Dopo oltre tre decenni trascorsi tra cinema, televisione e teatro, David Krumholtz ha deciso di fermarsi. L'attore, conosciuto dal grande pubblico per film come Oppenheimer, The Santa Clause e per la serie Numbers, ha annunciato sui social di aver messo "in pausa" la propria carriera, una scelta che racconta di aver rimandato per anni per paura delle conseguenze economiche.
David Krumholtz dice basta
L'annuncio è arrivato attraverso una lunga riflessione pubblicata su Threads, nella quale David Krumholtz ha spiegato di aver inviato quella che definisce "l'email definitiva", comunicando ai propri rappresentanti la decisione di interrompere, almeno per il momento, la continua ricerca di nuovi ruoli.
La sensazione provata subito dopo è stata, racconta, quasi liberatoria. "Ho praticamente messo in pausa la mia carriera da attore. Era una decisione che mi terrorizzava da anni. Avevo paura di finire senza soldi e di non riuscire a sopportare l'idea di essere fuori dal giro."
Poco dopo aggiunge: "Mi è arrivata addosso un'enorme ondata di sollievo. Non so ancora come guadagnerò da vivere o cosa farò, ma mi sono liberato di un peso gigantesco, uno di cui non avevo nemmeno compreso davvero l'entità finché non è scomparso. Sono frustrato, stanco, esausto."
Dietro la decisione non c'è una perdita di passione per la recitazione, bensì un crescente malessere nei confronti del funzionamento dell'industria cinematografica contemporanea. Secondo Krumholtz, nell'ultimo anno la continua ricerca di nuovi ingaggi gli ha fatto capire quanto il ruolo degli attori caratteristi sia cambiato rispetto al passato.
Le occasioni lavorative, sostiene, sono diminuite e quelle disponibili finiscono spesso per offrire compensi sempre più bassi rispetto al valore del lavoro richiesto. "Le opportunità che trovavo finivano per sfruttare il mio talento e la mia reputazione offrendo in cambio compensi sempre più ridotti. Un'arte che sfrutta chi la crea non è più arte. Gli artisti meritano una retribuzione equa per il lavoro che permette alle aziende di generare profitti."
L'attore ritiene che il cambiamento sia iniziato con la progressiva trasformazione di Hollywood in un sistema dominato dai grandi conglomerati, dove le regole non scritte che un tempo premiavano professionalità ed esperienza si sarebbero progressivamente dissolte.
"Non smetto di recitare, smetto di inseguire il sistema"
Uno degli aspetti che più hanno contribuito al suo malessere riguarda la crescente importanza attribuita ai social network. Krumholtz racconta di sentirsi ormai costretto a costruire continuamente un'immagine online per restare competitivo, un'attività che considera estranea al proprio mestiere. "Mi viene chiesto di reinventarmi continuamente sui social, di inseguire like e follower per poter essere preso in considerazione per convention o campagne pubblicitarie online. Ormai recitare in una serie TV, in un film o a teatro non basta più per vivere del proprio lavoro."
Secondo l'attore, non si tratta di un problema individuale, ma di una situazione che coinvolge molti professionisti del settore. "Io, insieme a tanti altri artisti di talento, non soltanto attori, siamo stati retrocessi. Immaginate di eccellere nel vostro lavoro per trentiquattro anni e di ritrovarvi improvvisamente trattati come se tutto ciò non contasse più."
Pur avendo deciso di allontanarsi dalla corsa ai casting, Krumholtz precisa di non aver chiuso definitivamente con la recitazione. Se arriveranno progetti nei quali registi e produttori crederanno realmente nel suo lavoro, sarà disposto a tornare davanti alla macchina da presa. "Se qualcuno vuole lavorare con me come attore, io ci sono. Se credete in quello che posso fare, io crederò in voi. Ma se pensate di aver già visto tutto quello che sono capace di offrire, allora smetterò di implorare."
Nei messaggi pubblicati sui social lascia anche intendere di voler dedicare il proprio tempo ad attività diverse. Rispondendo a un utente, ha spiegato che gli piacerebbe visitare le scuole e parlare ai ragazzi attraverso incontri motivazionali.
Nonostante le critiche rivolte all'industria, Krumholtz guarda con riconoscenza alla carriera costruita in oltre trent'anni di lavoro. Dice di sentirsi fortunato per le opportunità ricevute e per le persone che hanno creduto in lui, ma ritiene sia arrivato il momento di cambiare strada. "È stato un viaggio straordinario. Ho vissuto sogni che non avrei mai immaginato di realizzare. Questa professione mi ha guarito, mi ha insegnato l'umiltà e mi ha salvato la vita. Se non fossi mai diventato un attore, sono convinto che oggi non sarei qui."
Per il momento, quindi, David Krumholtz sceglie di mettere in pausa Hollywood. Non esclude un ritorno davanti alla macchina da presa, ma soltanto a condizioni diverse: meno compromessi, maggiore rispetto per il lavoro degli interpreti e la possibilità di recitare perché davvero desiderato, non perché costretto a rincorrere un sistema che sente sempre più distante.