C'è stato un momento in cui la condotta privata punk e provocatoria di Asia Argento le ha presentato il conto. La sovraesposizione mediatica della ragazza ribelle, figlia del maestro del brivido Dario Argento, ha offuscato troppo spesso la lunga e ricca carriera dell'attrice e regista che, nel premio alla carriera tributatole dal Locarno Film Festival 2026 ha trovato un motivo di rinascita.
"Ieri mio padre mi ha chiamata" esordisce Asia di fronte al pubblico di Locarno. "Non pensavo che se lo ricordasse, ma quando gli ho detto che mi sentivo un fallimento mi ha risposto 'Quando ti impegni sei brava'. Purtroppo non mi sono sempre impegnata".
L'apparizione svizzera cancella anche l'immagine da vamp aggressiva e nevrotica che l'attrice romana ha coltivato a lungo. Oggi che mostra il suo volto più pacato si dice intimidita e imbarazzata a farsi fotografare davanti a così tanta gente e durante la consegna del Life Achievement Awards non riesce a trattenere le lacrime di commozione.
"Non so fare niente, so fare solo cinema"
A contribuire alla rinascita di Asia Argento è il film presentato Fuori Concorso a Locarno, La Muerte No tiene Dueno, un thriller psicologico a sfondo colonialista ambientato in Venezuela. "Volevo che fosse questo film a rappresentarmi perché l'ultima cosa che hai fatto è la più importante" spiega. "E' arrivato dopo una fase in cui mi mi sentivo un fallimento. Non mi arrivava niente di interessante, pensavo 'non so fare niente, so fare solo il cinema'. L'universo mi ha fatto stare in un limbo in cui ho imparato l'umiltà. Poi è arrivata la svolta".
D'altronde il cinema scorre nelle vene di Asia Argento non solo da parte paterna e materna. Con uno zio e nonno produttori e distributori, anche il figlio si prepara a studiare cinema dopo la fine della scuola. "Tutta la mia famiglia si è sempre occupata di cinema, ho ereditato l'ossessione da mio padre. Ma l'amore e la passione non bastano" spiega lei. "Fare cinema non è sempre piacevole, è una guerra. Far nascere un film, ignorare le voci negative sul proprio lavoro è dura. Io volevo scrivere, ho iniziato a 9 anni, ma poi ho sentito il silenzio del set e ho capito che dovevo fare quella cosa lì per sempre".
Da Palombella rossa a Trauma, la fatica degli esordi
Asia Argento ha girato il primo film, l'horror di Lamberto Bava Demoni 2, ad appena 11 anni. A 13 era sul set di Palombella rossa di Nanni Moretti. "Lavorare non era un gioco, era faticoso" chiarisce. "Sul set di Zoo della Comencini ho cominciato a soffrire d'insonnia, quel senso di responsabilità me lo sono portato dietro per tutta la carriera. Riguardo a Nanni Moretti non ero pronta al suo humor caustico, infatti dopo non ho lavorato per tre anni. Anche Le amiche del cuore, dove avevo 16 anni, è stato tutt'altro che facile. Mio padre dice sempre che i film in cui dicono 'quanto ci siamo divertiti' sono delle cagate'".
Nel 1993 è arrivato il primo film col padre Dario, Trauma, in cui Asia interpreta un'adolescente d'origine rumena afflitta da disturbi alimentari. "Avevo un'ansia da prestazione... volevo far felice mio padre. La storia era personale, visto che si basa sull'anoressia di mia sorella. Alla fine, però, sono una delle attrici che mio padre ha richiamato più spesso". Sia Trauma, dove mostra il seno, che Il fantasma dell'opera, che contiene una scena di sesso esplicita, hanno messo a dura prova Asia che ammette di essere "morta di vergogna durante le riprese. Ma d'altronde Scarlet Diva, la mia prima regia, lo ha prodotto mio padre con mio zio e anche lì non mi sono risparmiata".
Con Scarlet Diva arriva la fase 'maledetta' della carriera di Asia Argento
Provocatorio, autoreferenziale, rabbioso, Scarlet Diva racconta l'insofferenza di Asia Argento nei confronti della mercificazione del corpo femminile (del suo, in particolare) da parte dell'industria. "Venivo da un periodo difficile, mi erano successe tante cose che non capivo, ero depressa così mi sono messa a scrivere" ricorda lei. "Dovevo raccontare cosa stavo vivendo, descrivere l'ambiente malato e spiegare che non era colpa mia. Non avevo nessuno che mi proteggesse quando andavo a fare i servizi fotografici. Il film era il mio modo di rendere disgustoso il sesso in modo che i maschi che mi desideravano non provassero piacere".
Successivamente sono arrivate altre due regie, Ingannevole è il cuore più di ogni cosa ("l'infanzia che sentivo di aver sperimentato anche se mi sono sentita sollevata dopo aver scoperto che era tutta una menzogna") e Incompresa ("l'infanzia che ho vissuto realmente, purtroppo mio padre si è rifiutato di vederlo"), in cui Asia Argento ha adottato stili e tecniche diverse dopo l'esperienza pionieristica del digitale in Scarlet Diva.
Il gran rifiuto a Hollywood. Occasione mancata o una forma di autodifesa?
Oggi che l'attrice vive una fase di rinascita non dimentica i suoi mentori di sempre, da Abel Ferrara, "che mi ha trascinato nelle tenebre per poi aiutarmi a risalire verso la luce, ma resta un genio capace di un cinema magnifico", ai tanti cineasti francesi che le hanno offerto "più possibilità che in Italia". Ma anche Sofia Coppola, che l'ha diretta in Marie Antoinette: "Era così giovane, camminava con le New Balance in mezzo agli abiti meravigliosi di Milena Canonero come una bambina. Io che faticavo a trovare i budget per i miei film rosicavo, ma è bravissima".
E il cinema americano, dopo l'exploit con XXX, ha corteggiato Asia con la proposta di recitare in Fast & Furious 2, ma lei ha scelto di tornare in Italia. "Avevo appena avuto mia figlia, ero concentrata sulla sopravvivenza. L'offerta mi è arrivata dopo tanti anni di lavoro e non sono cascata nell'illusione. Non mi vedevo nei panni della dura dei film d'azione. Nonostante la mia agente mi implorasse ho detto di no e probabilmente ho perso un sacco di soldi. Ma a Los Angeles ho sperimentato l'isolamento e la solitudine ancora più forti di quelli che ho innati. Per come sono fatta penso che sarei morta".