Adam, la recensione: una storia di madri e di legami da scoprire

La recensione di Adam, film della regista Maryam Touzani presentato nella sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2019 e disponibile al cinema dal 3 giugno.

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Adam: Nisrin Erradi in una sequenza

Per iniziare la nostra recensione di Adam abbiamo deciso di rinunciare a una forte frase ad effetto, per non andare contro lo stile e il tono generale del film. Opera della regista Maryam Touzani, il film presentato per la prima volta al pubblico della sezione Un Certain Regard del Festival di Cannes 2019 arriva dal 3 giugno al cinema grazie a Movies Inspired. Si sarà pensato che per una dolce ripartenza della distribuzione in sala occorre un film dolce e delicato. Non lo diciamo in senso negativo, tutt'altro: Adam trova la sua vera forza in un racconto intimo e caloroso, dedicato unicamente all'universo femminile e alla scoperta di alcuni legami. Attraverso l'affetto, l'empatia e anche alla vita stessa. In questo film che tralascia ogni tipo di retorica, allo spettatore è richiesto un atto di fede, uno sguardo pulito e accogliente verso la materia. Un cinema dell'osservare, che richiede a nostra volta di instaurare un legame e di scoprire.

Due donne, un neonato

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Adam: Lubna Azabal in una scena

Il film racconta la storia di Samia, una giovane ragazza incinta che vaga per le città di Casablanca alla ricerca di un lavoro e, possibilmente, di un tetto sotto cui dormire. Non sappiamo il suo passato (e non lo sapremo mai completamente, se non attraverso brevi ricordi), ma ne percepiamo subito lo stato di disperazione. Samia bussa alla porta di Abla, una vedova che si prende cura della figlia di otto anni Warda e che gestisce una modesta pasticceria locale. Abla è una donna con un passato che l'ha resa dura e fin troppo chiusa in sé stessa e, inizialmente, rifiuta di aiutare Samia. Ma dopo averla osservata seduta lungo la strada, la donna decide di prestarle asilo per un breve tempo. Inizierà così, tra le due donne, una vera e propria scoperta che permetterà a entrambe di ritrovare una scintilla di vita. A unirle, in un rapporto che si andrà via via costruendo e non senza difficoltà, sarà l'avvicinarsi del momento del parto per Samia. Ma forse la giovane ragazza nasconde un desiderio che non osa pronunciare ad alta voce e che causerà un conflitto nella casa, oltre che nell'anima della stessa giovane madre.

Gli occhi e la bocca

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Adam: Lubna Azabal durante una scena del film

È una regia elegante e sobria, quella di Maryam Touzani, che si lega ai personaggi attraverso uno stile asciutto ed essenziale che crea un clima caloroso e intimo grazie all'utilizzo della camera a mano. Viene posta molta attenzione agli sguardi che i due personaggi principali si scambiano, a come i loro occhi si muovono e si fissano sugli oggetti. Touzani ha molta fiducia nel proprio racconto attraverso le immagini che rinuncia molto spesso ai dialoghi e alle dichiarazioni esplicite per lasciare che i turbamenti interiori dei personaggi vengano espressi attraverso i gesti e il modo in cui osservano l'altro. Allo stesso modo lo spettatore è costretto a prestare attenzione a ciò che sta guardando. Come nel rapporto tra Samia e Abla, è proprio attraverso lo sguardo che il pubblico è invitato a partecipare alla storia e ad empatizzare con i personaggi, a capirli, a leggere nella loro testa. E se anche a livello sonoro una scena importante è raccontata attraverso l'utilizzo di una canzone (e di conseguenza all'udito), non possiamo non citare l'importanza del cibo all'interno del film. Lavorando in una pasticceria, passando il proprio tempo a impastare la farina, a vendere paste o a trovare i primi tentativi di dialogo durante la cena, Adam pone l'accento sul tatto e sul gusto. È un cinema legato ai sensi come mezzi per poter instaurare un dialogo con l'altro, per crearne un calore sentimentale, anche per scoprire un legame umano. Lo stesso accadrà verso la fine del film quando sarà la bocca, più che la vista, a costruire un'epifania definitiva che risolverà i conflitti interiori.

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Un'ottima coppia di attrici

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Adam: Lubna Azabal, Nisrin Erradi in una scena del film

Al di là della giovane Warda e di qualche personaggio di contorno, il film si regge quasi completamente sulla coppia di attrici protagoniste. La giovane Nissrine Erradi trova la sua forza nell'espressività del volto che riesce a raccontare, con poco, un'intera vita. Lubna Azabal è costretta in un ruolo duro e fermo, che si deve sciogliere a poco a poco, ma regala un'ottima prova. Insieme le due sanno dare vita a un coinvolgimento emotivo molto forte, nonostante il film non voglia urlare e rendere espliciti i sentimenti, scelta che potrebbe far risultare il film un po' troppo sommesso e rilassato. Non avendo un vero e proprio intrigo narrativo, non sempre il ritmo dosato riesce a mantenere un'attenzione elevata e i 100 minuti di durata, sebbene non siano esagerati, a tratti danno l'impressione di essere generosi.

Conclusioni

Concludiamo la nostra recensione di Adam ben sapendo che il film di Maryam Touzani potrebbe risultare un po’ ostico per qualche spettatore, a causa del suo ritmo disteso e la scelta di non esplicitare troppo. Ma se si riesce a entrare nel gioco di sguardi, se si intende creare un legame con le protagoniste (ottimamente interpretate dalle attrici) e provare a percepire, attraverso i sensi, le emozioni, il risultato è un cinema caldo, umano, che fa stare meglio.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • Il racconto pone molta attenzione ai sensi e alle emozioni, alla ricerca di una scoperta e di un legame umano.
  • La regia asciutta e sobria di Maryam Touzani non scade in facile retorica.
  • Ottime le prove delle due attrici protagoniste.

Cosa non va

  • Proprio per la sua natura intima, il film potrebbe non appassionare per tutta la durata qualche spettatore.