47 Ronin, il regista condannato per la maxi truffa a Netflix: 30 mesi di carcere per Carl Rinsch

Aveva ricevuto oltre 11 milioni di dollari per realizzare una serie di fantascienza mai completata. Il denaro, secondo l'accusa, fu investito in operazioni finanziarie ad alto rischio e in acquisti di lusso.

Una foto con Carl Erik Rinsch sul set

Il regista Carl Erik Rinsch, noto soprattutto per aver diretto 47 Ronin, è stato riconosciuto colpevole di aver sottratto oltre 11 milioni di dollari a Netflix, fondi destinati alla realizzazione di una serie televisiva che non è mai arrivata sullo schermo.

La condanna a Carl Rinsch

Si chiude con una condanna a 30 mesi di reclusione uno dei casi giudiziari più clamorosi che hanno coinvolto Hollywood negli ultimi anni. La sentenza è stata pronunciata dal tribunale federale di Manhattan, che ha inflitto al cineasta una pena inferiore rispetto a quella richiesta dall'accusa. I pubblici ministeri avevano infatti sollecitato cinque anni di carcere, mentre il massimo previsto dai capi d'imputazione avrebbe potuto raggiungere addirittura i novant'anni.

Al centro della vicenda c'è White Horse, una serie di fantascienza commissionata da Netflix diversi anni fa. Secondo quanto ricostruito durante il processo, la piattaforma aveva trasferito a Carl Erik Rinsch milioni di dollari affinché il progetto venisse completato. Invece di utilizzare quel denaro per la produzione, il regista avrebbe investito una parte consistente della somma in operazioni speculative sui mercati finanziari.

Le scommesse si rivelarono inizialmente molto rischiose, ma alcune operazioni generarono profitti milionari. Soldi che, secondo l'accusa, non furono reinvestiti nella serie, bensì impiegati per acquistare beni di lusso e sostenere uno stile di vita estremamente costoso. Nel frattempo Rinsch arrivò persino ad avviare un contenzioso contro Netflix, sostenendo di avere diritto a ulteriori finanziamenti per completare il progetto.

La strategia non ha però convinto la giuria federale, che lo scorso anno lo aveva dichiarato colpevole di frode telematica, riciclaggio di denaro e numerosi reati legati all'utilizzo illecito di fondi.

Le condizioni psicologiche

Oltre alla pena detentiva, il giudice ha disposto tre anni di libertà vigilata una volta terminato il periodo in carcere e ha ordinato al regista di restituire a Netflix gli 11 milioni di dollari oggetto della frode. Parallelamente continua anche la richiesta della società di recuperare oltre 4,4 milioni di dollari di spese legali sostenute durante la lunga battaglia giudiziaria.

Nel corso del procedimento è però emerso anche un altro elemento che ha inciso sulla decisione finale del tribunale. La difesa ha infatti prodotto numerose testimonianze che descrivono un progressivo peggioramento delle condizioni psicologiche del regista a partire dal 2019.

Il fratello Daniel Rinsch ha raccontato che familiari e amici notarono un cambiamento sempre più evidente nel suo comportamento, nei ragionamenti e persino nel modo di comunicare. Secondo il suo racconto, le email inviate dal regista divennero progressivamente confuse e scollegate dalla realtà.

Una ricostruzione confermata anche dallo sceneggiatore Mike Seid, amico d'infanzia di Rinsch, che ha ricordato come durante la pandemia il regista sostenesse di aver individuato spiegazioni scientifiche sul Covid e affermasse di essere in contatto con misteriose "forze divine". Anche l'ex assistente Jesse Warfield ha descritto quel periodo parlando di una vera e propria rottura con la realtà, più che di semplice stress lavorativo.

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Il giudice ha riconosciuto che queste condizioni potrebbero essere state aggravate da cure farmacologiche non adeguate, elemento che ha contribuito a ridurre la pena rispetto alle richieste della procura. Ha però sottolineato che le prove raccolte dimostrano come Rinsch abbia comunque pianificato consapevolmente la frode, occultando i movimenti di denaro e mentendo a Netflix nel tentativo di ottenere ulteriori finanziamenti.

Tra le lettere depositate in tribunale figurava anche quella dell'attore Keanu Reeves, protagonista di 47 Ronin, che ha chiesto clemenza nei confronti del regista. Pur senza esprimere valutazioni mediche, Reeves ha descritto Rinsch come una persona capace di autosabotarsi, spingendosi spesso oltre i limiti dei progetti concordati fino a compromettere i rapporti con collaboratori e finanziatori.

Con questa sentenza si chiude almeno sul piano penale una vicenda che, per dimensioni economiche e modalità, rappresenta uno dei casi di frode più rilevanti mai affrontati dall'industria dell'intrattenimento negli ultimi anni.