Biancaneve e i sette nani, il classico Disney che ha cambiato il cinema (e continua a far discutere)

È passato quasi un secolo dall'uscita di Biancaneve e i sette nani, eppure il primo lungometraggio animato Disney continua a essere un punto di riferimento imprescindibile da guardare ogni volta con occhi nuovi.

Biancaneve e i sette nani

Quando Biancaneve e i sette nani arriva nelle sale nel 1937, il cinema non è più lo stesso. Non è soltanto un cartone animato più lungo del solito, è un esperimento rischioso, un azzardo produttivo e creativo che molti, all'epoca, considerano destinato al fallimento. Walt Disney, invece, è convinto del contrario. E ha ragione.

A quasi novant'anni di distanza, quel film non è solo il primo Classico Disney, ma una pietra miliare che ha ridefinito il linguaggio dell'animazione e il modo stesso di raccontare le fiabe sullo schermo. Ancora oggi Biancaneve e i sette nani resta un'opera viva, osservata, reinterpretata, talvolta contestata ma mai davvero dimenticata.

Biancaneve e i sette nani: una scommessa che ha fatto la storia

Una scena di Biancaneve e i sette nani
Biancaneve e i sette nani

Alla metà degli anni Trenta l'idea di realizzare un lungometraggio animato sembrava poco più di una follia. I cartoni erano brevi, comici, pensati come intermezzi. Disney decide invece di adattare la fiaba dei fratelli Grimm e trasformarla in un racconto lungo, emotivo, capace di far ridere ma anche commuovere. Il budget però cresce a dismisura, la produzione si allunga e la stampa americana inizia a parlare con ironia della "follia di Disney". 

Ma alla fine il risultato smentisce ogni previsione: Biancaneve e i sette nani (in onda il 1 gennaio su Rai 1 alle ore 21.20) è un successo travolgente. Conquista il pubblico e incassa cifre impressionanti per l'epoca, diventando il film animato più redditizio mai realizzato fino a quel momento. Il vero trionfo, però, non è solo economico.

Il film dimostra che l'animazione non è solo quella dei corti con Topolino, Paperino e Pippo, ma può raccontare una storia complessa, con personaggi riconoscibili, momenti di paura, romanticismo e malinconia. È la nascita di un nuovo modo di fare cinema.

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Innovazioni tecniche e rivoluzione visiva

Biancaneve, i disegni preparatori sulla strega
Bozzetti della strega

Dal punto di vista tecnico Biancaneve è un laboratorio in continuo fermento. Gli animatori Disney perfezionano l'uso del rotoscopio per rendere i movimenti dei personaggi umani più realistici, studiando attori e ballerini reali. La protagonista, in particolare, si muove con una naturalezza mai vista prima in un film animato, lontana dalle caricature tipiche dei cortometraggi dell'epoca.

Anche l'uso del colore segna una svolta. Per la prima volta le tinte non sono semplici decorazioni, ma contribuiscono a definire l'atmosfera delle scene: si passa quindi dal calore rassicurante della casa dei nani ai toni cupi che accompagnano la Regina nella sua discesa verso l'oscurità. L'animazione diventa così uno strumento espressivo completo, capace di sostenere una narrazione emotiva e drammatica.

Eroi e villain: i personaggi che hanno reso Biancaneve immortale

La celebre sequenza della trasformazione del film Biancaneve e i sette nani ( 1937 )
Grimilde in una scena di Biancaneve e i sette nani

Uno dei motivi per cui il film animato del 1937 funziona ancora oggi è la forza dei suoi personaggi. La protagonista - il cui disegno è il risultato di un mix tra Betty Boop, le illustrazioni dei fratelli Grimm e l'attrice Ginger Rogers - incarna l'innocenza e la gentilezza, ma non è soltanto una figura passiva: è il centro del racconto, colei che porta armonia e amore in un mondo segnato dall'invidia e dalla crudeltà.

La Regina Grimilde invece, lo sappiamo, è ispirata a Joan Crawford ed è una delle antagoniste più iconiche della storia del cinema. Elegante, glaciale, ossessionata dalla bellezza e dal potere, rappresenta una paura adulta e tangibile.

Infine, i sette nani, con le loro personalità ben definite, sono una delle grandi intuizioni del film. Ognuno di loro diventa immediatamente riconoscibile, non solo per nome, ma soprattutto per carattere. È anche grazie a loro che Biancaneve alterna momenti di leggerezza a passaggi più inquietanti, mantenendo un equilibrio narrativo che ancora oggi sorprende.

