M - Il mostro di Düsseldorf: il capolavoro di Fritz Lang diventa un fumetto dopo il ritorno al cinema

Dallo schermo alla pagina, l'incubo creato da Fritz Lang trova nuova vita: Andrea Cavaletto rilegge sotto forma di graphic novel uno dei thriller più influenti della storia del cinema.

M - Il mostro di Düsseldorf

Ci sono film che appartengono alla loro epoca e altri che sembrano continuare a dialogare con il presente. M - Il mostro di Düsseldorf rientra senza nessuna difficoltà nella seconda categoria.

Il capolavoro diretto da Fritz Lang nel 1931, recentemente riportato nelle sale italiane in versione restaurata, si prepara ora a vivere una nuova incarnazione: dal 2 ottobre arriverà infatti in libreria una graphic novel realizzato da Andrea Cavaletto per Edizioni NPE.

Trasformare un film così legato alla forza delle immagini, al ritmo del montaggio e alla memorabile interpretazione di Peter Lorre non è un passaggio scontato. Il fumetto di Cavaletto si confronta proprio con questa eredità, cercando un modo diverso per restituire sulla pagina la tensione, l'oscurità e il senso di minaccia che attraversano il film di Lang.

M - Il mostro di Düsseldorf, il film diventa una graphic novel

La forza di M, il mostro di Dusseldorf di Fritz Lang sta anche nel modo in cui costruisce la paura senza trasformarla in puro spettacolo. La città vive nell'attesa di un nuovo delitto, la polizia brancola nel buio e la tensione finisce per contagiare ogni ambiente, compreso quello criminale. La ricerca dell'assassino diventa così qualcosa di più ampio di un'indagine: mette in discussione il comportamento di una comunità spinta dal terrore a cercare risposte immediate.

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La graphic novel di Andrea Cavalletto su M - il mostro di Düsseldorf

Nella graphic novel Andrea Cavaletto parte da questo nucleo e sceglie una resa visiva che punta sulle zone d'ombra. Il lavoro combina tecniche differenti, tra composizione fotografica, carboncino e interventi ottenuti con solventi, per costruire immagini dense e sporche, lontane da una rappresentazione pulita o rassicurante.

È una scelta coerente con un'opera in cui la città stessa sembra osservare i personaggi e amplificare il senso di minaccia. Il passaggio al fumetto, quindi, non cerca semplicemente di replicare il film scena dopo scena, ma lavora soprattutto sulla sua atmosfera e sul disagio che continua a produrre.

Peter Lorre, il fischio e l'eredità di Fritz Lang

Un inquietante Peter Lorre in una scena di M. il mostro di Dusseldorf
Peter Lorre nel film di Fritz Lang del 1931

Molto del peso storico di M - Il mostro di Düsseldorf passa naturalmente da Peter Lorre, che interpretò Hans Beckert quando aveva appena 27 anni. Il suo volto, il cappotto segnato dalla lettera M e soprattutto quel fischio associato alla presenza dell'assassino sono diventati elementi inseparabili dall'identità del film.

Lang costruì però qualcosa che andava oltre il ritratto di un criminale. Sullo sfondo c'era anche l'eco dei delitti di Peter Kürten, il cosiddetto Vampiro di Düsseldorf, ma il regista trasformò quel clima di paura in una riflessione più ampia su colpa, responsabilità e reazione collettiva.

Visto oggi, M - il mostro di Düsseldorf conserva proprio questa ambiguità. Non chiede allo spettatore di seguire soltanto la caccia a un assassino, ma mostra quanto rapidamente una comunità possa perdere lucidità quando il sospetto prende il posto delle prove.

Dal grande schermo alla pagina disegnata

Peter Lorre in una scena di M. il mostro di Dusseldorf
Una scena del film

L'uscita del fumetto arriva in un momento particolarmente favorevole per riscoprire il film, tornato recentemente nelle sale grazie a una versione restaurata che ha riportato l'attenzione su uno dei titoli fondamentali della carriera di Fritz Lang.

Per Andrea Cavaletto, quindi, il progetto rappresenta un nuovo incontro con il cinema di genere attraverso il fumetto. La sfida, questa volta, è soprattutto quella di confrontarsi con un'opera già fortemente visiva e con un'identità stilistica riconoscibile.

Dal 2 ottobre il risultato sarà nelle mani dei lettori. E sarà questa la prova più interessante per un classico così longevo: riuscire a cambiare mezzo, continuando però a lasciare addosso la stessa sensazione di inquietudine.

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