A un mese dal debutto della seconda stagione, Eiichiro Oda svela ambizioni globali per il One Piece live-action di Netflix. Con l'ingresso nella Grand Line, la serie punta a superare ogni limite fissato dal primo capitolo e conquistare il mondo.
Oda e l'ambizione globale di One Piece
Con la pubblicazione di una lettera ufficiale condivisa anche dai canali social di Netflix Anime, Eiichiro Oda ha messo nero su bianco l'entusiasmo - e soprattutto l'ambizione - che accompagna l'arrivo della seconda stagione di One Piece, prevista per il 10 marzo 2026. I numeri del primo ciclo sono già da capogiro: Top 10 in 93 Paesi e primo posto assoluto in 46 mercati. Ma, per Oda, non è abbastanza.
"Con la stagione 1 abbiamo affrontato una domanda mondiale: "È davvero possibile adattare ONE PIECE in live-action?"", scrive l'autore. "La risposta ha parlato da sola". Da qui, il passo successivo è naturale quanto pericoloso: la Grand Line, il mare più temuto dell'universo di One Piece, diventa metafora e programma creativo. Secondo Oda, tutte le "convenzioni" stabilite nella prima stagione verranno "distrutte", lasciando spazio a una messa in scena più audace, ricca e visivamente ambiziosa.
Frutti del Diavolo, giganti mai visti prima, creature bizzarre, azione più dura e un uso degli effetti visivi ancora più spinto: la stagione 2 viene descritta come un'esperienza pensata specificamente per il linguaggio del live-action, senza rinunciare all'anima sopra le righe dell'opera originale. "Lasciatevi trascinare in un'esperienza immersiva, unica per il live-action", invita Oda, chiudendo con un auspicio che suona come una missione: "Che questa serie raggiunga ogni spirito avventuroso del mondo".
Una scommessa culturale (non solo produttiva) per Netflix
Dietro l'entusiasmo dell'autore si legge una strategia molto più ampia. L'obiettivo implicito - neanche troppo nascosto - è quello di espandere ulteriormente la presenza globale della serie, puntando potenzialmente a coprire quasi tutti i 190 Paesi serviti da Netflix. Un traguardo che, dati alla mano, non sembra irrealistico: la prima stagione ha già funzionato come prova generale, dimostrando che One Piece può sopravvivere - e prosperare - fuori dall'animazione.
Gran parte del merito va a una produzione che ha scelto di non occidentalizzare forzatamente l'opera, ma di lavorare in stretta collaborazione con Oda. Casting mirato, rispetto delle dinamiche narrative originali e un'estetica che abbraccia il lato più "cartoon" del materiale di partenza hanno permesso alla serie di evitare quella che per anni è stata definita la "maledizione dei live-action". Momenti come l'introduzione di Miss All Sunday, destinata a diventare Nico Robin, o le prime anticipazioni sull'arco emotivo di Chopper hanno già acceso l'entusiasmo dei fan.
Non mancano, tuttavia, alcune perplessità. Se la resa di umani e uomini-pesce è stata accolta positivamente, restano dubbi sulla presenza di alcune figure animali iconiche, che potrebbero essere ridimensionate o escluse per ragioni produttive. Scelte comprensibili, ma delicate, in un universo dove anche un'anatra come Karoo o i Kung Fu Dugong hanno un valore simbolico enorme.
Resta il fatto che One Piece stagione 2 non si presenta come una semplice "stagione successiva", ma come un salto di scala. Un progetto che mira a ridefinire cosa può essere un adattamento live-action di un manga, non solo in termini di fedeltà, ma di impatto culturale. Se la rotta tracciata da Oda verrà seguita fino in fondo, la Grand Line potrebbe non essere solo il mare più pericoloso del mondo di One Piece, ma anche il punto in cui Netflix tenterà la sua conquista definitiva dell'immaginario globale.