Austin Butler interpreterà Lance Armstrong in un nuovo film diretto da Edward Berger. Il progetto, prodotto da Scott Stuber, promette un ritratto ambizioso e complesso del campione del ciclismo, tra gloria sportiva, scandalo doping e costruzione del mito mediatico.
Un ruolo ingombrante per uno degli attori più richiesti di Hollywood
Dopo aver incarnato icone culturali e personaggi tormentati, Austin Butler si prepara a una nuova metamorfosi: sarà Lance Armstrong in un film ancora senza titolo diretto da Edward Berger, regista premiato per All Quiet on the Western Front e reduce dal successo di Conclave. Una scelta che dice molto sulle ambizioni del progetto, pensato non come semplice biopic sportivo, ma come racconto stratificato di un'epoca.
Armstrong è una figura che continua a dividere: sette Tour de France vinti, una narrazione eroica costruita attorno alla sopravvivenza al cancro, e poi il crollo, segnato dalle ammissioni di doping che hanno cancellato titoli e reputazione. Portarlo sullo schermo significa confrontarsi con un personaggio che è stato, allo stesso tempo, simbolo di resilienza ed esempio di inganno sistemico. Un equilibrio delicato, che richiede uno sguardo capace di evitare sia l'agiografia sia il giudizio sommario.
La produzione è affidata a Scott Stuber, ex responsabile del comparto cinematografico Netflix e ora legato a United Artists, che ha già acceso una vera e propria gara tra studios e piattaforme per assicurarsi i diritti del film. A differenza di precedenti tentativi di raccontare la vicenda - come The Program del 2015, con Ben Foster - questa volta sono stati acquisiti i diritti sulla vita di Armstrong, elemento che apre la strada a un racconto più diretto e, potenzialmente, più intimo.
Il progetto si inserisce in una fase cruciale della carriera di Butler. Dopo la candidatura all'Oscar per Elvis, l'attore ha alternato ruoli autoriali e produzioni più tese al grande pubblico, lavorando con registi come Darren Aronofsky e affiancando interpreti come Jeremy Allen White. Interpretare Armstrong significa ora misurarsi con un personaggio reale ancora vivo nella memoria collettiva, carico di significati extra-cinematografici.
Tra mito, scandalo e controllo del racconto
Alla sceneggiatura ci sarà Zach Baylin, già autore di King Richard, altro film capace di muoversi sul confine tra celebrazione sportiva e analisi delle zone d'ombra. Una scelta che suggerisce un approccio meno sensazionalistico e più attento ai meccanismi che trasformano un atleta in un brand globale. Armstrong, infatti, non è stato solo un ciclista, ma un prodotto mediatico, sostenuto da sponsor, storytelling motivazionale e un sistema che per anni ha preferito non vedere.
La presenza di Edward Berger alla regia rafforza questa direzione. Il suo cinema è spesso interessato alla responsabilità individuale dentro strutture più grandi: la guerra, il potere, la fede. Trasportare questo sguardo nel mondo dello sport significa interrogarsi non solo sulle colpe di un singolo, ma sul contesto che ha reso possibile l'inganno. Il doping, in questa prospettiva, non è solo un atto personale, ma una crepa in un sistema che premiava il risultato a ogni costo.
Il film arriva in un momento in cui Hollywood sembra nuovamente attratta da storie di cadute celebri, forse perché parlano con chiarezza al presente. Armstrong diventa così una figura quasi archetipica: l'eroe moderno costruito dall'industria dell'intrattenimento e poi divorato dalla stessa macchina che lo aveva esaltato. Raccontarlo oggi significa anche riflettere sul rapporto tra verità, narrazione e consenso.
Per Butler, il rischio è alto quanto il potenziale ritorno artistico. Dare volto a Armstrong significa esporsi al confronto con un personaggio che il pubblico conosce già fin troppo bene. Ma è proprio in questo spazio, tra riconoscibilità e reinterpretazione, che può nascere una performance capace di andare oltre il semplice travestimento.
Il film su Lance Armstrong non promette redenzione facile né condanna spettacolare. Piuttosto, sembra voler osservare da vicino come nasce un mito, come si mantiene e come, inevitabilmente, può crollare. Una corsa lunga, piena di salite e discese, che il cinema si prepara ad affrontare senza ruote di scorta.