Naza, la recensione: i danni collaterali di Israele a Gaza in un documentario agghiacciante

La guerra israelo-palestinese al centro del documentario degli autori di No Other Land: i militari israeliani ricostruiscono le tattiche utilizzate per radere al suolo Gaza in una testimonianza scioccante presentata in anteprima in concorso a Venezia.

Una scena di Naza

Ogni guerra ha le sue vittime innocenti. Ma lo sterminio sistematico di civili a Gaza risulta tanto più odioso visto che il conflitto ipertecnologico di Israele si combatte a colpi di droni e sofisticati sistemi di sorveglianza mentre i palestinesi della striscia vengono affamati e privati degli aiuti umanitari. La denuncia di Naza, documentario d'inchiesta firmato da Yuval Abraham e Rachel Szor, due dei membri del collettivo autore del film premio Oscar No Other Land, è lucida e impietosa.

Girato di notte sui tetti di Tel Aviv, il film inserito in extremis nel concorso veneziano farà discutere per la presa di posizione radicale dei suoi registi, che hanno esaminato i sistemi usati dall'esercito israeliano per annientare gli abitanti di Gaza attraverso un collage di interviste a ventiquattro membri dell'intelligence. Volti oscurati, voci modificate, le silhouette di funzionari e ingegneri militari si stagliano sullo sfondo di moderni condomini israeliani in cui le persone guardano la tv o trascorrono le serate in famiglia mentre edifici simili, a Gaza, sono stati rasi al suolo sterminando gli ignari abitanti, ufficialmente per annientare Hamas.

La guerra moderna si combatte a colpi di algoritmo

Naza Yuval Abraham Rachel Szor
Naza: i registi Yuval Abraham e Rachel Szor alla Mostra del Cinema di Venezia 2026

"Danno collaterale". Questo è il significato di Naza, termine che dà il titolo al documentario e indica il margine di errore, e il numero di vittime innocenti, tollerato dall'esercito israeliano nelle missioni. L'obiettivo? Localizzare e annientare i terroristi di Hamas per autodifesa, come proclama Netanyahu dagli schermi delle tv accese nelle case. In realtà, nel descrivere i sofisticati sistemi di difesa utilizzati dall'esercito, molti intervistati ammettono che gli ordini giunti dall'alto gli imponevano di uccidere chiunque capitasse a tiro, uomini, donne e bambini che fossero.

Naza Scena Film
Un'immagine del documentario

Civili indifesi, colpevoli di essere parenti di membri di Hamas, vicini di casa o più semplicemente di risiedere a Gaza. "Un neonato vale un naza?" chiede uno degli intervistatori per comprendere a fondo il funzionamento della macchina di morte messa in piedi da Israele. Uno degli intervistati descrive con tono professionale il funzionamento di Lavender, sistema informatico che utilizza l'intelligenza artificiale per localizzare i potenziali terroristi attraverso i segnali emessi dai loro telefoni cellulari lasciati di notte sul comodino. Altri, mentre parlano, disegnano schermi esemplificativi. La guerra a distanza penetra nell'intimità delle case e l'algoritmo diviene strumento di morte senza possibilità alcuna di difesa.

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L'errore "tollerato" che sta causando il massacro di un popolo

Girato con stile asciutto e rigoroso, Naza ha uno straordinario valore in quanto testimonianza della tragedia che si sta consumando davanti agli occhi del mondo spiegata dagli stessi agenti che la stanno perpetrando. E se tra gli intervistati c'è chi ammette di non essersi posto alcun dilemma morale, fidandosi ciecamente degli ordini giunti dall'alto e ritenendo il massacro "necessario" per proteggere Israele dai terroristi, il punto di rottura arriva quando uno dei militari confessa di aver compreso solo ora, dopo decenni di odio nei confronti dei nazisti, la loro posizione. Non per nulla tra i produttori del film compare il regista Jonathan Glazer, che nell'agghiacciante La zona d'interesse ha ben espresso il suo punto di vista sulla Shoah.

Naza
Una scena di Naza

Con perfezione chirurgica, Naza mette il dito nella piaga lasciando che a paragonare il genocidio pianificato degli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale e le operazioni militari di Israele nella striscia di Gaza - argomento impossibile da affrontare senza che gli animi si scaldino - sia un membro dell'esercito. Il film suggerisce la possibilità di una presa di coscienza da parte degli stessi agenti del massacro che purtroppo, come ricorda il film, è in atto nello stesso momento in cui scriviamo.

E infatti negli ultimi minuti i registi abbandonano Tel Aviv per chiudere sulle note dolenti di uno dei tanti bombardamenti di Gaza, mostrando i cadaveri seminascosti dalle macerie e il dolore di chi resta. Una manciata di inquadrature necessarie per ricordarci che la guerra, seppur ipertecnologica, ha un costo in vite umane che sta diventando sempre più inaccettabile.

Conclusioni

In ottanta drammatici minuti, Naza raccoglie le testimonianze di un gruppo di militari israeliani che fanno luce sulle tecnologie e strategie usate nella guerra con Gaza, tra la caccia ai terroristi di Hamas e lo sterminio di vittime innocenti. Danno collaterale “calcolato” e preventivato dal governo di Netanyahu che continua a usare l’autodifesa come paravento allo sterminio.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Un documento eccezionale che fa luce su ciò che sta accadendo a casa dalla voce stessa degli agenti del massacro.
  • L'approccio dei registi, lucido e rigoroso, evita di speculare sull'emotività per concentrarsi sul contenuto delle testimonianze.
  • Il coraggio di sollevare il paragone con la Shoah, tema "proibito" sui media.

Cosa non va

  • Il film rappresenta un tassello che, per quanto prezioso, accende i riflettori su un aspetto inedito del conflitto sollevando tante domande irrisolte.
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