Black Lightning

2018 - ....

Black Lightning: il supereroe DC che non ti aspetti

La nuova serie supereroistica della CW, disponibile su Netflix, si discosta dal modello dell'Arrowverse per regalarci un eroe più maturo, ancorato in una realtà non tanto lontana da quella in cui viviamo.

Black Lightning: in una scena della premiere con Cress Williams

Sono passati nove anni dall'ultima apparizione del vigilante Black Lightning, ritiratosi poiché le sue attività notturne incidevano in negativo sulla vita privata. Oggi il suo alter ego, Jefferson Pierce, fa del suo meglio per aiutare la comunità lavorando come preside in un liceo, migliorandone nettamente la reputazione e il prestigio. Ma quando una gang nota come i 100 comincia a seminare il panico in città Jefferson si vede costretto a prendere in considerazione l'idea di rimettersi il costume, soprattutto quando l'ondata di criminalità prende di mira le sue figlie...

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Per tutti i fulmini!

Black Lightning è la quinta serie basata sui fumetti della DC Comics ad andare in onda sulla CW sotto l'egida produttiva di Greg Berlanti, co-creatore e supervisore generale dell'Arrowverse. Un legame che in realtà si ferma proprio a quell'unico nome visibile nei credits, poiché il serial incentrato sulle gesta di Jefferson Pierce è ambientato in un universo tutto suo e, a differenza di Supergirl, difficilmente interagirà con i personaggi di Arrow, The Flash e Legends of Tomorrow. Questo perché, per lo meno a livello televisivo, Black Lightning è una sorta di risposta da network al lavoro fatto dalla Marvel su Netflix con Luke Cage, sul piano formale (la colonna sonora) e soprattutto narrativo: questo è un mondo decisamente meno supereroistico, più simile al nostro, in particolare per quanto riguarda le tensioni tra bianchi e neri. Un messaggio trasmesso a chiare lettere già nei primi minuti del pilot, dove Jefferson - il rispettato preside di un liceo - viene preso di mira dalla polizia per via del colore della sua pelle, e afferma di essere stato vittima di trattamenti simili in tre occasioni solo nell'ultimo mese.

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Black Lightning: Cress Williams in una scena della serie

Da quel punto di vista Black Lightning è arrivato sugli schermi nel momento giusto: già Luke Cage, con i suoi rimandi diretti al movimento Black Lives Matter e l'uso esplicito di epiteti razzisti, era un chiaro prodotto dei suoi tempi, realizzato però prima della vittoria elettorale di Donald Trump. Ora, a un anno dall'insediamento di un Presidente le cui promesse politiche si basavano spesso su idee neanche velatamente razziste, è ancora più importante che le minoranze di sentano rappresentate anche nei prodotti teoricamente escapisti, e da quel punto di vista Jefferson, un onesto cittadino che cerca di migliorare sia la comunità che la propria vita di famiglia, è un personaggio perfetto. Una figura verosimile, lontana anni luce dai mondi abbastanza idealizzati dell'Arrowverse e meno "fumettosa" (escluso un dovuto rimando filologicamente corretto al 1977, l'anno in cui Black Lightning ha esordito in versione cartacea).

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Troppo vecchio per questo?

Black Lightning: Cress Williams in una scena d'azione

L'altro elemento fondamentale che separa Black Lightning non solo dalle altre serie di Berlanti ma dalla maggior parte degli adattamenti supereroistici che vanno per la maggiore da quasi due decenni è l'eliminazione della origin story e la trasformazione in premessa dello show di ciò che solitamente diventa una sottotrama nei capitoli successivi: l'effetto negativo dell'attività eroica sulla vita personale. Jefferson non è alle prime armi come lo erano Oliver Queen, Barry Allen e Kara Zor-El all'inizio delle rispettive serie: laddove loro erano interpretati da attori la cui età era tra i 25 e i 30 anni, l'alter ego di Black Lightning ha il corpo e l'esperienza del quarantasettenne Cress Williams, un elemento insolito per la CW che si indirizza principalmente a un pubblico più giovane. Certo, l'elemento teen è presente tramite le due figlie del protagonista, di cui una apparentemente destinata a seguire le orme del padre, ma il centro nevralgico ed emotivo della serie rimane Jefferson, il cui bagaglio di esperienze - spiegate in breve e mai mostrate - dà allo show uno strato di familiarità solitamente riscontrabile dopo un paio di stagioni. È come se lo avessimo conosciuto nove anni fa e lo stessimo ritrovando dopo un'assenza provvisoria, pronti a tornare in azione insieme a lui. Un effetto che, a detta del creatore Salim Akil, inciderà anche sulla struttura della serie, priva di trame procedurali e "cattivi della settimana", poiché non abbiamo bisogno di imparare a conoscere Black Lightning e ciò che lui è in grado di fare: lui è sempre stato lì, a proteggere la città in un modo o nell'altro, e adesso possiamo vederlo anche noi.

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Max Borg
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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