Z: Vuole giocare, la recensione: un horror disturbante con un inquietante amico immaginario

La recensione di Z: Vuole giocare: grazie al blu-ray Midnight Classic abbiamo scoperto un horror che nonostante i temi non certo originali e qualche sbavatura, è dotato di una certa personalità e lascia una sensazione disturbante.

RECENSIONE di 04/08/2021
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Z: Vuole giocare: una scena del film

Un'altra preziosa uscita homevideo della collana Midnight Classic, permette di scoprire un interessante horror premiato in svariati festival di genere. Come vedremo nella recensione di Z: Vuole giocare, il film di Brandon Christensen ripercorre il filone dei bambini inquietanti, che per qualche maledizione o disturbo psichico vanno a scompaginare la serenità di una famiglia: in questo caso il protagonista vede e dialoga con un amico immaginario che gli fa commettere atti piuttosto pericolosi. Pur non brillando per originalità, il film però è confezionato bene, senza esagerazioni. E punta al sodo della storia, senza tanti fronzoli.

L'amico immaginario che viene dal passato

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Z: Vuole giocare: Jett Klyne in una scena del film

In Z: Vuole giocare tutto inizia quando Joshua (Jett Klyne), figlio di 8 anni di Beth (Keegan Connor Tracy) e Kevin (Sean Rogerson), comincia a parlare continuamente con un amico immaginario di nome Z. I genitori per un po' lo assecondano, devono preparare perfino un pasto in più a tavola, ma il ragazzo diventa progressivamente più ostile e aggressivo, assumendo comportamenti sempre più scontrosi.

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Z: Vuole giocare: Keegan Connor Tracy in una scena del film

Beth, che già deve vedersela con sua madre gravemente malata, è piuttosto turbata dal comportamento del figlio, mentre suo padre tende inizialmente a minimizzare. Fin quando la presenza di Z, che sembra in grado di far commettere a Joshua atti orribili, diventa un ossessione anche per Beth, che pensa di aver visto un'orribile creatura vicino a suo figlio e inizia a essere terrorizzata per la sua famiglia. Ma forse per capire Z la famiglia dovrà scavare nel proprio passato. E anche i ricordi di Beth potranno giocare un ruolo fondamentale.

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Z: Vuole giocare: Jett Klyne in una scena del film

Storia poco originale, ma tesa e disturbante

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Z: Vuole giocare: Jett Klyne in una scena del film

La prima cosa che va detta è che in mezzo a un nugolo sempre più folto di prodotti del genere, Z: Vuole giocare** fa la sua figura con dignità, provocando non soltanto qualche spavento, ma soprattutto quella sensazione disturbante che è l'indicatore per verificare che un prodotto sia arrivato davvero sotto la superficie. Super brividi forse ce ne sono pochi, ma si avverte un costante stato di tensione che un po' entra nella pelle.

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Z: Vuole giocare: una scena del film

In effetti quello di Brandon Christensen, che si avvale dell'apporto allo script di Colin Minihan, è un film solido, senza fronzoli, con buone interpretazioni, che nonostante il tema poco originale della famiglia perseguitata da forze maligne, riesce a non risultare una noiosa replica di cose già viste. L'aspetto psicologico e il dubbio di una discesa nella follia, hanno maggior importanza del classico babau, qui sotto forma di un cattivo amico immaginario che quando (forse) si manifesta assume l'aspetto di una creatura terrificante, gigante e con le zanne.

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Z: Vuole giocare: una scena del film

Paura e ossessioni, ma un finale poco convincente

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Z: Vuole giocare: Chandra West in una scena del film

Interessanti, ma anche qui non certo una novità, le diverse reazioni dei genitori: l'angoscia totale della madre che si tramuta in paura e ossessione, la sottovalutazione del padre scettico e superficiale, che pensa si tratti solo di una delle tante manie di bambini in fase di crescita. Fin quando sarà troppo tardi e quella presenza invisibile si rivelerà devastante. Peccato però per un finale che lascia un po' l'amaro in bocca, come se la storia non riuscisse a trovare uno sbocco convincente. Quello che era riuscito a essere un prodotto gradevole e dotato di una certa personalità, nonostante di bambini con amici immaginari sia piena la storia del cinema, finisce per infrangersi su un epilogo che non riesce a coinvolgere emotivamente. Anche l'interessante connubio fra traumi dell'infanzia e paranormale, non riesce a essere sviluppato in modo adeguato.

Il blu-ray: video ottimo, audio super e un booklet illustrato

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Come detto, se possiamo apprezzare Z: Vuole giocare è grazie all'uscita homevideo Koch Media. Noi abbiamo potuto visionare il blu-ray, che come consuetudine della collana Midnight Factory ha un packaging curatissimo, con la robusta slipcase contenente l'amaray, al cui interno c'è l'elegante l'immancabile booklet illustrato di approfondimento del film. Il video è ottimo, con un quadro nitido e dal dettaglio affilato, che spicca in ogni circostanza nonostante la tonalità generalmente cupa. Buona la tenuta anche nelle scene più scure, mentre nelle sequenze più luminose la definizione tocca livelli eccelsi con un notevole senso di profondità e un croma molto vivido. Il nero è solido e profondo con i dettagli che spiccano netti nelle ombre.

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Z: Vuole giocare: Stephen McHattie in una scena del film

L'audio è proposto con una traccia DTS HD 5.1 Master Audio sia per l'italiano che in originale. I momenti di maggior tensione sono riprodotti in modo magistrale, con un coinvolgimento notevole per lo spettatore grazie a un asse posteriore che oltre alla precisione sfodera anche una certa energia, ben supportato dai sub per quanto riguarda i bassi. Gli effetti sono ben dislocati lungo i diffusori, anche quelli più sottili, mentre i dialoghi escono dal centrale chiari e con un buon timbro. Negli extra c'è solamente il trailer, ma non va dimenticato il booklet.

Conclusioni

A conclusione della recensione di Z: Vuole giocare, possiamo dire che nonostante ripercorra temi e schemi non certo originali come amici immaginari e bambini inquietanti, l’horror di Brandon Christensen è solido, coinvolgente e dotato di una certa personalità, anche se non sviluppa alcuni temi e non riesce a fornire un finale convincente.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Il film è ben confezionato e riesce a essere disturbante.
  • La tensione rimane costante. grazie soprattutto all’angoscia e ai dubbi della madre del ragazzo.
  • L’amico immaginario di un bambino riesce sempre ad affascinare.

Cosa non va

  • Il finale è poco convincente.
  • Alcune tematiche interessanti sui traumi dell’infanzia meritavano un maggior sviluppo.
  • Schemi e temi non sono molto originali.