Marco Bellocchio su Cesare Battisti: "Il carcere non può essere un luogo infernale"

Marco Bellocchio, a margine della Mostra del Cinema di Venezia, ha parlato di Cesare Battisti, l'ex terrorista che da qualche giorno ha iniziato in carcere lo sciopero della fame.

NOTIZIA di 10/09/2020

Marco Bellocchio a Venezia 77 ha preso posizione sul caso di Cesare Battisti: il regista ha rilasciato un'intervista a Il Riformista in cui sostiene la protesta non violenta dell'ex terrorista: "Il carcere deve essere un luogo umano e non infernale".

Il regista Marco Bellocchio è sempre stato politicamente impegnato e non ha mai avuto paura di esporre le sue idee anche nella vita privata. Nel 2006 dopo essersi allontanato dalle posizioni comuniste si candidò con la Rosa nel Pugno, formata da radicali e socialisti. Le battaglie di Marco Pannella per un "carcere umano" continuano a vederlo in prima linea definendo una "protesta legittima" lo sciopero della fame iniziato in prigione da Cesare Battisti. L'ex terrorista si trova in isolamento dove sta scontando la pena all'ergastolo per aver commesso quattro omicidi, l'uomo nei giorni scorsi ha scritto al suo legale: "Avendo esaurito ogni altro mezzo per far valere i miei diritti, mi trovo costretto a ricorrere allo sciopero della fame totale e al rifiuto della terapia".

Marco Bellocchio al lavoro sul set di Sangue del mio sangue
Marco Bellocchio al lavoro sul set di Sangue del mio sangue

Marco Bellocchio parlando con Il Riformista ha detto di apprezzare la scelta di una protesta non violenta come lo sciopero della fame di Ghandi e Pannella: "Cesare Battisti è un violento che diventa non violento. Faccio presente che non l'ho mai appoggiato negli anni che furono neanche quando tanti intellettuali lo appoggiavano. Non ho mai detto che la giustizia su di lui ha sbagliato. Penso però che il carcere debba essere un luogo umano e non infernale tutto qui".

Il regista, che a Venezia 68 ha ricevuto il Leone d'oro alla carriera spiega perché appoggia la protesta di Battisti "Una prova che nobilita chi sbagliando, ha usato la violenza nel passato e oggi ammette la superiorità della non violenza. Un gesto che non ha bisogno dell'approvazione di nessuno e tanto meno della mia, ma che non merita neanche la condanna che leggo".