X&Y – Nella mente di Anna, recensione: tutto il mondo è palcoscenico

Recensione di X&Y - Nella mente di Anna, secondo lungometraggio della regista svedese Anna Odell, che analizza i ruoli di genere e le dinamiche sessuali.

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X&Y - Nella mente di Anna: un'immagine

Con la recensione di X&Y - Nella mente di Anna, che arriva nelle sale italiane a due anni e mezzo dal debutto in patria, ci addentriamo nuovamente, come suggerisce anche il titolo italiano, nel mondo molto particolare di Anna Odell, regista e artista svedese che si è già fatta notare in ambito italico nel 2013, presentando il suo primo lungometraggio a Venezia all'interno della Settimana della Critica. Una figura affascinante e curiosa nel panorama europeo in generale e nordico in particolare, anche controversa per il suo approccio molto personale all'arte: nel 2009 ci furono conseguenze giuridiche per le riprese del suo cortometraggio di diploma, dove lei ricreava un vero e autobiografico episodio psicotico con tanto di tentativo di suicidio, risalente al 1995. Per citare Shakespeare, c'era del metodo in quella follia, ed è una frase che si può applicare anche al nuovo progetto, che fa suo anche la massima del Bardo sul mondo come palcoscenico e gli uomini e le donne come attori su di esso.

Questioni di alter ego

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X&Y - Nella mente di Anna: una scena del film

X&Y - Nella mente di Anna pone la stessa regista al centro dell'attenzione, apparentemente nei panni di "sé stessa" come tutto il resto del cast. Lei è affiancata da Mikael Persbrandt, una delle più grandi star del cinema svedese contemporaneo (a livello internazionale è noto per ruoli secondari in film come Lo Hobbit: la desolazione di Smaug e la commedia Eurovision Song Contest: la storia dei Fire Saga). Insieme decidono di decostruire le proprie personalità, concentrandosi soprattutto sui ruoli di genere e le dinamiche sessuali. A tale scopo reclutano altri sei attori scandinavi, per l'esattezza gli svedesi Shanti Roney e Vera Vitali e i danesi Sofie Gråbøl, Trine Dyrholm, Jens Albinus e Thure Lindhardt. Insieme, senza copione, ciascuno deve interpretare un alter ego di entrambi gli autori del progetto, e osservare come questo influisca sulle interazioni all'interno del gruppo. Gli sviluppi sono drammatici, comici, a volte anche erotici, ma col passare del tempo l'assenza di una struttura comincia a mettere a nudo le frustrazioni dei partecipanti. A meno che tale assenza non sia di per sé la vera struttura della creazione di Anna e Mikael...

Trine Dyrholm ne La comune: "Ora che sarei pronta per Hollywood, sono troppo vecchia"

Il proscenio del cinema nordico

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X&Y - Nella mente di Anna: un momento del film

Al di là delle idiosincrasie tematiche e concettuali di Anna Odell, il film è anche una sorta di summa del cinema scandinavo recente, tramite gli attori convocati (alcuni con discreto percorso internazionale, tra riconoscimenti in sede di festival e partecipazioni a progetto dal respiro globale) e la scelta di girare il tutto nei teatri di posa di Trollhättan, lo studio che da decenni è famoso soprattutto come base operativa di Lars von Trier, che non si allontana mai dal suolo nordico per girare. E come lui, Odell utilizza il mezzo filmico come strumento terapeutico, seppure in modo ancora più esplicito (mentre il folle cineasta danese si serve esclusivamente di alter ego, talvolta in modo estremo come ne La casa di Jack). In questa sede la regista si mette a nudo, fisicamente e spiritualmente, ed espone anche gli artifici della macchina creativa e della tecnica dell'attore, ponendo i propri personaggi in cerca di autore (o almeno di copione) al centro di un affascinante, conturbante gioco di ruolo che esplora il concetto di identità in tutte le sue forme, con le varie contraddizioni del caso visti i soggetti coinvolti. Tutto diventa finzione, ma con sufficienti, legittimi dubbi sulla natura dell'operazione (il film è tecnicamente considerato un dramma, ma la prima danese è avvenuta nel contesto di un festival dedicato ai documentari). Dubbi sui quali il film stesso invita a riflettere, rimettendosi in discussione con grande impeto creativo e proiettando sullo schermo i labirinti della mente della sua creatrice.

Conclusioni

Chiudiamo la recensione di X&Y - Nella mente di Anna sottolineando come si tratti di un film in bilico tra realtà e finzione che funge da autoanalisi per la regista e al contempo riflessione su ciò che significa essere attori. Cast di altissimo livello.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
4.3/5

Perché ci piace

  • L'idea di base è molto intrigante.
  • