Checco Zalone e l’imprevedibile virtù dell’ignoranza: le dieci scene cult dei suoi film

Tra ingenuità e arrivismo, battute esilaranti e critica sociale, maschilismo e romanticismo sui generis, in occasione dell'arrivo di Quo Vado? sulla piattaforma Infinity, scopriamo le migliori scene dell'alter ego messo in scena da Luca Medici e Gennaro Nunziante.

Checco Zalone con la chitarra in una sequenza di Cado dalle nubi

Eravamo una squadra fortissimi, fatta di gente fantastici. Adesso non più. Ora la Nazionale di calcio è fuori dai Mondiali e quell'entusiasmo un po' scoordinato e un po' spensierato è del tutto fuori luogo. Sembra passata un'era geologica da quel 2006 canterino in cui un rozzo cantante neomelodico esperto di matrimoni tutt'altro che sobri spopolava tra radio e tv. Magliette aderenti nonostante un addome non proprio scolpito, atteggiamento da vittima nonostante il passato da colpevole galeotto, un utilizzo piuttosto fantasioso della grammatica. Checco Zalone si presentava così, con l'impeto invadente dei tamarri, con una canzoncina apparentemente innocua che in realtà celava messaggi molto lontani dal semplice tifo spassionato.

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Sole a catinelle: Checco Zalone in una scena

All'inizio c'era solo una canzone, poi sono arrivati gli sketch televisivi, le imitazioni, poi la valanga zaloniana ha sfondato i botteghini e ha invaso anche il cinema. Una valanga, sì. E non ci riferiamo soltanto agli incassi da record, capaci di far impallidire persino i bluastri Na'vi di Avatar e di vincere a mani basse il duello con Star Wars: Il risveglio della forza, ma alla crescita e all'evoluzione esponenziale del personaggio creato da Luca Medici e Gennaro Nunziante. I primi indizi erano lì, sotto al naso, nel testo di quella canzoncina calcistica che in realtà parlava di quanto fosse facile dimenticare Calciopoli a suon di gol e di entusiasmo collettivo: Zalone era lì a suggerirci di andare oltre la sua apparenza innocua, ci invitata a leggere tra le righe. E lo ha fatto a partire dalla cosa più evidente e immediata, ovvero il suo nome farlocco e beffardo. Perché ogni volta che qualcuno pronuncia "Zalone" come se fosse davvero un cognome, il talento corrosivo di Medici si compie. Per i pochi che ancora non lo sapessero, Checco Zalone è un un gioco di parole che richiama per assonanza una tipica esclamazione barese (che cozzalone!) riassumibile in un più nazionalpopolare "che cafone". La carta di identità del buon Checco vale quindi come indizio primario per un personaggio abile a camuffarsi da qualcos'altro. Volgare eppure bonario, paraculo oltre ogni buon senso e dignità, Zalone segna la sostanziale quanto sottile differenza tra la stupidità e l'ignoranza, attraverso un uomo medio tutt'altro che innocente. In lui non c'è l'incolpevolezza di Homer Simpson o la sfortuna sfacciata di Fantozzi, perché Checco è persino fortunato, perché lui è consapevole dei ogni scorciatoia che prende.

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Un percorso, il suo, delineato da quattro film che segnano proprio la perdita dell'innocenza del sempliciotto ragazzo di Polignano a Mare poi diventato sempre più smaliziato e manipolatore. Come all'interno di una "trilogia meterologica", Cado dalle nubi, Che bella giornata e Sole a catinelle hanno dato forma a questo uomo medio verace e vorace, un tarlo affamato che rosicchia dagli altri, rozzo Robin Hood al contrario che cavalca l'onda nonostante la crisi, il camaleonte abile a muoversi nella giungla pur di sopravvivere facendo persino la bella vita. Farcela nonostante tutto. Questo sembra il motto perenne di quel burlone sguaiato di Checco Zalone. Una maschera comica che oggi, in occasione dell'arrivo di Quo Vado? sulla piattaforma Infinity, riscopriamo attraverso dieci scene cult. Tra ingenuità e arrivismo, battute esilaranti e critica sociale, maschilismo e romanticismo sui generis, orecchiette e cime di rape.

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1. Gente tali e quali

Prendete la classe e la sensibilità di Domenico Modugno e dimenticatela per sempre. In Cado dalle nubi, Polignano a Mare dà i natali ad un cantante di ben altro calibro, approdato nella caotica Milano con una valigia piena di pregiudizi e stereotipi. Subito dopo averci deliziato con la mitica "serenata" dedicata alla sua Angela, Zalone abbraccia suo cugino, terrone come lui, ma non disposto a rivelargli la sua omosessualità. Con il suo solito tatto da elefante in una cristalleria, Checco delizia un locale gay con una hit di grande spessore...

