Donald Trump attacca Robert De Niro dopo il suo intervento pubblico contro la presidenza, definendolo "malato e demente". Al centro dello scontro, The State of the Swamp, la contro-risposta allo State of the Union e un conflitto politico che dura da anni.
"The State of the Swamp": l'appello di De Niro e la frattura emotiva
La miccia si accende con l'intervento di Robert De Niro nel corso del podcast MSNBC The Best People with Nicole Wallace. L'attore, 82 anni, non usa mezzi termini nel criticare Trump e il movimento MAGA, definendo il presidente "un idiota" e aggiungendo: "Dobbiamo liberarci di lui. Distruggerà il Paese". Parole dure, accompagnate da una riflessione identitaria che va oltre la semplice invettiva politica: "Non voglio che tutti vadano in giro con i loro MAGA e le bandiere americane come se fossero gli unici veri americani. Siamo americani anche noi".
Il discorso trova una cornice ancora più solenne con The State of the Swamp, l'evento pensato come contro-indirizzo allo State of the Union di Trump. Qui De Niro assume un tono più emotivo e collettivo, dichiarando di sentirsi "tradito dal mio Paese". Il cuore del suo intervento non è solo la critica al presidente, ma un richiamo ai valori fondanti degli Stati Uniti: "Non deve essere perfetto, ma deve tornare ai valori che ci hanno dato forza e umanità". Da qui l'invito all'azione civile: "Se volete leader responsabili, se credete nella Costituzione e nello Stato di diritto, preparatevi a scendere in strada insieme e ci riprenderemo il nostro Paese".
Non è un'uscita isolata. De Niro è da anni una delle voci più esplicite contro Trump, già durante la campagna per il secondo mandato e in diverse interviste televisive. Su HBO Max, a Who's Talking to Chris Wallace?, aveva definito Trump e i suoi alleati "non veri repubblicani", chiarendo di non aver mai avuto rapporti personali con lui nemmeno negli anni newyorkesi: "Non ho mai voluto avere niente a che fare con lui. È uno stupido. Chi vorrebbe incontrare un clown del genere?".
La replica di Trump: Truth Social come campo di battaglia
La risposta del presidente non si fa attendere e arriva, come spesso accade, tramite Truth Social. In un lungo post, Trump prende di mira De Niro con toni aspri, definendolo "una persona malata e demente" e inserendolo in un discorso più ampio che attacca anche altre figure politiche presenti allo State of the Union. Il linguaggio è quello iperbolico e aggressivo che ha caratterizzato molte delle sue comunicazioni pubbliche, con accuse di instabilità mentale e riferimenti a presunti comportamenti criminali.
Nel messaggio, Trump accomuna De Niro ad altri suoi critici, parlando di "lunatici" e "mentalmente disturbati", alimentando ulteriormente uno scontro che ormai va oltre il merito politico per diventare simbolico. Non è solo una risposta a un attore famoso, ma un attacco frontale a un certo tipo di opposizione culturale e mediatica che Trump percepisce come nemica.
Lo scontro evidenzia una dinamica ormai consolidata: da un lato De Niro, che utilizza il suo status pubblico per lanciare appelli civili e morali, dall'altro Trump, che ribatte con un linguaggio diretto e provocatorio, trasformando la polemica in uno spettacolo parallelo alla politica istituzionale. Due visioni inconciliabili che si affrontano nello spazio pubblico, tra podcast, contro-discorsi e social network.
Al di là delle singole frasi, il confronto racconta qualcosa di più ampio: la difficoltà di trovare un terreno comune nel dibattito americano contemporaneo. De Niro invoca responsabilità, empatia e valori condivisi; Trump risponde con lo scontro frontale, riducendo l'avversario a bersaglio personale. In mezzo, un pubblico chiamato non solo a scegliere da che parte stare, ma a interrogarsi su quale linguaggio, oggi, definisca davvero la politica negli Stati Uniti.