La Mostra del Cinema di Venezia 2026 si prepara ad accogliere grandi autori e numerose star, ma il programma ha fatto emergere anche un'assenza difficile da ignorare: quella di molti film prodotti dagli studios e dalle piattaforme statunitensi. Secondo il direttore artistico Alberto Barbera, però, non si tratterebbe di una fuga dai festival, bensì della conseguenza di una fase particolarmente complicata attraversata dall'industria hollywoodiana.
In un'intervista concessa a Variety dopo l'annuncio della selezione, Barbera ha parlato della major e delle fusioni, riorganizzazioni e strategie ancora poco definite, facendo una panoramica su una situazione che avrebbe ridotto, già in partenza, il numero di titoli americani realmente disponibili per la stagione dei festival.
Venezia 2026 e la crisi degli studios di Hollywood: cosa dice Alberto Barbera
Per Barbera sarebbe quindi sbagliato interpretare la minore presenza americana come un segnale di sfiducia nei confronti della Mostra: "Non è una fuga dai festival, è semplicemente che molti film non sono pronti". Molti dei titoli indicati nei mesi scorsi come possibili candidati per Venezia 2026, infatti, non sarebbero stati completati in tempo.
Tra questi figura The Social: Il prezzo della verità di Aaron Sorkin, ancora impegnato nelle riprese durante l'estate, mentre The Adventures of Cliff Booth di David Fincher avrebbe accumulato ritardi produttivi. Anche Dune 3 non era una possibilità concreta: Denis Villeneuve avrebbe spiegato allo stesso Barbera che "la complessità degli effetti visivi terrà la lavorazione aperta fino a ridosso dell'uscita natalizia".
"Gli studios sono in una situazione di stallo, in difficoltà e impegnati in fusioni e processi di reinventazione, o comunque in una crisi d'identità" - dice il direttore - "tanto che i film d'autore solitamente destinati ai festival semplicemente non ci sono. Non perché non vogliano partecipare al nostro festival".
L'unico vero titolo che avrebbe potuto raggiungere il Lido era Digger di Alejandro González Iñárritu con Tom Cruise. Warner Bros. ha però scelto di evitare tutti i festival autunnali, puntando direttamente sulla distribuzione nelle sale. Una decisione che Barbera considera soprattutto commerciale: "Non credo sia una questione di paura delle reazioni della critica, ma di strategia".
Il nodo centrale, secondo il direttore, riguarda la promozione. "Le vecchie formule non funzionano più come prima", ha spiegato, sottolineando come Hollywood non abbia ancora individuato nuovi strumenti capaci di trasformare un film in un evento. Alcune produzioni tentano così la strada dell'uscita improvvisa, mentre altre, come quelle di Christopher Nolan, costruiscono l'attesa per mesi.
Robert Pattinson porta Primetime al Lido
Una delle sorprese più importanti della selezione è Primetime, diretto da Lance Oppenheim e interpretato da Robert Pattinson. Il film è stato confermato soltanto nelle battute finali, anche perché l'attore era impegnato su un altro set a Londra e la sua presenza a Venezia appariva inizialmente incerta.
Dopo aver visto il progetto, arrivato molto tardi nelle mani dei selezionatori, la Mostra ha ricevuto la disponibilità di Pattinson, pronto a sostenere personalmente la promozione. "Non ci ha pensato due volte. Ha detto subito: 'Certo, verremo e faremo tutta la promozione che il film merita a Venezia'". Per Barbera, la scelta di A24 di presentare il film esclusivamente al Lido dimostra che il festival conserva un peso importante nel lancio internazionale delle opere più ambiziose.
Anche il documentario sulla reunion degli Oasis, Don't Look Back in Anger, è entrato nel programma quasi a sorpresa. Liam e Noel Gallagher avrebbero già confermato la loro intenzione di partecipare alla presentazione. A rappresentare gli studios ci sarà inoltre Wild Horse Nine di Martin McDonagh, prodotto da Searchlight Pictures.
Una sola regista donna in concorso a Venzia 2026: è polemica
A suscitare discussioni è stata anche la presenza di una sola donna nel concorso principale, la regista May El-Toukhy. Barbera ha respinto qualsiasi accusa di pregiudizio, sostenendo che la selezione sia stata guidata esclusivamente dalla qualità. "È l'unica che abbiamo trovato di qualità adeguata per competere a livello internazionale", ha dichiarato.
"I tre presidenti delle giurie principali di quest'anno sono donne. Speravamo di trovare più film diretti da donne per il concorso, ma ne sono stati presentati di meno".
I film di finzione diretti da donne avrebbero rappresentato il 24% delle opere presentate, contro il 30% dell'edizione precedente. Il direttore ha ammesso la delusione per il risultato, ma ha ribadito la contrarietà a criteri basati sul genere. "Siamo assolutamente contrari a selezionare i film in base al genere perché non crediamo che sia vantaggioso. È umiliante per le donne se si pensa che siano state scelte perché sono donne piuttosto che perché hanno realizzato un buon film".
Saranno dunque i film, una volta arrivati sugli schermi di Venezia 2026, a stabilire se le scelte della Mostra siano state davvero convincenti.