2. Mi presenti i tuoi?

Per un pugliese doc il mangiare non è una cosa seria: è una cosa sacra. Per questo una cena si trasforma in un rito assai grave da profanare. Il buon Checco si presenta a casa della bella Marika con un carico di cibo poco gradito dal padre di lei, di chiara appartenenza leghista e per niente aperto all'idea di un genero del Sud. L'invadenza e l'entusiasmo di Zalone però lo rendono cieco, tanto da non rendersi conto dell'ambiente ostile in cui sta per banchettare. La guerra tra Nord e Sud si giocherà a suon di mozzarelle ed orecchiette.

3. Cozze islamiche

Eccoci all'interno di una vera e propria Torre di Babele assurda e sui generis. Un pugliese al cospetto di un gruppo di mussulmani, pronti a contaminarsi con i rispettivi principi inamovibili. In Che bella giornata Zalone si destreggia in mezzo ad una banda di terroristi grazie all'aiuto della sua comicità demenziale e disarmante. Senza dimenticare alcuni preziosi alleati sempre pronti ad aiutare un terrone in difficoltà: i frutti di mare.

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4. Poveri carabinieri

Questa è una delle sequenze dove la ferocia di Medici e Nunziante si fa più evidente, pungente e dissacrante. Qui Zalone, nel bel mezzo di un concorso per entrare nel corpo dei Carabinieri, parla dei sotterfugi e degli abusi di potere di alcuni suoi parenti del Sud come se fosse giusto e normale vantarsene. D'altronde che non ha mai sognato uno zio che trasformasse in regali i sequestri della Guardia di Finanza?

5. La dura legge di Zalone

Quale migliore addetto alla sicurezza dello zelante Zalone? Che bella giornata ci mostra un Checco irreprensibile e determinato a fare il suo dovere, impegnato in tante vesti di tutore della quiete, ognuna delle quali regala delle perle non comuni di profonda e irresistibile ignoranza. Così opere d'arte e culti religiosi conoscono lo stesso destino blasfemo della derisione.

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6. Imprenditori ci si improvvisa

Da ragazzo semplice emigrato al Nord a padre con un figlio da crescere e da educare. Sole a catinelle segna una netta maturazione nei temi esplorati da Zalone, che si affaccia con sempre più decisione anche nel mondo del lavoro. Questa volta la vittima prediletta è il fumoso mondo dell'imprenditoria settentrionale, quella dei signorotti infarciti di inglesismi, nomi altisonanti e idee smart per vivere al top. Un universo sbeffeggiato con il tipico accento milanese forzato dell'emigrato del Sud che nasconde una veracità irresistibile.

7. Molise coast to coast

Scroccare è una nobile e antica arte che il nostro conosce alla perfezione. Dunque, perché non deliziare il proprio figliolo con una splendida vacanza low cost dalla vecchia zia Ritella? I siparietti con la tutt'altro che dolce anziana visti in Sole a catinelle toccano apici comici che potrebbero far lacrimare dalle risate. Dalla lista di parenti a cui vendere aspirapolvere all'indimenticabile giochetto dell'interruttore, la gita al risparmio di Checco in terra molisana merita un posto in classifica.

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8. Periodo equino

Eccoci arrivati all'ultimo lungometraggio della coppia Medici-Nunziante, quel Quo vado? capace di incassare oltre 65 milioni di euro e soprattutto di ottenere più credibilità anche agli occhi della critica più pigra. Questa volta lo sguardo di Zalone si allarga oltre i confini nazionali, approdando in Norvegia. Qui Checco conosce una ragazza cosmopolita, indipendente e dal passato amoroso alquanto turbolento. Un trascorso che turba molto la mentalità tradizionalista del nostro che tra "periodi equini" e preghiere multietniche prima di pranzare mette in scena tutto il suo disagio.

9. Posto fisso

Anche in questo caso non scegliamo una singola scena, ma tutta una serie di sequenze che si riferiscono all'assoluta e inamovibile sacralità del posto fisso. Quasi come un credo al quale si viene educati sin da piccoli, il posto fisso è una culla, un rifugio, un luogo caldo e familiare dove sentirsi sempre al sicuro e dove vantarsi della propria posizione di comodo. Tra maschilismo, grettezza e ottusità, Zalone deride questa atavica pigrizia tutta italiota.

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10. Nostalgia canaglia

Magnifico ambientarsi altrove, scoprire nuove culture, aprire la mente attraverso l'arricchente esperienza del viaggio. Tutto molto bello, ma bastano poche note, le voci familiari di Al Bano e Romina, il palcoscenico del teatro Ariston di Sanremo, ed è subito tremenda nostalgia. Il richiamo malinconico della penisola nostrana fa riemergere in Checco l'amore per il buon cibo, l'elogio del nostro modo di esprimerci e la necessità di trasgredire le regole in nome della gentilezza.

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