Le community anime sono ecosistemi vivaci, ma possono trasformarsi in territori ostili quando popolarità e rivendicazioni identitarie collidono: è ciò che sta accadendo attorno a Gachiakuta, l'esplosivo shonen distribuito da Crunchyroll nel 2025, finito al centro di polemiche durissime che stanno logorando il suo fandom e, soprattutto, la sua creatrice.
Blackface, accuse di razzismo e un fandom spaccato per Gachiakuta
Se la popolarità porta spesso con sé dibattiti accesi, nel caso di Gachiakuta il clima si è trasformato in una vera arena. La miccia scoppia a dicembre 2025, giorno della finale della prima stagione, quando vengono annunciati la stagione 2 e uno spettacolo teatrale giapponese basato sull'opera. Nelle locandine, gli attori che interpretano Corvus e Semiu sono truccati con una carnagione più scura. Poiché entrambi i personaggi sono considerati di discendenza africana - percezione condivisa anche dalla stessa autrice Kei Urana - la scelta viene interpretata come blackface, scatenando indignazione immediata.
Urana interviene sui social per ricostruire il dietro le quinte del casting: racconta di aver chiesto interpreti realmente afrodiscendenti e di essersi sentita rispondere che era difficile trovare attori con quel profilo e fluenti in giapponese. A quel punto, avrebbe chiesto almeno di evitare il trucco scurente. Nonostante questo, le critiche si riversano comunque su di lei con accuse di razzismo.
Il risultato è un fandom diviso in tre fazioni: chi vede la blackface come un fatto incontestabile, chi difende Urana dagli attacchi, e chi mette in dubbio perfino che Corvus e Semiu siano personaggi di origini africane, citando l'assenza di conferme ufficiali sull'etnia di molti personaggi, fatta eccezione per Zanka Nijiku e la sua famiglia. Una conversazione potenzialmente fertile si è trasformata in un gioco al massacro, in cui il bersaglio è diventato l'autrice stessa.
Identità di personaggi e autrice: il fandom oltrepassa il limite
La seconda ondata arriva nel 2026 con un dibattito sull'identità di genere del personaggio Tamsy Caines. Una teoria, diffusissima tra i fan, sostiene che Tamsy sia un ragazzo transgender, basandosi su tavole del manga dove appare androgino o con tratti socialmente letti come femminili, e sul fatto che la sua voce giapponese appartenga a una donna, l'attrice Mitsuki Saiga.
La teoria diventa così popolare da essere percepita come canonica da parte del fandom LGBTQ+. Quando Urana interviene per smentire, dicendo "Dicono che Tamsy sia transgender; non penso che sia così", il discorso esplode: delusione da una parte, accuse di transfobia dall'altra, e contro-accuse verso i fan di "forzare" una rappresentazione queer. Nessuno esce bene da quella discussione.
Poi arriva la terza ondata, la più paradossale. Nel tentativo di difendere la comunità queer attaccata, alcuni utenti iniziano a dichiarare che la stessa Urana sarebbe non-binary e userebbe they/them. La voce rimbalza a raffica senza fonti. L'autrice, spiazzata, interviene su Instagram spiegando che la voce è falsa: non aveva mai parlato del proprio genere, e l'illusione era nata dal fatto che, per mantenere l'anonimato, nel 2023 aveva chiesto di essere indicata con pronomi neutri nelle traduzioni internazionali.
Una scelta tecnica si è trasformata in identità attribuita e quindi in un nuovo motivo di polemica. L'influencer Chibi Reviews arriva perfino a pubblicare screenshot della smentita, denunciando l'assurdo livello di aggressività che Urana sta subendo da mesi.