Babyteeth, la recensione: tristi istantanee di felicità

La recensione di Babyteeth: il debutto alla regia di Shannon Murphy presentato a Venezia 76 è un commovente percorso di accettazione della malattia e dell'assurdità della vita.

RECENSIONE di 06/09/2019
Babyteeth Whitefalk Films
Un primo piano di Eliza Scanlen

Si può sorridere raccontando la malattia? Si può celebrare la vita proprio grazie all'incombere della morte? Scriviamo la recensione di Babyteeth con queste domande che frullano ancora in testa e nello stomaco. Domande che sfociano entrambe nella stessa risposta: sì. A toccare il tasto dolente è il debutto della regista australiana Shannon Murphy, in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2019 con questo agrodolce ritratto familiare. A metà strada tra il teen movie, la commedia e il dramma, Babyteeth fa convivere diversi toni con grande equilibrio, un pizzico di furbizia e qualche dose di ingenuità.

Nonostante la matrice australiana, Murphy prende ispirazione dal tipico film indipendente americano, quello dedicato a famiglie disfunzionali e strambe, dove il concetto di "normalità" viene continuamente stravolto e ridefinito. E cosa stravolge e ridefinisce più della malattia? Accolto come parte integrante dell'assurda imprevedibilità della vita, il cancro è il protagonista invisibile della storia. Una presenza costante che si propaga inesorabile nella vita della giovane protagonista e, soprattutto, nel cuore delle persone che la amano. Ecco perché, nonostante tutti i sorrisi sinceri e amari strappati qua e là, Babyteeth ti prende per mano verso una profonda commozione che sale lentamente, per poi travolgerti senza lasciare scampo.

La trama: guarire ammalandosi

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Una scena di Babyteeth

Troppo figlia per diventare donna. Con quel curioso dente da latte (che dà il titolo al film) ancora radicato nelle sue gengive, Milla ha solo quattordici anni ma è il pilastro di una famiglia intera. Con una madre alquanto instabile e dipendente da ansiolitici e un padre distratto dalla vicina di casa, lei è quella che riga dritto, matura e responsabile. Ma è proprio vicino ai binari su cui sembra vivere, che Milla deraglia per la prima volta. Succede quando l'irrequieto Moses, parecchio più grande di lei, piomba letteralmente nella sua vita. Come attratto dal suo opposto, Moses è un tossico senza famiglia, un vagabondo che trova in Milla l'ancora a cui aggrapparsi. Eppure, quella che avrebbe bisogno di appiglio è proprio lei, affetta da un cancro aggressivo. Ispirato all'omonima opera teatrale di Rita Kalnejais (qui sceneggiatrice) e a tristi esperienze personali della regista, Babyteeth guarda la malattia da una prospettiva inedita. Senza essere morbosa, senza soffermarsi sul male vissuto in prima persona della protagonista, Shannon decide di guardare Milla da lontano, mostrando l'effetto domino sollevato dal male su chi le sta accanto. Tra tenerezza e rimpianti, attimi rubati e gioie improvvise, Babyteeth assomiglia a un grande album fotografico in cui sfogliamo la vita di una persona. Dentro ci sono istantanee di felicità e momenti di sconforto, amare prese di coscienza e quel grande paradosso del guarire ammalandosi.

Babyteeth
Babyteeth: una scena del film

Sole pallido

Suddiviso in tanti micro capitoli, Babyteeth ha la tipica struttura del diario adolescenziale. Nelle sue pagine Murphy annota il lento disgelo di una ragazzina che, proprio grazie all'incontro di un suo opposto, inizia a lasciarsi andare, ad apprezzare meglio le cose, a guardare tutto da un punto di vista nuovo. Nonostante Milla sia il sole opaco attorno al quale orbitano tutti gli altri personaggi, è curioso come Murphy non voglia mai davvero mostrarci il mondo attraverso i suoi occhi. Questa scelta di distanziarsi dal malato per abbracciare la prospettiva di chi ama il malato, aiuta molto a calarsi nel quadro familiare dipinto dal film. Così viviamo davvero ogni scena come se fosse un traguardo, ogni compleanno come un regalo, ogni fotografia come un ricordo che diventerà prezioso.

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Ben Mendelsohn in una scena di Babyteeth

Un contesto domestico in cui sarebbe servito evitare qualche stereotipo di troppo (la figura del tossico, la madre svampita, il padre distratto) e non cercare la stramberia a tutti i costi, dando un po' più di sincerità a tutti i personaggi. Una piccola remora che impallidisce davanti a un finale sincero e toccante, in cui (come spesso capita in questo genere di film) Babyteeth si appella alla sensibilità e alle esperienze di chi guarda. Alcuni potranno trovarlo ruffiano e ricattatorio, altri travolgente. Perché basterà avere una foto in comune con l'album di Milla per piangere come si deve, in maniera quasi catartica e liberatoria. E no, la colpa non sarà certo di un mal di denti.

Conclusioni

Abbiamo scritto questa recensione di Babyteeth con un sapore agrodolce ancora in bocca. L'esordio alla regia dell'australiana Shannon Murphy è un teen movie in cui sorrisi e lacrime convivono con grande equilibrio, grazie a una storia di accettazione della malattia che celebra la vita (in ogni suo attimo e frammento) dinanzi alla prospettiva della morte.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

4.0/5

Perché ci piace

  • La prospettiva da cui viene raccontata la storia: non tanto attraverso gli occhi della protagonista, ma dentro le persone che la amano.
  • La convivenza tra dramma e commedia è gestita molto bene.
  • Le prove di Ben Mendelsohn ed Eliza Scanlen sono misurate e credibili.
  • Un finale sincero e commovente...

Cosa non va

  • ...che, a seconda della sensibilità e delle esperienze dello spettatore, potrebbe però sembrare ricattatorio.
  • La ricerca troppo insistita della stranezza a tutti i costi toglie un po' di spontaneità alla storia.