Un progetto Pixar mai uscito, BeFri, sarebbe stato cancellato anche per la percezione di un eccessivo "girl power". Tra revisioni fallite e dubbi sul target, emergono retroscena che riaccendono il dibattito creativo all'interno di Pixar Animation Studios.
Il caso BeFri: quando la visione non trova spazio
Tra i progetti mai arrivati al pubblico, BeFri si è guadagnato un posto particolare nel catalogo delle "occasioni mancate". Non per il silenzio che lo circonda, ma per le motivazioni che iniziano a emergere. Sviluppato per anni all'interno di Pixar Animation Studios, il film - diretto e ispirato alle esperienze personali di Kristen Lester - raccontava l'amicizia tra due adolescenti destinata a incrinarsi quando una delle due intraprende una missione tanto ambiziosa quanto simbolica: salvare l'umanità.
Una premessa che, sulla carta, sembra perfettamente in linea con la tradizione Pixar, capace di intrecciare crescita personale e narrazione fantastica. Eppure, qualcosa si è inceppato. Secondo fonti interne riportate da The Hollywood Reporter, dopo alcune proiezioni di test, The Walt Disney Company avrebbe richiesto una revisione radicale del progetto. Non piccoli aggiustamenti, ma una vera e propria riscrittura.
Il team creativo avrebbe risposto con una proposta quasi temeraria: rifare l'intero film in sei settimane. Un'impresa che, se da un lato dimostra dedizione, dall'altro suggerisce un clima produttivo già sotto pressione. Il risultato, però, non avrebbe convinto i vertici. E qui emerge il nodo più delicato: secondo un ex membro anonimo della produzione, una delle principali perplessità riguardava l'identificazione del pubblico maschile. "Disney riteneva che i bambini maschi non riuscissero a riconoscersi abbastanza nel film. In sostanza, la posizione era: 'Non possiamo avere un film troppo incentrato sul girl power'."
Una dichiarazione che, pur provenendo da una singola fonte, apre una riflessione più ampia su cosa venga considerato "universale" nel racconto mainstream.
Creatività e linee guida: il fragile equilibrio Pixar
Il caso BeFri non è isolato, ma sembra inserirsi in una traiettoria più ampia che riguarda l'evoluzione interna dello studio. Negli ultimi anni, infatti, diverse produzioni Pixar hanno acceso discussioni simili, soprattutto in relazione ai contenuti e alle tematiche considerate sensibili o "rischiose" per il pubblico globale.
Nonostante titoli recenti abbiano avuto protagoniste femminili - segno che non esiste un blocco monolitico su questo fronte - emergono segnali di un controllo sempre più attento sulle linee narrative. Si parla, ad esempio, di modifiche richieste per rendere alcuni personaggi meno esplicitamente caratterizzati sotto il profilo identitario, o di elementi narrativi ridimensionati per adattarsi a un mercato più ampio. In questo contesto, il destino di BeFri appare meno come un caso isolato e più come il sintomo di un equilibrio complesso tra libertà creativa e strategia industriale.
Il paradosso è evidente: uno studio che ha costruito la propria reputazione sulla capacità di raccontare storie intime e universali si trova oggi a interrogarsi su cosa significhi davvero "parlare a tutti". E, soprattutto, su quanto sia possibile farlo senza smussare gli angoli più distintivi di un progetto.
Nel frattempo, il calendario Pixar prosegue senza rallentamenti, con nuovi titoli pronti a debuttare e franchise consolidati come Toy Story pronti a espandersi ulteriormente. Ma proprio per questo, storie come quella di BeFri assumono un valore particolare: non sono solo film mancati, ma finestre su un processo creativo che, spesso, resta nascosto dietro il sipario dell'animazione perfetta.