Forse il finale è leggermente arruffato, ma Animals dimostra ancora una volta il talento registico di Ben Affleck. E va detto: un talento ingiustamente sottovalutato. Quattro anni dopo quella mina che fu Air - La storia del grande salto, il bravo Affleck punta sul thriller ponendo l'attenzione sulle scelte delle persone, determinate da quei momenti capaci di identificare la propria bussola morale.
In Animals, arrivato su Netflix, c'è dentro un po' di tutto, tarato secondo un livello altezza utente: coinvolgere all'inizio per poi stupire (con una spinta cinetica probabilmente eccessiva) alla fine. Un'equazione sempre più determinante, soprattutto oggi: se la distrazione incombe, bisogna in qualche modo saperla anticipare.
Animals: Ben Affleck versione candidato sindaco
Di certo non gioca d'anticipo il protagonista di Animals, Mark Kimball (interpretato proprio da Affleck), politico di successo e candidato sindaco di Los Angeles. Una bella famiglia, una moglie realizzata (interpretata da Kerry Washington) e uno splendido figlio (Christopher Woodley). La campagna elettorale è ormai entrata nel vivo, ma nonostante le idee progressiste Kimball sembra indietro sulle percentuali. Bisogna ancora conquistare la fiducia dei latinos.
Accettando di investire ulteriormente sulla campagna elettorale, andando così ad ipotecare i risparmi personali, Kimball si ritrova con le spalle al muro quando il figlio viene rapito da un misterioso individuo che chiede un riscatto di 7 milioni di dollari.
Un thriller che funziona
"Chi siamo veramente? Chi siamo quando le nostre maschere cadono?", si chiede Affleck durante le due ore scarse, puntando lecitamente sul ritmo e sulla tensione. Non manca la regia, elegante e brillante, e non manca la scrittura affidata alla sceneggiatura di Connor O. McIntyre e Billy Ray. Chiaro, niente che possa essere diametralmente memorabile, né considerevole come uno dei migliori di Affleck, tuttavia Animals prosegue onestamente e costantemente in avanti, cercando una sua dimensione che possa distinguersi nel marasma di un'offerta streaming costruita in serie. Vero che la trama potrebbe ricordare, alla lontana, Anatomia di un rapimento di Kurosawa (già remixato alla grande da Spike Lee con Hightest 2 Lowest), in quanto anche qui ci troviamo davanti una figura di successo costretto a smascherare, appunto, i suoi lati più istintivi.
"Raccontare storie è ciò che ci differenzia dagli animali", dice la fixer interpretata da Gillian Anderson, chiamata a sbrogliare economicamente l'impasse. Ed è forse così: del resto Animals gira che ti rigira parla di quanto siamo bravi a trasformare la verità assoluta, e di quanto ogni legame porti con sé diversi compromessi. Più dell'azione e della reazione, e più del colpo di scena finale che naturalmente non anticipiamo, è questa la riga più interessante del film: mostrare o dimostrare chi siamo davvero quando "il gioco si fa duro".
Uno spunto arguto che ha a che fare con molti temi presenti, tanto privati quanto sociali e pure politici. Dall'altra parte, infatti, c'è la fotografia di un'America divisa e quasi impaurita (si cita addirittura l'ICE); un'America che brancola nel buio cercando uno slogan da cui poter ripartire. Senza differenza di nazionalità né di ceto. Anche perché è questa la cosa più importante: crederci sempre, nonostante tutto.
Conclusioni
Ben Affleck ci sa fare, e lo dimostra ancora una volta c on Animals. Ottimi spunti, una buona regia e un buon cast. Soprattutto, un buon ritmo capace di acchiappare immediatamente gli spettatori. Proseguendo dritto verso un finale forse esagerato, il film targato Netflix ha un buon livello di intrattenimento, ponendo l'attenzione tra l'altro su un'America molto divisa e impaurita.
Perché ci piace
- La regia di Ben Affleck.
- Un buon ritmo.
- L'inizio è convincente.
Cosa non va
- Il finale risulta decisamente forzato.