Franco Nero riceve la sua stella sulla Walk of Fame di Hollywood: “Tutti meritano una seconda possibilità”

Franco Nero ripercorre una carriera lunga oltre sessant'anni, in occasione della stella sulla Walk of Fame. Tra cinema europeo e Hollywood, l'attore riflette su creatività, determinazione e valori.

Una scena con Franco Nero

A 84 anni, Franco Nero aggiunge un nuovo tassello a una carriera che ha attraversato continenti, generi e generazioni. La stella sulla Hollywood Walk of Fame diventa l'occasione per guardarsi indietro senza nostalgia, ma con la consapevolezza di chi ha seminato molto e continua a farlo.

Da Django a Hollywood: un percorso fatto di visioni e libertà creativa

Ricevere una stella sulla Walk of Fame non è solo un riconoscimento simbolico, ma una sorta di punto di arrivo narrativo per Franco Nero, che a Hollywood arriva dopo aver percorso tutte le strade possibili del cinema mondiale. "Significa che ho piantato molti semi in più di sessant'anni di carriera artistica, anche se chi semina non ha mai la certezza di raccoglierne i frutti", ha raccontato a Variety, aggiungendo con emozione: "Sono profondamente commosso, orgoglioso e onorato. Quel ragazzo povero della provincia di Parma è riuscito a combinare qualcosa nella vita".

Franco Nero in Forever Blues
Franco Nero in Forever Blues

Il grande spartiacque resta il 1966, quando Sergio Corbucci gli affida il ruolo del pistolero in Django. Un film che, paradossalmente, rischiò di non vedere mai la luce. "È incredibile pensare che il film per poco non venne completato per mancanza di fondi. Fu lungo ed estenuante da girare, ma alla fine divenne uno dei più grandi successi al botteghino mondiale", ricorda Nero. Il merito, secondo l'attore, va alla visione di Corbucci: "Un grande visionario, capace di ottenere tantissimo con pochissimo. Uno da cui molti registi di oggi avrebbero ancora molto da imparare".

Da lì, il passaggio tra cinema italiano, europeo e americano è stato continuo. Nero ha lavorato con Quentin Tarantino, Luis Buñuel, e ha preso parte a produzioni hollywoodiane come Die Hard 2, John Wick: Chapter 2 e The Pope's Exorcist. Proprio Tarantino lo ha voluto in Django Unchained come omaggio diretto al personaggio che lo aveva reso un'icona. Ma il confronto tra i due mondi resta netto: "Lavorare su un blockbuster hollywoodiano è come stare dentro una gigantesca macchina, dove anche il più piccolo ingranaggio deve funzionare alla perfezione. Nei nostri western, invece, c'erano pochi soldi, molta immaginazione, improvvisazione e tonnellate di creatività".

Regia, seconde possibilità e il legame con Vanessa Redgrave

Oltre a essere un interprete instancabile, Franco Nero ha esplorato anche la regia, a partire da Forever Blues (2005) fino a The Man Who Drew God (2022), film che ha fatto discutere per la presenza di Kevin Spacey, alla sua prima interpretazione dopo le accuse di molestie. Una scelta che Nero ha difeso senza esitazioni: "Considero Kevin uno dei più grandi attori di tutti i tempi e credo che tutti meritino una seconda possibilità, abbiano commesso errori o meno". E ancora: "Per questo sono stato felice di dargli la mia sceneggiatura. C'era un ruolo adatto a lui, anche se non era il protagonista".

Django Franco Nero
Django: Franco Nero in una sequenza

Una posizione che riflette una visione umanista del mestiere artistico, dove il talento e la responsabilità personale convivono in equilibrio complesso. La stessa filosofia sembra attraversare anche la sua vita privata, profondamente intrecciata a quella di Vanessa Redgrave, incontrata sul set di Camelot nel 1967. Dopo una separazione e un lungo percorso individuale, i due si sono risposati nel 2006 e hanno continuato a lavorare insieme, da Letters to Juliet a The Estate.

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"Sono assolutamente convinto che la longevità della mia carriera sia dovuta anche a una lezione profonda che ho imparato da Vanessa: la determinazione", spiega Nero. "Me lo ripeteva spesso. Oltre a essere la donna della mia vita, è l'attrice vivente più prestigiosa. Vanessa è la determinazione fatta persona". Per questo, conclude, la sua durata artistica e la relazione con Redgrave sono inseparabili, due linee parallele nate ai tempi di Camelot e mai davvero interrotte.

La stella sulla Walk of Fame, in questo senso, non chiude un cerchio: lo rende semplicemente più luminoso.