Luc Besson, la sua ex-assistente accusa: "Ero la sua schiava" e lui rischia il carcere

Luc Besson rischia una pena sospesa di 10 mesi di carcere per aver licenziato ingiustamente una sua ex assistente nel 2018.

NOTIZIA di 28/11/2019

Luc Besson rischia una pena sospesa di 10 mesi di carcere per aver licenziato ingiustamente una sua ex collaboratrice. Il regista e produttore francese e la sua EuropaCorp potrebbero ritrovarsi anche a pagare un risarcimento di 80.000 euro.

Luc Besson non era presente in tribunale, a Parigi, nella giornata di ieri, perché stando ai suoi legali era bloccato nel traffico. L'8 gennaio sarà emessa una sentenza sul caso di Sophie F. assunta da EuropaCorp nel 2015 e licenziata per "cattiva condotta professionale" nel gennaio del 2018.

Lucy: Luc Besson presenta il film in conferenza stampa a Locarno 2014
Lucy: Luc Besson presenta il film in conferenza stampa a Locarno 2014

La donna sostiene che nel 2017, in occasione di una festività, le furono rifiutati tre giorni di vacanza ed ebbe un crollo fisico, stando anche alla testimonianza di un collega che era presente. Successivamente si mise in malattia, dietro certificato medico, certificato che secondo l'azienda era solo una scusa per ottenere i giorni di ferie che non le erano stati accordati.

Durante i tre mesi di malattia, Sophie F. è stata valutata da quattro dottori che l'avrebbero giudicata non in grado di tornare al lavoro. Dopo una lunga indagine da parte di un ispettore del lavoro, il caso è stato affidato ad una corte criminale, perché in Francia licenziamenti motivati dalle condizioni di salute di un lavoratore rientrano nell'ambito della giustizia penale.

La presidente della corte, Alexandra Vaillant, ha riassunto quelle che erano le caratteristiche principali su cui si fondava il rapporto professionale tra Luc Beson e Sophie F., incluse "richieste via SMS sul suo telefono personale, di notte, nei weekend e durante le vacanze" con "incarichi che riguardavano la vita privata e la quotidianità di Besson e della sua famiglia."

A sua volta l'accusa, sempre nella giornata di ieri, ha paragonato il modo in cui Besson trattava la sua collaboratrice a quello della Miranda Priestly de Il diavolo veste Prada, descrivendo la personalità del regista e produttore come "tirannica". Luc Besson sarebbe solito mettere la sua assistente in "uno stato di soggezione costante" e per questo motivo Sophie F. ha affermato di essere diventata "la sua schiava".

L'avvocato di Besson, Arnaud de Senilhes, ha definito la richiesta di una pena sospesa di 10 mesi di carcere e relativo risarcimento "sproporzionati" e ha detto che Sophie F. non fu licenziata "perché era in malattia, ma durante la malattia". In ogni caso, ha aggiunto de Senilhes, non c'è margine per una condanna penale.

La causa tra Luc Besson e la sua ex-collaboratrice arriva poche settimane dopo un'indagine che vede coinvolto il regista per una presunta violenza sessuale.