C'era anche Ghali alla proiezione di Naza, il documentario di Yuval Abraham e Rachel Szor presentato in concorso a Venezia 83. L'artista, da anni pubblicamente schierato al fianco del popolo palestinese, ha scelto di assistere alla prima del film che porta sul grande schermo un'inchiesta sul sistema militare israeliano e sulla guerra a Gaza.
Prima di lasciare il Lido, Ghali ha spiegato di essere arrivato alla Mostra "a titolo personale" per vedere proprio quel film. E il suo giudizio è stato netto: "Sono venuto a Venezia per vedere Naza, a titolo personale. Secondo me dovrebbero vederlo tutti".
Più tardi, sui propri canali social, l'artista è stato decisamente meno parco di parole: "L'arte è ancora capace di superare qualsiasi silenzio e qualsiasi censura. Nella speranza che le testimonianze della verità non finiscano invano, è importante che tutti guardino questo documentario. Dopo mezza vita passata nelle scuole, ritengo sia necessario che maestri e professori trovino spazio per approfondire quello che sta succedendo in Palestina e nel Medio Oriente sistematicamente ormai da decenni. Non esitate a chiedere cose ai vostri insegnanti, soprattutto a quelli di storia".
Per Naza la standing ovation più lunga del Festival di Venezia
La proiezione di Naza (qui la nostra recensione del documentario) si è conclusa con un tributo eccezionale da parte del pubblico della Sala Grande. Gli spettatori sono rimasti in piedi per 25 minuti, dando vita alla standing ovation più lunga dell'edizione 2026 della Mostra, nonchè alla più lunga mai registrata al Festival di Venezia.
Durante l'applauso sono state sventolate numerose bandiere palestinesi e libanesi. Visibilmente commossi, Yuval Abraham e Rachel Szor hanno ricevuto il lungo tributo del pubblico. Curiosamente, il precedente record veneziano apparteneva a La voce di Hind Rajab, il film di Kaouther Ben Hania presentato alla Mostra nel 2025, che aveva ricevuto un'ovazione di 22 minuti.
Prodotto dalla sezione documentari del Guardian, il film è stato realizzato in segreto nell'arco di tre anni e raccoglie le testimonianze di 24 ex membri dell'intelligence e dell'esercito israeliano. Il titolo riprende il termine "NAZA", utilizzato nel film come acronimo legato alla stima delle vittime civili considerate come possibile "danno collaterale" nelle operazioni aeree.
I due registi israeliani Yuval Abraham e Rachel Szor hanno lavorato al progetto dopo l'esperienza di No Other Land, il documentario realizzato insieme a Basel Adra ed Hamdan Ballal, e vincitore dell'Oscar nel 2025.