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1899 e Dark: la narrazione a confronto tra le due serie Netflix

Le due serie Netflix, nate dagli stessi creatori, condividono lo stesso approccio enigmatico, ma si avvalgono di tipi di narrazione differenti.

1899 e Dark: la narrazione a confronto tra le due serie Netflix

1899 è la nuova serie Netflix che, dall'arrivo sulla piattaforma, avvenuto il 17 novembre 2022, ha portato il pubblico in un vortice marino di segreti, depistaggi logici e continui misteri da risolvere, in un'epoca televisiva dove prevale la linearità rispetto alla complessità. In realtà, già nel 2017, Dark (conosciuta anche come I segreti di Winden), aveva riacceso il sacro fuoco della speculazione sul piccolo schermo, creando un incastro logico-temporale che ha travolto gli spettatori lasciandoli a bocca aperta. I due prodotti, creati dagli stessi autori tedeschi, Baran bo Odar e Jantje Friese, fanno uso di tipi diversi di narrazione, nonostante entrambi i titoli partano dallo stesso concetto di storytelling.
Partendo dalle caratteristiche comuni di 1899 e Dark, andiamo poi a scoprire nel dettaglio (con diversi spoiler) le differenti strutture che vengono adottate nella storia e anche la fruibilità della trama. Due sistemi agli antipodi che però, a quanto pare, sono riusciti ugualmente a catturare lo spirito investigativo degli appassionati.

Un ceppo comune da dove partire

Dark: un'immagine dello show
Dark: un'immagine dello show

Partiamo con il dire che sia Darkche 1899, come abbiamo accennato qui sopra, sono figlie dello stesso tipo di serialità. Dal 1964 con Ai confini della realtà, passando poi per I segreti di Twin Peaks ad inizio anni '90 e poi X-Files (1993), Lost (2004), Fringe (2008), Westworld (2016), questi prodotti hanno catturato le menti del pubblico, spingendolo ad una ricerca inesauribile. Già questo è un collante molto profondo tra le creature di Odar e Friese che, allo stesso modo, scelgono di raccontare storie corali, dove il background dei personaggi gioca un ruolo fondamentale. Per quanto Dark sia più verticale nei confronti del protagonista Jonas e 1899 si apra ad un'orizzontalità maggiore, le affascinanti figure che vediamo nelle serie Netflix hanno tanti enigmi da risolvere. Tra l'altro non bisogna dimenticare che entrambe si appoggiano allo stesso linguaggio sia contenutistico (simboli, riferimenti esoterici) che di genere (un mix tra sci-fi, horror, thriller e fantasy).

Dark: tante diramazioni temporali

Dark: una foto della serie Netflix
Dark: una foto della serie Netflix

Le differenze, però, finiscono qua. Cominciando con Dark, a livello strutturale siamo di fronte ad una storia che si svolge su più piani temporali, con diverse diramazioni che si sovrappongono. A rendere ancora più complessa la lettura, oltre a svariate versioni dei personaggi che si alternano su schermo, c'è anche una narrazione orizzontale che a mano a mano che gli episodi vanno avanti fa incontrare sempre di più queste dimensioni, con la terza stagione che aggiunge alle varie epoche anche un universo alternativo. Tale scelta, ovviamente, è decisamente molto spiazzante e di difficile analisi, specialmente se vediamo, a compartimenti stagni, solo le singole stagioni, nonostante intelligentemente siano state gestite bene per avere comunque un senso compiuto. La comprensione totale e più profonda, però, avviene quando si ha il quadro completo e, solo a quel punto, le tantissime diramazioni temporali presenti iniziano a dirigersi verso un'unica conclusione.

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1899: un'unica via ad incastro

1899 2
1899: un'immagine della serie Netflix

Con 1899 ci possiamo ovviamente limitare a giudicare solamente la prima stagione, però ci siamo fatti comunque un'idea sulla struttura usata all'interno della serie. A differenza di Dark, 1899 avviene su un unico piano temporale che però, come una matrioska, contiene diversi sottoinsiemi, rappresentati per l'appunto dalle simulazioni che vivono i vari passeggeri del Kerberos. Un approccio che è più facile da seguire nel breve termine, ma che progressivamente diventa più complicato da tenere in mente. Chiaramente non sappiamo con certezza come evolverà tutto questo nella seconda stagione (anche se abbiamo provato cimentarci in un'analisi), ma è importante ricordare che nel finale saltiamo in un altro scenario ignoto, forse la realtà o l'ennesimo costrutto. A questo punto, viene da pensare che, al contrario di Dark dove una certa complessità è presente fin da subito con un picco nella terza stagione, 1899 ha difficoltà esponenziali che vedremo nel corso del tempo.

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Dark: un difficile flusso della storia

Dark: Andreas Pietschmann in una scena della serie
Dark: Andreas Pietschmann in una scena della serie

Tornando per un attimo a Dark ed in particolare alla sua struttura con varie diramazioni, è chiaro che i continui passaggi cronologici creano tanta confusione negli spettatori, a tal punto che molti fan (come fatto con Westworld) hanno costruito delle mappe concettuali o anche diagrammi per seguire tutte le vicende. Ogni elemento, in queste opere Netflix, è importante nella risoluzione della storia, ma quando si vanno a presentare più variazioni della trama come in questo caso, ricostruire il puzzle è complicato. A rendere ancora più cervellotico lo svelamento del grande mistero che aleggia intorno alla realizzazione c'è il fatto che il flusso della narrazione, anche nei singoli episodi, non è mai lineare ma più volte mette insieme flashback, prolessi e racconto del presente, con solo delle didascalie ad indicare l'anno di provenienza. Di conseguenza, non solo la struttura di Dark è già complessa di suo, ma è anche gestita (volutamente) in modo caotico.

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1899: una linearità che nasconde insidie

1899 Serie Netflix 2022
1899: un'immagine suggestiva della serie Netflix

1899 è diversa rispetto all'altra serie anche per la fruibilità: se infatti vediamo sia nel complesso la prima stagione che le singole puntate, ci accorgiamo che, quando si è compreso il meccanismo dietro le simulazioni, risulta facile capire dove la narrazione vuole andare a parare. Certo, non tutto viene svelato nel dettaglio (anche perché sennò sarebbe ingiustificato continuare con ulteriori stagioni l'opera), ma almeno seguiamo con più facilità ciò che accade su schermo. L'impressione, appena prima dell'episodio 8, è che i creatori dello show abbiano preferito una leggibilità maggiore almeno nel ritmo e nel flusso della storia, ma ecco che la puntata finale scombina le carte. Perché se da un lato mette in parte in discussione la chiave interpretativa suggerita, con un cliffhanger spaziale (la battuta era d'obbligo), si apre ad una seconda stagione decisamente più articolata. La linearità rimane senza dubbio, anche con questo plot twist, ma è chiaro che è ancora presto, ancora una volta, per scendere a conclusioni definitive.

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