla propria pelle nel Paese del sud-est asiatico abbiano contribuito alla sua instabilità, ma la verità rischia di essere ben più spaventosa. Nel frattempo i suoi migliori amici di gioventù - Jud Crandall e Manny, nativo indiano - notano come il loro compagno di un tempo sia profondamente cambiato e cercano di capirne i motivi. Ma prima Norma, la ragazza di Jud, viene aggredita dal rabbioso cane di Timmy e poi anche un'altra amica, Donna, finisce nel mirino di quel reduce sempre più fuori controllo. Alcuni residenti anziani di Ludlow, tra cui Dan Crandall, cercano nel frattempo di correre ai ripari dopo aver compreso che dietro la scia di sangue che sta sconvolgendo la cittadina vi sia una maledizione vecchia di secoli e tramandata dai padri fondatori di generazione in generazione.

L'esorcista - Il credente: cosa sappiamo

La morte è un nuovo inizio

Cimitero Vivente Le Origini 1 2Yjfypq
White e Duchovny in uno dei passaggi clou

Un breve voice-over in background a introdurre brevemente un minimo di infarinatura per i neofiti, per poi trascinarci progressivamente nel cuore dell'orrore. Ma la tensione che sulla carta avrebbe dovuto incrementarsi di minuto in minuto perde in realtà mordente per via di una sceneggiatura improbabile e di protagonisti poco interessanti, che si adagiano tra cliché e forzature assortite fino a quell'epilogo con tanto di monito per coloro che in futuro oseranno addentrarsi nella cittadina, quasi a "chiamare" un sequel più o meno prossimo e non a caso già annunciato. Cimitero vivente: le origini spruzza un po' di violenza qua e là, con effetti speciali assai altalenanti, e rocambolesche fughe in alcuni luoghi potenzialmente iconici, dall'ospedale sguarnito al campo di girasoli, per poi preparare la resa dei conti finale nei claustrofobici e infiniti tunnel costruiti dal villain senza che nessuno se ne accorgesse; avrebbe fatto comodo uno così ai prigionieri che cercavano di evadere nel grande classico La grande fuga (1963).

Volpi e mostri

Cimitero Vivente Le Origini 1
Forrest Goodluck e Isabella Star LaBlanc in una scena

Riferimenti al misticismo indiano, con ben due personaggi appartenenti a tale etnia e tanto di maschere di animali - in fin dei conti poi inutili ai fini del racconto - un flashback in costume che ci accompagna addirittura nell'anno 1674 e la presenza della guest-star David Duchovny nelle controverse vesti del padre dell'indemoniato: Cimitero vivente: le origini ha tutto per avvicinarsi a un vero e proprio scult e anche se un paio di sequenze possono risultare parzialmente intrattenenti per il pubblico di appassionati, l'impressione di una copia a basso costo - atta a massimizzare il risultato con il minimo sforzo - è probabilmente quella giusta. L'ennesima conferma arriva non soltanto dal fatto che dietro la macchina da presa vi sia una completa esordiente come Lindsey Anderson Beer, ma anche dalle scelte di casting che, tolto il già citato fu Fox Mulder in un ruolo secondario, può contare su una serie di volti anonimi: pensare che il personaggio di Jud Crandall sia qui interpretato dal monolitico Jackson White mentre la sua versione più anziana in Pet Sematary (2019) possa contare sul talento di un attore di razza quale John Lithgow, dà da pensare.

Conclusioni

La piccola comunità di Ludlow viene scossa dal ritorno del giovane Timmy, reduce dalla guerra del Vietnam; un ritorno con il quale coincidono alcuni eventi inquietanti, con i suoi amici di un tempo che cercheranno di comprendere cosa gli sia realmente successo, scoprendo una spaventosa verità da secoli sepolta nella cittadina. Come vi abbiamo raccontato nella recensione di Cimitero vivente: le origini, ci troviamo davanti ad un prequel del reboot/nuovo adattamento del romanzo cult di Stephen King, che nel 2019 ha invaso le sale con un notevole successo di pubblico. Qui le ambizioni e il budget sono molto più ridotti, ma un pizzico di impegno in più da parte di cast e regia non avrebbe guastato: l'ora e mezzo di visione soffre di evidenti forzature e latita di tensione, trascinandosi stancamente su soluzioni narrative improbabili, che penalizzano anche quel paio di passaggi potenzialmente più ispirati.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
4.4/5

Perché ci piace

  • Fa sempre piacere rivedere David Duchovny davanti alla macchina da presa.
  • Un paio di spunti potenzialmente interessanti...

Cosa non va

  • ... sprecati da una sceneggiatura che si perde progressivamente con lo scorrere degli eventi.
  • Tensione e paura ai minimi termini.
  • Un cast per gran parte anonimo.
  • Una regia fiacca che non sfrutta appieno il fascino dell'ambientazione.