Non solo meme (geniali) su una delle pagine social più divertenti (insomma, se la battono con As Roma Schickposting), ma un vero e proprio servizio pubblico capace di consigliare, spiegare, indirizzare e aiutare tutti coloro che, una volta all'anno, si imbarcano in direzione Venezia... Lido. Un aiuto che non prevede pillola indorata: perché sì, quel luogo così austero, e illuminato da una luce speciale, tra spritz e file infinite (anche virtuali), è un delirante, caotico e (forse) irrinunciabile circo. Chi c'è stato sa di cosa parliamo; chi non c'è mai stato, beh, citiamo Gandalf: "fuggite, sciocchi".
Con numeri in crescita esponenziale, stiamo parlando di Accrediti Verdi (per gli amici AAVA), ossia la pagina Instagram di riferimento per ogni cinefilo che si rispetti. Un nome tutt'altro che casuale: l'accredito verde, infatti, è il simpatico, tenero, determinato "grado zero" tra le categorie degli accreditati alla Mostra del Cinema di Venezia. Gli outsider duri e puri, gli underdog per eccellenza.
Nata nel 2022, la pagina che idolatra (letteralmente) il direttore artistico Alberto Barbera (che chiamano "musa"), eleggendo come loro massima rappresentante la regista Carolina Cavalli (la loro Presidente del Consiglio, dicono), è gestita da un collettivo anonimo che, come Wu Ming o Anonymous, preferisce non rivelare identità, genere o età dei propri membri. Insomma, tra la Sala Grande e la mitica Sala Giardino, potrebbero essere ovunque. Allora, così come avviene solo per i grandissimi e irraggiungibili, la nostra intervista non poteva che avvenire via mail in un segretissimo scambio di missive organizzato nelle giornate più bollenti dell'anno. Fedelmente, ecco cosa ci hanno detto.
Accrediti Verdi: l'intervista al collettivo social simbolo della Mostra del Cinema di Venezia
Come si vive da accreditati verdi un evento come Venezia? La sfida più grande?
"Si vive alla giornata. Un giorno potresti essere riuscitə a prenotare 5 film, magari anche due première in Sala Grande, un altro giorno forse solo una proiezione in Palabiennale. La sfida più grande è sicuramente refreshare Vivaticket sperando che si liberino posti alle proiezioni stampa. A un certo punto ti si sviluppa un muscolo, durante il festival, e cominci a farlo in automatico mentre mangi una pizza, bevi uno spritz, parli dei film visti. Sai che un posto si libererà proprio mentre non stai controllando Vivaticket, quindi referesherai la pagina delle prenotazioni all'infinito. Alcuni la chiamano "ludopatia", noi "necessità".
Spesso gli accrediti verdi riescono a entrare nelle conferenze stampa. Siete consci di tale sfida? E soprattutto, siete consci di quanto i giornalisti si arrabbino per tale affronto?
"Sì, a volte gli accrediti verdi riescono a entrare alle conferenza stampa... ma in quei rari casi, non è una bella ricompensa per chi si alza prestissimo per arrivare al festival da Mestre, refresha tutta la notte o fa sacrifici perché ama essere al festival e il cinema? noi crediamo di sì. Poi, la priorità è alla stampa...ma se i posti sono vuoti..."
Qual è il like che vi ha reso più orgogliosi?
"Sicuramente quello di Angela Savoldi, la storica assistente di Barbera, o quelli dei registi che sono ormai membri di AAVA ad honorem, come Paolo Strippoli e Carolina Cavalli. Ma, in realtà, la cosa che più ci rende felici è vedere i nostri contenuti arrivare a tanta gente che ama il cinema e i festival come noi".
Il processo creativo dietro i post
Che processo c'è dietro i vostri post, ovvero: come fate a essere tanto precisi quanto divertenti?
"Ogni sera accendiamo un cerino e preghiamo che la Musa (Barbera) ci conceda l'ispirazione per un nuovo post e quell'ispirazione arriva quasi sempre (in modi più o meno ordinati). Fare i meme è un'arte vera e propria e noi cerchiamo di unire quello che piace a noi e quello di cui si parla al momento, trovando (speriamo) un equilibrio tra il raccontare il festival di Venezia attingendo dalla nostra lore di Accrediti Verdi e il parlare di cinema in senso lato, ma senza MAI prenderci sul serio. Dietro ad AAVA ci sono tante menti e esperienze diverse, ma fondamentalmente un gruppo di amici che si conosce da anni e condivide la stessa passione per il cinema vissuto con leggerezza. Sulla precisione che dire se non: anni e anni di esperienza".
Vi siete mai confrontati con Barbera, è un vostro fan?
"Non ci siamo mai confrontati direttamente, ma sappiamo che ci osserva da lontano. Noi speriamo sempre di venire convocati nei suoi uffici al momento più opportuno, si spera non per questioni legali. Durante Venezia83 potrebbero succedere molte cose".
Avete mai pensato a un vostro premio?
"Sarebbe bellissimo. Essere invitati a far parte di una giuria collaterale è un nostro sogno nel cassetto, anche se nessuno ci ha mai contattato. I nostri followers più fedeli sanno già che a fine festival raccogliamo le nostre considerazioni e assegniamo i nostri premi, che sono sempre migliori di quelli effettivi. Il nostro preferito rimane il Premio Sequestro di Persona al miglior film più lungo di 120 min, chissà chi lo vincerà quest'anno che c'è molta competizione..."
Le (di)savventure di accreditato
Tra voi o tra i vostri conoscenti, qual è la cosa più estrema che avete visto durante Venezia?
"Ci sono certe cose che il pubblico generalista non è pronto a sapere quindi qui ci avvaliamo della facoltà di non rispondere. Certamente più che cose estreme ogni anno ne vediamo (o viviamo) di tragicomiche: fan sfegatati, gente che prova a imbucarsi ai market screenings, intossicazioni alimentari et similia".
Il film che aspettate di più da Venezia 83?
"Siamo molto orgogliosi di vedere il nostro primo follower, Paolo Strippoli, in concorso a Venezia (ti daremo quel leone Paolo e con quel leone intendiamo quello in CGI alla fine di Finalmente l'alba di Saverio Costanzo). Poi attendiamo con ansia Primetime di Lance Oppenheim, Bucking Fastard di Werner Herzog, Dau di Ilya Khrzhanovsky, Ink di Danny Boyle e tutta la selezione di documentari che quest'anno spacca. Siamo già seduti in Sala Giardino per il nostro appuntamento annuale con il Pampero Cine".
Il più grande difetto e pregio dei cinefili di internet?
"Il più grande difetto? la mitomania. Il pregio? Sempre la mitomania".
Finiamo in bellezza: qual è il peggiore e migliore locale del Lido?
"Qua non vogliamo inimicarci nessuno ma sicuramente non abbiamo un bel rapporto con le bowl overpriced dell'Al Leone D'oro. Al contrario, è innegabile la relazione parasociale che abbiamo con la pizza di Maury accanto al Palabiennale o con il piccolo forno vicino alla Sala Giardino. Ricordiamo con nostalgia il truck degli hamburger davanti alla Palabiennale che un tempo ci aveva consolato dopo una proiezione intensa di Il cieco che voleva vedere il Titanic. Gone but never forgotten".