La storia di Duncan ed Egg è quella boccata d'aria fresca che serviva al mondo di Westeros e de Il trono di spade. Ce ne rendiamo conto ora che abbiamo potuto vedere per intero A Knight of the Seven Kingdoms, ma sulla carta era un'operazione anche rischiosa, perché diversa nel tono, nei tempi e nella portata rispetto a quello a cui il pubblico della saga scritta da George R.R. Martin era abituato.
Ne abbiamo potuto parlare con Ira Parker, sceneggiatore e showrunner della serie spin-off/prequel de Il trono di spade in occasione della giornata di interviste tenutasi a Roma, in occasione del lancio di HBO Max, la piattaforma appena arrivata in Italia su cui gli episodi sono resi disponibili settimanalmente. Con lui abbiamo parlato dell'adattamento, dell'equilibrio nel tono, ma anche delle scelte di messa in scena per differenziarla visivamente dalle altre serie della saga.
Dalla carta allo schermo
Partiamo dal'adattamento delle novelle di Martin e dal tipo di lavoro fatto per portarle su schermo. "Abbiamo fatto un lavoro simile a quello del creatori del Trono di spade originale: restare fedeli a quello che Martin ci dava" ci ha detto Ira Parker, sottolineando però una differenza: "sfortunatamente le novelle sono molto più brevi, quindi avevamo meno materiale. Abbiamo 90 pagine su cui lavorare, mentre penso che le Cronache del ghiaccio del fuoco al momento si aggirino intorno alle 6000 pagine, quindi abbiamo dovuto trovare un modo per espandere questo mondo senza cambiare la storia."
Come fare, quindi? "Sin dall'inizio, parlando con George, abbiamo identificato quelli che dovessero essere l'inizio, il centro e la fine, ma all'interno di questa struttura abbiamo esplorato quei personaggi che amiamo e di cui non c'era molto nelle novelle: Lyonel Baratheon, la Tempesta che ride, è grandioso da approfondire, ma anche passare più tempo con Duncan ed Egg, esplorare il loro rapporto, e anche soltanto starsene lì a Westeros e passare del tempo piacevole e divertirsi. È un posto fantastico e le altre serie sono più cupe, con i morti che arrivano per uccidere l'umanità. Noi non avevamo tutto questo dall'inizio e possiamo assorbire il mondo con i sensi dei nostri personaggi."
Il diverso tono di A Knights of the Seven Kingdoms
Divertirsi, in contrapposizione con gli affari più seri delle altre incarnazioni di Game of Thrones. Era preoccupato della reazione del pubblico? "Sì, non puoi non esserlo" ci dice scherzando, ma fino a un certo punto. "Ma lo metti da parte perché ti concentri sull'essere fedele al materiale di partenza, alle novelle. Il nostro scopo era di produrre un adattamento fedele e penso che l'abbiamo fatto, così come penso che George sia felice di quello che abbiamo realizzato."
Ma se non bastasse, per quel che la serie è diventata nel corso del tempo? "Game of Thrones è diventato più grande dei romanzi, un fenomeno globale, e non so esattamente con cosa ognuno si senta in sintonia. Spero che siano le coppe bizzarre, come Brienne e Pod o Arya e il Mastino, che George descrive così bene ed è il cuore della nostra serie; ma forse sono i draghi o forse i morti in arrivo o forse ancora la politica e la posta in gioco così alta. In quel caso, siamo morti. Ma spero che la gente ci dia una possibilità e arrivi a quegli elementi più tradizionali che ci sono in questa stagione."
Questione di equilibrio
A Knight of the Seven Kingdoms è una serie che mette i personaggi al centro, ma che ha ironia, tensione, combattimenti. È stato difficile tenere tutto in equilibrio? "Lo è finché non ti rendi conto che fa semplicemente parte della vita, che la tragedia confina direttamente con i grandi successi e i momenti di felicità. Negli ultimi anni, ho attraversato personalmente l'intera gamma di queste emozioni e nel nome dell'autenticità penso che sia importante mostrare tutto questo. E spero che la gente entri in sintonia con questa verità: non sembra falso, non sembra tv o Hollywood, ma il riflesso di cose brutte che capitano a persone buone o cose buone che succedono ai cattivi."
Il look di A Knight of the Seven Kingdoms
Accenniamo a Ira Parker di essere stati a Belfast di recente, di aver fatto il tour degli studi de Il trono di spade e di quanto ci abbiano colpito scenografie, prop, costumi e location. In che modo ha lavorato per rendere A Knight of the Seven Kingdoms unica nel mondo di Game of Thrones? "Per noi era molto importante, anche perché abbiamo un budget che è probabilmente un quarto delle altre serie per ogni minuto a Westeros. Abbiamo dovuto essere molto meticolosi nel decidere cosa avremmo mostrato, per essere sicuri di mettere tutti i soldi su schermo."
Ma in questo hanno avuto un aiuto: "per nostra natura, concentrandoci su Dunk, siamo più rozzi, più terra terra, e la gente lo noterà immediatamente. Ci piacciono i nostri ambienti pieni di fango e questa stagione ci si accampa molto, perché siamo al torneo, lontani della sale lussuose della Fortezza Rossa, dove tutto è bello e scolpito nella pietra. Siamo sul terreno, piove, con uomini e donne che dormono in tenda accanto agli schiavi, con tutti ubriachi e divertiti. E visivamente è tutto molto naturale e ti porta in un mondo differente, ma è un mondo che ha un sapore autentico per questi personaggi."