A Year in London, recensione: una romcom LGBTQ+ volonterosa che sconfina nella soap

Il film di Flaminia Graziadei racconta una storia d'amore saffica ambientata nel mondo dell'alta moda. Brave le protagoniste, Nina Pons e Melanie Liburd.

Nina Pons e Melanie Liburd in una scena di A Year in London

La speranza di molti è che il racconto della diversità cessi prima o poi di essere una scelta programmatica per trasformarsi in semplice osservazione della realtà. In questa direzione va A Year in London della regista Flaminia Graziadei, che prova a normalizzare una relazione sentimentale tra due donne raccontando il loro incontro tra turbamenti e batticuori, il tutto ambientato nel mondo della moda.

A Year In London Nina Pons Melanie Liburs Scena
Nina Pons e Melanie Liburd in una scena di A Year in London

Olivia (Nina Pons) è una giovane promessa della moda originaria della Basilicata. L'arte del cucito le scorre nel sangue da generazioni, visto che proviene da una famiglia di sarti. Per spiccare il grande salto si reca a Londra per frequentare un corso di perfezionamento sotto la guida della carismatica stilista Nina Clark (Melanie Liburd). Una volta giunta a Londra, Olivia rimette in discussione il suo passato e, soprattutto, il suo futuro inebriata dalla vita eccitante della metropoli e dall'incontro con Nina. Ma le sue origini torneranno a chiedere il conto, costringendola a scelte dolorose.

Una sceneggiatura che fatica a decollare

A Year In London Nina Pons Melanie Liburs Immagine
Nina Pons e Melanie Liburd in una stanza d'hotel

La storia della ragazza di campagna che "perde la bussola" quando tocca con mano una realtà nuova, eccitante e cosmopolita è un tema riproposto di frequente sullo schermo. Il pubblico non mancherà di notare le affinità tra Olivia e la Andy Sachs di Anne Hathaway ne Il diavolo veste Prada, pellicola con cui A Year in London condivide anche l'ambientazione. Quello confezionato da Flaminia Graziadei è, però, un oggetto strano, difficilmente incasellabile nella forma e negli intenti, che ruba qualcosa a Sex and the City, ma che, anche per via dell'estetica, finisce per assomigliare a un film tv tratto da Rosamunde Pilcher in salsa lesbo.

I limiti della pellicola sono visibili in ogni comparto a cominciare dalla sceneggiatura. Scarso l'approfondimento psicologico dei personaggi, con pochissime eccezioni. Con tutta l'attenzione concentrata sul rapporto tra Olivia e Nina, le figure che ruotano loro attorno sono prive di spessore o ridotte a semplici stereotipi, dal fidanzato ferito che si vendica mentendo alla ballerina di night club, passando per gli studenti di moda "obbligatoriamente" estrosi e sensibili. Asfittico lo sviluppo narrativo. Per movimentare la situazione il plot viene disseminato di eventi traumatici (rapine, malattie, perfino un terremoto) totalmente decontestualizzati e gratuiti.

Dalla Basilicata a Londra: andata e ritorno

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Nina Pons e Melanie Liburd in taxi

Uno dei temi attorno a cui ruota A Year in London è l'incontro/scontro tra due mondi antitetici come il Sud Italia da cui proviene Olivia e la metropoli londinese. Le radici della studentessa si innestano in un mondo legato ai valori del passato e intriso di pregiudizi, incarnati dalla madre della studentessa, amorevole, ma incapace di accettare la sua scelta di non sposare il fidanzato anche se non lo ama, per non parlare del resto. C'è da dire che la Londra che compare nel film poco ha a che vedere con la tipica essenza della capitale inglese. Un budget ristretto ha probabilmente limitato la regista nelle sue scelte, ma al di là di un clima ineditamente soleggiato e di una buona dose di double decker bus, di Londra vediamo poco o niente.

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Un bacio tra Nina Pons e Melanie Liburd

Il film si svolge in gran parte in interni che comprendono la scuola di moda, hotel e saloni eleganti in cui si svolgono gli incontri di lavoro di Nina mentre la vita notturna si concentra in discoteche e locali LGBTQ+ affollati di lascive ballerine. Tutto il contrario del Sud Italia, anch'esso poco caratterizzato, di cui vediamo principalmente bucoliche vedute panoramiche. se non fossero esplicitate le location, a dir la verità faticheremmo non poco a identificarle. Nel ruolo di Olivia, Nina Pons prova a incanalare la sua freschezza e vitalità in un personaggio irrisolto, penalizzato da dialoghi poco incisivi. Più convincente Melanie Liburd nei panni di Nina, stilista tormentata e irrequieta dotata di fascino tale da farsi perdonare qualche intemperanza.

Conclusioni

Nonostante l'intento più che lodevole di normalizzare la commedia romantica LGBTQ+ con una storia sofisticata ambientata nel mondo dell'alta moda, i limiti di A Year in London sono visibili in ogni comparto a cominciare dalla sceneggiatura. Scarso l'approfondimento psicologico dei personaggi e anche la struttura narrativa fatica a trovare respiro.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • L'interpretazione convincente di Melanie Liburd e la freschezza di Nina Pons.
  • Il tentativo di infrangere i pregiudizi normalizzando il racconto di una storia d'amore lesbo.

Cosa non va

  • Lo scarso approfondimento psicologico dei personaggi.
  • Alcune scelte narrative discutibili come l'inserimento di eventi traumatici decontestualizzati dalla storia.
  • L'utilizzo degli esterni poco caratteristici.