"Qui c'è solo una regola, nessuno urla". Una frase tutt'altro che casuale, pronunciata da un sottinteso Silvio Orlando. Una frase che mostra e rafforza la delicatezza emotiva con cui la regista porta avanti il suo film d'esordio. Tenero, a tratti ingenuo, forse di necessità impellente metaforica, Antartica di Lucia Calamaro ha il sapore strano di un gelato dal gusto spaiato, quasi contrastante. Passateci il paragone, ma di ghiaccio - fin dal titolo - ce n'è parecchio.
Proprio il ghiaccio, mostrato, nascosto, esteso, contratto, addirittura infuocato, è il protagonista del film. Un personaggio onnisciente, che tutto vede e tutto prevede. Ed è proprio la regista, che ha scritto il film insieme a Marco Pettenello, a raccontare quanto l'ispirazione le fosse arrivata dalla storia dei super-vermi, resuscitati dopo 46.000 anni, e dal suo viaggio in una Siberia, costruita su un permafrost in repentino mutamento.
Antartica, in ghiaccio come metafora
Iniziando quasi in medias res, Antartica ci porta nel bel mezzo dell'Antartide. Qui, un gruppo di scienziati italiani, per otto mesi l'anno, cercano di spiegare "l'inspiegabile". Ma lo sappiamo: certe ricerche necessitano di cura e pazienza, e i decisori politici, di cura e di pazienza, ne hanno ben poca. Schiavi dei risultati e dei profitti immediati, minacciano di tagliare i fondi, già minimi.
Tuttavia, la scoperta della cocciuta Maria (Barbara Ronchi), realizzata insieme all'idealista Rita (Valentina Bellè), manda in crisi il mentore Fulvio (Orlando), generando, secondo la trama ufficiale, un conflitto "scientifico, ideologico, affettivo".
Una fiaba, o quasi
Nonostante il palese problema di tono, Lucia Calamaro riesce a creare un climax di grande intimità, dove il paesaggio - esteriore e interiore - riesce a tradurre al meglio il tempo sospeso, inesistente, che rende tutto "quasi una fiaba". Basti pensare alla candida fotografia di Carlo Rinaldi, o alle musiche gentili di Giorgio Giampà e Marta Lucchesini. A volte, però, la fiaba stessa perde il proprio profilo, risultando sfuggente, quasi inafferrabile, terribilmente illeggibile (e questo no, proprio non va bene).
Eludendo gli standard che castrano e omologano, Calamaro sembra addirittura sfidare i canoni del cinema italiano, puntando a una lecita ambizione che, per colori e toni, si rifà al cinema nord-europeo. Se dal Baltico in su di calore ce n'è poco - per buona pace di chi ama una certa poetica - Antartica è pur sempre, e meno male, un caloroso film italiano. Provare a essere diversi, restando però fedeli ai principi.
Come leggere la nostra realtà
Ed è chiaro l'intento dell'autrice: leggere una realtà precaria, spaventata, mutevole secondo uno stato che passa da solido a liquido. Ciò che conta, però, è resistere, e guardare avanti: concetti definiti "freudiani" e "perturbanti", che probabilmente non possono essere spiegati nemmeno dalla scienza che, al contrario di quanto si dica, vive di ipotesi, postulati, indecisioni.
In questo senso, e sfruttando un corollario di personaggi - che sono troppi, e molti, nonostante la bravura degli interpreti, si perdono sullo sfondo -, Antartica pone l'accento sulla trasformazione, e sul periodo di mezzo che separa due dimensioni. Un periodo di tentativi, di sperimentazione, di certezze che si sciolgono. Come il ghiaccio, che diventa acqua e poi, infine, aria. Generando un ciclo eterno che, nonostante tutto, continua a essere motivo di speranza.
Conclusioni
Lucia Calamaro porta in scena una storia (a tratti fiabesca) che ha l'ambizione di raccontare il passaggio tra diversi "stati" grazie alla metafora del ghiaccio. In mezzo, il disequilibrio, la precarietà, e una traccia che, nonostante tutto, mantiene viva la speranza. Ambizioso, inusuale ma, a tratti, un filo pretenzioso, Antartica punta a essere un originale tentativo di cambiare i paradigmi di un certo cinema italiano. Ottimo cast, peccato che la coralità, non gestita al meglio, finisce per relegare sullo sfondo diversi personaggi.
Perché ci piace
- Originale a modo suo.
- Il tema, e la metafora del ghiaccio.
- Il cast.
Cosa non va
- ...Forse però troppo corale, molti si perdono.
- A volte potrebbe risultare pretenzioso.