Bridgerton 4, l'intervista a Yerin Ha e Luke Thompson: "Sappiamo che finirà bene, ma soffriamo lo stesso"

Al global junket di Bridgerton 4 abbiamo domandato al cast quale sia l'ingrediente segreto che rende storie come queste così magnetiche.

Yerin Ha e Luke Thompson nella nostra intervista per Bridgerton 4

Quando unisci due forze trainanti del mondo dello showbusiness come Netflix e Shonda Rhimes è altamente probabile che, da questo matrimonio, scapperà fuori qualcosa in grado di lasciare il segno. Cosa anche più probabile se, a questi due fattori, se ne aggiunge un terzo: ovvero una saga letteraria di gran successo.

È esattamente quello che è accaduto con Bridgerton la serie tratta dai romanzi dell'americana Julia Quinn ambientati durante una versione alternativa della Regency era inglese. Ha debuttato in streaming su Netflix il 25 dicembre del 2020, quando eravamo tutti impegnati a... non fare praticamente nulla di nulla perché eravamo obbligati a stare a casa dai vari lockdown della pandemia.

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La Regina Carlotta in Bridgerton 4

La prima stagione è stata accolta in modo più che caloroso e le successive due hanno confermato che quello del 2020 non era solo un exploit da zona rossa e spostamenti con autocertificazione: Bridgerton, come altri Netflix original di punta, pensiamo a Stranger Things, Squid Game o al più recente Adolescence, è riuscita palesemente a intercettare i bisogni e i favori del pubblico di tutto il mondo col suo mix di romantico escapismo, parrucche sfarzose, abiti sontuosi. E gossip. Tanto, tanto gossip per opera di quella Lady Whistledown la cui identità è stata scoperta dagli altri personaggi dello show, la Regina Carlotta in primis, nel corso della terza stagione.

Il segreto del successo

I nove romanzi della serie Bridgerton, che fra il 2000 e il 2013 sono stati pubblicati anche in Italia dai tipi di Arnoldo Mondadori Editore, propongono, proprio come la serie Netflix targata Shondaland che li sta via via adattando, delle classiche storie d'amore in cui due persone si ritrovano a patire, spesso e volentieri, le pene dell'inferno prima di veder coronato il loro romantico idillio. Chi legge - o chi guarda - sa benissimo che alla fine della fiera l'amore trionferà, eppure ci ritroviamo a gustarci queste vicende come se l'happy ending fosse un miraggio irraggiungibile.

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Luke Thompson e Yerin Ha: i protagonisti di Bridgerton 4

Ed è questo il segreto del suo successo: proporre storie formulaiche, ma irrimediabilmente magnetiche, affabulatorie. Lo scorso dicembre, Netflix ci ha invitato al Global Junket di Bridgerton 4 che arriverà in streaming sulla piattaforma in due volumi: il primo il 29 gennaio il secondo il 26 febbraio. In quell'occasione abbiamo avuto l'opportunità di chiacchierare, da remoto, con vecchi volti della serie, Luke Thompson, Luke Newton, Claudia Jessie, Hannah Dodd, Golda Rosheuvel, Adjoa Andoh, ma anche con i nuovi, Yerin Ha e Katie "Cho Chang" Leung. E di domandare proprio a loro quale sia la lettura che danno di questa incredibile capacità che ha Bridgerton di tenerci incollati allo schermo.

Bridgerton 4: la forza della scrittura

Partiamo con i due protagonisti assoluti dell'intreccio amoroso di Bridgerton 4, ovvero Luke Thompson, il libertino Benedict Bridgerton, e Yerin Ha, Sophie Baek. Per Thompson è "un po' come in Romeo e Giulietta. C'è qualcosa d'innato in tutti noi in quanto al riuscire a divertirsi con lo storytelling. Tutti noi sappiamo cosa significhi immergersi in una storia così coinvolgente che ti fa dimenticare il resto. Ed è divertente poter raccontare una storia che sì, sai già dove andrà a parare, ma che ti fa fare questa specie di esercizio di frustrazione quando le cose sembrano non procedere per il verso giusto per i personaggi. In questa serie ci sono davvero svariati momenti in cui i due paiono perdersi. Suppongo sia questa la magia di queste storie, no?".

Aggiunge Yerin Ha che "queste storie sono create dai fantastici scrittori della writer's room di Shonda. Noi chiaramente non abbiamo controllo su quella parte. Ma poi ci sono anche le straordinarie squadre che rendono tutto così gradevole alla vista e realizzano i costumi, il nostro trucco e parrucco... Noi siamo solo l'aggiunta finale e, senza il lavoro di tutte queste altre persone, non otterresti qualcosa di così valido". Luke Thompson coglie l'occasione per ricollegarsi alla domanda iniziale e puntualizzare che nello specifico di questo adattamento de La proposta di un gentiluomo "ci sono sul serio dei punti in cui il pubblico può sul serio chiedersi come potrebbe funzionare la loro storia".

Il valore del lieto fine

Per Claudia Jessie (Eloise Bridgerton), le persone guardano in massa la serie proprio perché "sanno che probabilmente avranno un lieto fine! Lo vogliono". L'attrice è consapevole che il peculiare contesto storico in cui è uscita la prima stagione potrebbero effettivamente aver dato una mano "sai, Bridgerton è uscito quando il mondo è andato letteralmente a pezzi per un po', e ha donato del vero comfort alle persone".

Jessie, che è un'avida lettrice della serie dei libri ammette che "li leggo perché so che queste persone finiranno insieme ed è una cosa che mi fa stare bene ed essere felice. Ma ciò non significa che io non sia in grado di apprezzare gli eventuali alti e bassi di queste storie. Perché c'è bisogno anche di questo seppur, nel retro del tuo cervello, è rassicurante sapere che tutto andrà bene alla fine. È qualcosa di profondamente umano perché la vita è così imperscrutabile".

Bridgerton? È come guardare le nostre vite

Per Adjoa Andoh, al netto dello sfarzo che contraddistingue la messa in scena di Bridgerton, le storie raccontate dalla serie hanno comunque una forte valenza allegorica universale.

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Eloise e Penelope

Secondo lei Bridgerton ha successo perché "è come gurdadare le nostre vite. Chiaro, qua ci sono abiti sfarzosi, carrozze e cavalli che non è che facciano propriamente parte della nostra esistenza. Però per quanto riguarda le persone nel mezzo di queste vicende... Tutti noi sappiamo che la vita è difficile e presenta delle complicazioni, ma siamo portati ad auspicare che le cose possano andar meglio. Vogliamo che l'amore trionfi. Ed è per questo che ci appassioniamo a queste storie. Lo facciamo per vedere come viene risolto il momento di difficoltà che viene attraversato da due amiche di vecchia data, per vedere che accade quando la società dice che questa persona non può amare chi vuole. Come faranno? Sono tutte robe che accadono nella vita di tutti i giorni.

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Hannah Dodd e Victor Alli in una scena di Bridgerton 4

Cosa succede quando le persone chiedono un aumento salariale? Con Bridgerton ci troviamo a osservare tali questioni in un ambiente sicuramente peculiare, ma è come se stessimo comunque osservando la vita. Vogliamo risposte, supporto, indicazioni sagge per riuscire ad arrivare alla prossima settimana". Chiude la riflessione Golda Rosheuvel "Ma poi l'arte è la vera influencer. Lo storytelling è un influencer. Le storie ti aiutano nel corso della vita e possono influenzare le tue idee, la tua comprensione e la tua prospettiva sulla tua vita e quella degli altri".