Cetto c’è, senzadubbiamente, il cast: "Laqualunque vuol fare il tedesco"

Cetto c'è, senzadubbiamente: Abbiamo incontrato Giulio Manfredonia, Caterina Shulha e Gianfelice Imparato, regista e attori del nuovo film con Antonio Albanese, per parlare di Germania, mogli e politica.

INTERVISTA di 24/11/2019
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Cetto c'è, senzadubbiamente: Antonio Albanese in un momento del film

Cetto è tornato. In Cetto c'è, senzadubbiamente, il nuovo film con Antonio Albanese, diretto da Giulio Manfredonia, nelle sale dal 21 novembre, vediamo un Cetto Laqualunque nuovo. Per un uomo che aveva abbandonato la politica perché non sopportava più i suoi giochetti, la Monarchia è un ottimo motivo per tornare: comanderebbe solo lui. Una situazione perfetta.

Ma dov'era finito Cetto (Antonio Albanese)? Come spieghiamo anche nella recensione di Cetto c'è, Senzadubbiamente, è finito in Germania, il suo personale Aventino, lontano dai dolori della politica e dalle magagne dell'Italia. Cetto si sente tedesco, ha una moglie tedesca (Caterina Shulha) e gestisce una birreria. E allora? Una vecchia zia lo chiama al suo capezzale e gli rivela che è l'erede del Principe Buffo di Calabria, della famiglia dei Borboni. E potenzialmente è un Re. A tramare per portare Cetto sul trono c'è Venanzio, nobile e grande stratega, interpretato da Gianfelice Imparatoo. Lo abbiamo incontrato, con Caterina Shulha e il regista Giulio Manfredonia, in occasione della presentazione del film.

Giulio Manfredonia: C'è un Cetto che vuol fare il tedesco

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Cetto c'è, senzadubbiamente: Antonio Albanese in una sequenza

All'inizio di Cetto c'è, senzadubbiamente ci troviamo allora in un posto completamente diverso dalla Calabria dei primi film. Siamo in Germania (ricreata a Caldaro). E si trattava di costruire la vita tedesca di Cetto. "È stato un lavoro interessante" ci racconta il regista Giulio Manfredonia. "Siamo partiti pensando di riprodurre il mondo italiano in Germania. E poi abbiamo pensato di fare un ribaltamento, che era più giusto per il racconto. Abbiamo raccontato un Cetto che si era fatto biondo, che si veste di rosso, giallo e nero, come la bandiera tedesca, e dice: io sono tedesco". Il Cetto Laqualunque platinato e teutonico, chiaramente fuori posto, è spassoso.

Cetto c'è senzadubbiamente, Antonio Albanese: "Cetto è un moderato. E la cosa mi spaventa!"

Caterina Shulha: sono la nuova moglie di Cetto, e non l'ultima

E poi c'è Caterina Shulha, che nel film è Petra, la bella coniuge tedesca di Cetto. Le chiediamo che cosa vuol dire essere la moglie di Cetto. "Essere la nuova moglie di Cetto", precisa l'attrice. "E non l'ultima, secondo me! Per Petra è stato un catapultarsi in un nuovo mondo. Petra viene da questa famiglia nazista e vede in Cetto la speranza di un cambiamento nella sua vita, per una freschezza che porta con sé, e non vede Cetto per quello che è in realtà". A proposito di famiglia, i momenti in cui Cetto è alle prese con i genitori di Petra, amanti di Wagner e del Risiko (leggi alla voce, invasione di altri stati) sono spassosi.

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Cetto c'è, senzadubbiamente: un'immagine del film

Gianfelice Imparato: la trama politica è sempre la stessa, in qualunque era

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Cetto c'è, senzadubbiamente: Antonio Albanese durante una scena del film

Un bravo capocomico, come è Antonio Albanese, sa scegliere bene la sua compagnia. E una scelta di classe è quel grande attore che è Gianfelice Imparato: nella storia di Cetto c'è senzadubbiamente è Venanzio, un nobile che conosce l'arte della politica, e ordisce trame per portare Cetto sul trono. Abbiamo appena visto Imparato nella serie 1994, dove è un parlamentare democristiano che, proprio alla fine della stagione, ordisce una trama, il famoso "ribaltone" che fece cadere il governo Berlusconi. Cosa cambia da quella ricostruzione realistica della scena politica a quella iperbolica di Cetto? "La politica da parte mia potrebbe essere la stessa, con le stesse trame" ci risponde l'attore. "Soltanto che poi c'è Cetto che sconvolge tutto. Non si può sapere cosa succede. Ma la trama politica è sempre la stessa, in qualunque era".

La video intervista a Giulio Manfredonia, Caterina Shulha e Gianfelice Imparato