Caniba

2017, Documentario

Caniba: il cannibale sfuocato

Presentato nella sezione Orizzonti della 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia Caniba, documentario di Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravelche che racconta la storia del cannibale Issei Sagawa. Pur cercando di andare oltre il fatto di cronaca che ha sconvolto Parigi nel 1981, il film rimane solo in superficie.

Il 13 giugno 1981, lo studente giapponese Issei Sagawa invitò nel suo appartamento di Parigi la collega olandese Renée Hartevelt per ripassare. Ossessionato da mesi dalla ragazza, Sagawa le sparò alla nuca, per poi mangiare parti del suo corpo. Due giorni dopo fu trovato dalla polizia nei pressi del laghetto di Bois de Boulogne mentre cercava di liberarsi dei resti della vittima infilati in due valigie. Giudicato incapace di sostenere un processo, il padre Akira Sagawa, uomo influente, riuscì a farlo tornare in Giappone, dove fu chiuso in un istituto psichiatrico fino al 1985. Qui l'assassino ha sfruttato da allora la sua "fama", girando video porno e disegnando un manga in cui ha raccontato graficamente quei due giorni di sesso e violenza estremi.

La coppia di documentaristi antropologi formata da Lucien Castaing-Taylor e Verena Paravelche, in Caniba cerca di raccontare l'uomo oltre il mostro da prima pagina, documentario presentato nella sezione Orizzonti della 74esima Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, mettendo a confronto Issei con il fratello Jun, anche lui pieno di istinti malati che sfoga guardando video porno estremi e seviziandosi il braccio con coltelli, fiamme e filo spinato.

Un'occasione sprecata

I primi trenta minuti di Caniba sono un test di tolleranza: inquadrato di sbieco, spesso sfuocato, il volto del cannibale è una macchia confusa, sovrastato dalle voci dei due fratelli Segawa, tranquilla e imperturbabile quella di Issei, isterica quella di Jun. Immobilizzato a causa di un infarto e del diabete, il cannibale appare però lucido, sempre calmo, tanto da chiedere della cioccolata quando si parla dell'omicidio di Renée Hartevelt.

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Quando l'inquadratura finalmente si allarga, i registi ci mostrano le pagine del manga di Issei, da lui scritto e disegnato, in cui racconta nei dettagli tutto quello che ha fatto al corpo della ragazza, descrivendo le parti da cui ha cominciato a mangiarla. Seguono poi alcuni estratti dei filmati porno che l'uomo ha girato su commissione. Rimanendo sempre a distanza nonostante le inquadrature ravvicinate, i registi si limitano a mostrare, forse in modo anche morboso, la superficie di questa storia, senza mai scavare davvero nella mente del suo protagonista. Sarebbe stato interessante, per esempio, analizzare il rapporto di Issei e Jun con i genitori, in modo da capire cosa è scattato nella mente di questi due fratelli così ossessionati dal corpo e dalla sofferenza. Riassumendo il film con una battuta di cattivo gusto, come è la pellicola nel complesso, si potrebbe dire che "la noia è servita".

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Caniba: il cannibale sfuocato
Valentina Ariete
Redattore
1.5 1.5

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