Zustìssia, Michele Riondino: “Chi detiene il potere si dimentica di essere stato cittadino”

Il nostro incontro con il regista del film Francesco Paris e con i protagonisti Michele Riondino e Fabrizio Ferracane. Con loro abbiamo parlato di giustizia, di legge e di istituzioni.

Michele Riondino

"Raccontare questa storia richiedeva un certo rigore. A partire dal cast, che doveva essere curato anche nei ruoli più piccoli". Così ha parlato Francesco Paris a proposito del suo ottimo film d'esordio, Zustìssia, che racconta la storia vera di Beniamino Zuncheddu, pastore sardo giudicato colpevole d'omicidio e ingiustamente recluso per
oltre vent'anni.

Zustissia Film
Paola Giannini, Fabrizio Ferracane e Michele Riondino

La pellicola funziona proprio per la cura dei dettagli, e poi per il tono, per la scrittura e per il cast, che vede protagonisti Fabrizio Ferracane, che interpreta Zuncheddu, e Michele Riondino, che invece veste i panni del suo avvocato, Mauro Trogu.

Cinema di impegno civile e umano

A scrivere Zustìssia ci sono Niccolò Gentili e Lisa Nur Sultan. L'autrice, durante la conferenza, spiega: "Dopo tanti anni era importante ridare dignità a Beniamino. Ci ha colpito perché questa non è una storia di rabbia o vendetta, ma di persone perbene che si alleano per curare la giustizia. La giustizia ha rimediato, ma ci ha messo troppo". Poi, un appunto sul concetto di prigione, che oggi non rieduca ma, in qualche, modo, tortura. "La prigione è un buco nero, e allora come raccontarlo? Per questo si parla anche di come le carceri italiane siano al limite del sopportabile. Non c'è pena, ma tortura. Beniamino è uscito di galera con una famiglia, è fortunato, ma chi non ha famiglia come fa?"

In questo senso, è stata fondamentale la prova di Ferracane, avvicinatosi al ruolo con enorme rispetto. "Dovevo cercare la verità, il dolore. Ho incontrato Beniamino una sola volta, l'ho abbracciato, abbiamo fatto due chiacchiere", confida Ferracane, "ho cercato di infilarmi nei silenzi, nelle movente. Da lì è nata la costruzione. Una storia potente e forte".

La Zustìssia secondo Michele Riondino

Dall'altra parte, durante la nostra video intervista, Michele Riondino ha riflettuto su quanto le istituzioni, a volte, premano sui cittadini. "Ci dimentichiamo che dentro i palazzi a decidere ci sono delle persone, che prima di ricoprire un ruolo erano come noi", dice l'attore. "È qui che avviene il cortocircuito: non si sa bene perché chi viene eletto, quando varca la porta, cambia automaticamente. C'è un'imposizione al cambiamento, forse? È sempre lì il problema. Il passaggio dalla campagna elettorale al parlamento. Prima si è cittadini e poi si è parlamentari. Eppure dovremmo essere tutti normali, come i figli che diventano genitori. Un ciclo. Siamo sempre chiamati a rispettare qualcosa, ma chi ci impone queste cose si arroga il diritto di uscire fuori dal gregge".

Dietro l'epopea giudiziaria del tenero e fiero Zuncheddu c'è anche il valore della verità, oggi sempre più complessa da trovare. "Il termine verità indica diversi percorsi che non necessariamente appartengono alla verità vera e propria", continua Riondino. "Zustìssia parla di un errore giudiziario, ma partiamo dal presupposto che dietro una condanna sbagliata ci sono diverse negligenze. Dietro un giudice che sbaglia c'è una catena di errori, a cominciare dall'analisi dei fatti. Come percepiamo noi cittadini le notizie? Siamo portati a considerare colpevoli coloro che vengono reputati colpevoli. Siamo tutti fallibili, ma dovremmo riflettere sui tempi necessari per stabilire una verità che possa essere definita tale".

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