Cambogia, recensione: l'ironica, folgorante e intelligente perculata di Valerio Lundini

L'umorista romano travolge il cinema italiano di genere (finalmente) ridendo di quelle logiche e di quelle dinamiche secondo una dimensione meta strutturata a sua immagine e somiglianza. Presentato alla Festa del Cinema di Roma.

Cambogia

In punta di fioretto, quasi in surplace, Valerio Lundini, che interpreta, dirige e scrive (insieme a Francesco Agostini e Matteo Tiberia), grazie alla sua Cambogia travolge un certo cinema di genere con una tale forza umoristica che, tutta insieme, esce volutamente fuori dai bordi prestabiliti (e questo è un bene, abbiamo sempre bisogno di rivoluzioni). Per dire, i primi trenta o quaranta minuti del film sono fulminanti.

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Valerio Lundini in Cambogia

S'ammicca a Tropic Thunder e, più in generale, a una determinata cinematografia che si rifà a commedie surreali tipo Big o Freaky Friday, avendo però l'intuizione di allargarsi verso il tanto citato (e abusato) multiverso. Strato dopo strato, nelle loro irresistibili stranezze. Insomma, Cambogia è un gran bel trip che, tra sparatorie (anche dialettiche), assurdità e "poesia del niente", mostra e dimostra che (anche) il nostro cinema - spesso impaurito, e genuflesso verso gli autori over 60 - ha un suo linguaggio, capace di differenziarsi.

Attore e personaggio: il mondo invertito di Cambogia

Il film parte in medias res. Sparatorie, violenza, esplosioni, bande criminali e un mondo in cui è sempre notte. Marcato accento romano e frasi fatte, pistole e nomignoli ridicoli. Siamo sul set di una famosa serie crime, appunto Cambogia (il riferimento è servito: Suburra). Solo che, quella che dovrebbe essere finzione, si rivela assurdamente la realtà: quando il regista chiama lo stop, il protagonista Valerio De Nicolais, che nello show interpreta "Tramezzino", si ritrova catapultato e intrappolato nel mondo iper-violento della serie. Non si capisce bene come sia successo, ma dall'altra parte il suo Tramezzino finisce nel mondo reale. Va da sé che lo scambio porta a conseguenze incandescenti.

Valerio Lundini ci mette la faccia

Non è certo una notizia che Valerio Lundini sappia maneggiare l'umorismo e la comicità, ma potrebbe diventarla se consideriamo quanto questa stessa comicità sia applicata ad un film che non sottolinea mai la battuta, e anzi scorre e sfrigola verso una forma narrativa decisamente compiuta, nonostante un passaggio centrale che, forse, soffre lo spiazzante incipit.

Dettagli, certo, perché poi Cambogia, nemmeno sotto traccia, fa letteralmente a pezzi gran parte del macrocosmo cinematografico italiano: le ossessioni degli uffici stampa (a interpretare la pr del viziato De Nicolais c'è una splendida Sonia Bergamasco), le star viziate, gli anglicismi buttati a caso, i party con i registi "importanti", le penali da pagare, i podcast di cinema che sono "più chiacchierate che interviste". Che precisione, e una lettura perfetta del circondario. Soprattutto, niente ombelicalità: Cambogia non è un film per addetti ai lavori, ma per tutti coloro che credono si possa ancora far ridere attraverso una perculante intelligenza.

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Valerio Lundini e Benedetta Porcaroli in Cambogia

In mezzo, o meglio davanti la macchina da presa, c'è poi tutto il retaggio dei crime romanocentrici: gente che vorrebbe "scappare da qua", i soliti personaggi macchiette (come Luana, interpretata da un'ottima Bendetta Porcaroli, che sta alla farsa e si diverte) le frasi a effetto, e quel reiterato "da sempre" che sembra muovere un disagio monodimensionale.

Lundini allora pensa e tira su una specie di parco giochi speculare in cui sfodera la sua appuntita dialettica, temperando quella narrazione meta che oggi va tanto di moda per declinarla a sua immagine e somiglianza. Insomma, Lundini atterra anzi irrompe nel bel mezzo del nostro umorale cinema dimostrando quanto un film sia materia viva, che può e deve necessariamente osare. E per chi ha l'ardore di metterci sia la firma e la faccia, solo applausi. Del resto, "gli eroi non si nascondono mica".

Conclusioni

Ci voleva l'umorismo di Valerio Lundini per ridere delle logiche produttive e narrative legate al cinema di genere italiano, affrontando un film dal linguaggio meta costruito secondo la propria poetica. Guardando in parte a Tropic Thunder, Lundini si diverte a giocare e inventare, reiterando uno scambio che convince. Grande cast. Su tutti Benedetta Porcaroli.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'idea.
  • I primi quaranta minuti.
  • Benedetta Porcaroli che sa stare al gioco.
  • L'ambizione.

Cosa non va

  • La parte centrale forse si disperde.
  • Dura un filo troppo.
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