Charlie Hunnam 'difende' Lizzie Borden di Monster: "Se fu lei, il suo crimine è comprensibile"

L'attore, protagonista di Monster: The Lizzie Borden Story nei panni di Andrew Borden, mette a confronto la presunta assassina del 1892 con Ed Gein e definisce quello di Lizzie un possibile "crimine passionale".

Un ritratto di Charlie Hunnam

Charlie Hunnam conosce bene entrambi i lati della nuova stagione di Monster. Dopo aver interpretato Ed Gein nel capitolo precedente della serie antologica Netflix, l'attore è tornato nel nuovo capitolo dedicato a Lizzie Borden, questa volta nei panni di Andrew Borden, il padre che la donna fu accusata di avere ucciso con un'ascia nel 1892.

Charlie Hunnam: "Lizzie viveva in una casa incredibilmente oppressiva"

Per Hunnam, la differenza tra Ed Gein e Lizzie Borden riguarda soprattutto la natura dei crimini e il contesto nel quale sarebbero maturati. "Ed Gein era un personaggio profondamente disturbato che si dedicò per un lungo periodo a una depravazione davvero perversa", ha raccontato l'attore a Entertainment Weekly, riferendosi all'uomo che negli anni Cinquanta confessò due omicidi in Wisconsin e che divenne noto anche per la profanazione delle tombe e la mutilazione dei cadaveri.

Charlie Hunnam in una scena dell'episodio Albification di Sons of Anarchy
Charlie Hunnam in una scena

Il caso Borden, invece, resta molto più ambiguo. Lizzie fu accusata di avere ucciso la matrigna Abby e il padre Andrew nella loro casa di Fall River, in Massachusetts, ma non venne mai condannata. Nel 1893 fu infatti assolta dopo un processo seguito da enorme attenzione pubblica.

"Se davvero avesse commesso questo crimine, e non fu mai dimostrato, fu un crimine passionale molto più comprensibile", sostiene Hunnam. L'attore non mette dunque in discussione soltanto la natura dei due casi, ma introduce anche il tema delle possibili motivazioni che avrebbero potuto portare Lizzie a compiere un gesto tanto violento.

Il mistero di Lizzie Borden non è mai stato risolto

Nella ricostruzione proposta dall'attore, un ruolo fondamentale avrebbe avuto l'ambiente familiare. Charlie Hunnam descrive Andrew Borden come un uomo freddo, autoritario e avaro, mentre la matrigna Abby sarebbe stata una presenza infelice e risentita. "Viveva in questa casa incredibilmente oppressiva, con un padre completamente inaccessibile e che governava in modo freddo, ferreo e tirchio, e una matrigna infelice che la risentiva", spiega.

Civiltà perduta: un primo piano di Charlie Hunnam
Charlie Hunnam in uno scatto

Secondo Hunnam, tensioni, gelosia e risentimento avrebbero potuto accumularsi fino a sfociare in un gesto improvviso: "È culminato in questo crimine passionale, in cui questa ragazza apparentemente molto innocente e molto gentile è esplosa e ha brutalmente ucciso entrambi i genitori".

La ricostruzione storica, tuttavia, non permette di trasformare questa ipotesi in una certezza. Lizzie finì sotto sospetto anche a causa delle contraddizioni nelle sue dichiarazioni sulla mattina degli omicidi. In casa si trovavano soltanto lei e la domestica Bridget Sullivan quando i corpi furono scoperti. L'arma del delitto non venne mai ritrovata e nessun'altra persona fu condannata.

Monster 4, ecco Lizzie Borden "scioccante e gloriosamente libera" nelle prime foto della serie Netflix Monster 4, ecco Lizzie Borden 'scioccante e gloriosamente libera' nelle prime foto della serie Netflix

Lizzie Borden morì nel 1927, più di trent'anni dopo essere stata assolta. Eppure il dubbio sulla sua responsabilità non è mai scomparso. È proprio questa zona grigia a rendere il caso particolarmente adatto all'universo di Monster: mentre la vicenda di Ed Gein è legata a crimini accertati e a una serie di atti documentati, quella di Lizzie continua a muoversi tra prove, ipotesi e leggenda.

Il punto più interessante delle parole di Hunnam, quindi, non è stabilire se Lizzie fosse innocente o colpevole, ma mostrare come la serie affronti una figura sulla quale la giustizia ha già espresso un verdetto, mentre la cultura popolare continua a cercare una spiegazione.

Aggiungici come fonte preferita su Google