Curiosità e retroscena di un classico senza tempo

Walt Disney riceve l'oscar speciale da Shirley Temple per Biancaneve e i sette nani
Shirley Temple consegna l'Oscar a Walt Disney

La lavorazione di Biancaneve è costellata di aneddoti che raccontano l'attenzione maniacale al dettaglio tipica degli Studios Disney. I nomi dei nani vengono scelti dopo una lunghissima selezione, mentre per la Regina cattiva si cercano riferimenti visivi che la rendano minacciosa e regale allo stesso tempo.

Alcune sequenze, giudicate troppo spaventose, vengono accorciate o modificate in corso d'opera, e questo ci dimostra quanto Walt Disney fosse consapevole dell'impatto emotivo del film anche sugli spettatori più piccoli.

Il riconoscimento dell'Academy arriva con un Oscar speciale: oltre alla classica statuetta, infatti, ne vennero create altre sette mini (proprio come i nani). Un premio simbolico che certifica l'importanza storica dell'opera. Infatti da quel momento Biancaneve entra definitivamente nell'immaginario collettivo diventando un modello per tutto il cinema d'animazione a venire.

Una, cento, mille Biancaneve

Nel corso dei decenni, la storia della prima principessa di casa Disney è stata riscritta e reinventata più volte. Il cinema contemporaneo ha spesso scelto di esplorarne il lato più oscuro o di ribaltare i ruoli tradizionali. Ad esempio il film del 2012 con Julia Roberts e Lily Collins o Biancaneve e il cacciatore con Charlize Theron e Kristen Stewart (dello stesso anno) hanno trasformato la fiaba in un fantasy moderno, enfatizzando l'azione o la dimensione ironica.

Altri adattamenti, come il film muto spagnolo Blancanieves, hanno scelto strade autoriali, dimostrando quanto la storia sia flessibile e aperta a interpretazioni diverse. Queste versioni, pur molto lontane dal tono del classico Disney, confermano una cosa: Biancaneve continua a esercitare un fascino profondo, capace di attraversare epoche e linguaggi.

Il live action Disney e le (tante) polemiche

Biancaneve Nani Cgi
I nani in CGI di Biancaneve (2025)

E ora passiamo alla nota dolente. Il recente adattamento live action Disney con Rachel Zegler ha acceso un fortissimo dibattito intorno a Biancaneve e il motivo è semplice: il volere a tutti i costi attualizzare e svecchiare la storia smussandone gli spigoli (che ovviamente ci sono) attraverso una modernizzazione forzata.

Tra accuse di eccessivo politically correct, discussioni sulla rappresentazione dei nani in CGI e dichiarazioni controverse da parte del cast (Zegler e Peter Dinklage su tutti), il film è diventato un caso mediatico prima ancora di arrivare in sala. Il risultato è un'opera che fatica a trovare un consenso, schiacciata dal peso delle aspettative e delle tensioni culturali del presente.

Questo confronto acceso, però, dice molto anche del valore dell'originale. Biancaneve del 1937 nasce in un contesto storico completamente diverso, ma continua a essere il termine di paragone con cui ogni nuova versione deve misurarsi.

Non a caso, anche riletture radicalmente distanti dal modello Disney, come la serie C'era una volta, hanno ottenuto un grande successo proprio scegliendo una strada opposta: trasformare Biancaneve in un personaggio più adulto, combattivo e stratificato, inserito in una mitologia seriale complessa e contemporanea. Un approccio completamente diverso da quello a cui siamo abituati, ma proprio per questo vincente, che dimostra come la forza del mito stia nella sua capacità di adattarsi senza perdere riconoscibilità.

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Perché Biancaneve e i sette nani resta ancora oggi un film fondamentale da riscoprire

Rivedere oggi Biancaneve e i sette nani significa tornare alle origini di un linguaggio, ma anche interrogarsi su come le storie cambino insieme alla società. Il film non è privo di ingenuità o di elementi datati, ne siamo tutti consapevoli, ma la sua forza sta proprio nella sincerità con cui racconta il bene e il male, la paura e il desiderio di felicità. E non ci sono remake che tengono quando si parla di archetipi. Biancaneve, proprio per questo, resta un punto fermo: non è solo il primo Classico Disney, ma è soprattutto un'opera che ha dimostrato che l'animazione può essere cinema a tutti gli effetti.