Oscar 2020: Martin Scorsese candidato alla Migliore regia per The Irishman

Nella corsa agli Oscar 2020 ci sarà anche Martin Scorsese, nominato anche per la migliore regia, che, con The Irishman, potrebbe finalmente ottenere il secondo Oscar di una carriera senza eguali.

NOTIZIA di 13/01/2020

Martin Scorsese torna da protagonista agli Oscar 2020 con The Irishman, il suo ultimo film, prodotto e distribuito da Netflix, che, come da attese, ha fatto incetta di nomination: ben 10 candidature. Compresa quella per la Migliore regia.

Martin Scorsese dunque, con quello che forse non sarà veramente il suo ultimo film (ha già firmato per dirigere un documentario e Killers of the Flower Moon, con Leonardo DiCaprio), ma che è in qualche modo il suo testamento cinematografico, e il testamento di un intero genere, il gangster movie, rischia così di portare a casa il secondo premio Oscar della sua carriera, a 13 anni di distanza da The Departed - Il bene e il male. Solo un oscar vinto? Ebbene sì, fin da quella prima nomination ottenuta nel 1981 per Toro Scatenato. E di candidature, prima di The Irishman, ne sarebbero arrivate in tutto 12 a suo nome, ma la sua poca fortuna con i membri dell'Academy è ormai argomento di ironia per Scorsese stesso (che condivide questa sorte con i uno dei suoi attori feticcio, Leonardo Di Caprio).

Decisamente più fortunato con i premi internazionali: nel 1976 è Cannes a dargli la Palma d'oro per Taxi Driver, e Quei bravi ragazzi trionfa ai BAFTA del 1991, anche i Golden Globe sono piuttosto generosi - premiando la sua regia per Gangs of New York, The Departed e Hugo Cabret, e tributandogli, nel 2010, addirittura il Premio alla carriera -, nonostante appena una settimana fa gli abbiano preferito Sam Mendes nella categoria del miglior regista.

Ma in fondo, come ha ricordato Joaquin Phoenix dal palco, i premi servono solo a fare pubblicità ai film, e Martin Scorsese è uno che di attenzione intorno ai propri film ne ha sempre richiamata alla vecchia maniera: facendo film degni di nota. Fin da quel furioso Chi sta bussando alla mia porta? del 1967, il promettente esordio nei lungometraggi che già denunciava il talento di quel ragazzo cresciuto a Little Italy che una volta rischiò addirittura di farsi prete.

Tra i fondatori della New Hollywood, quella "scuola" che guardava con ammirazione al cinema della Nouvelle Vague, del Neorealismo, di Alfred Hitchcock, e che ha reso grande il cinema americano "nonostante Hollywood", Martin Scorsese, nel corso di una carriera lunga più di 50 anni, ha saputo raccontare come pochi altri i cambiamenti della società americana e i suoi lati più oscuri, a cominciare da quel mondo popolato di gangster in cui era cresciuto (America 1929: sterminateli senza pietà, Mean Streets o Quei bravi ragazzi), passando per l'alienazione di una generazione intera (Taxi Driver) e la beffa del destino (il capolavoro Toro scatenato), per i paradossi dello star system (Re per una notte), la solitudine e l'eccesso della vita notturna (Fuori orario), fino al lato più nero del capitalismo (The Wolf of Wall Street) e alla linea sottile che separa, come recita il suo stesso sottotitolo, il bene e il male con The Departed - Il bene e il male. Chiudendo forse il cerchio oggi con The Irishman.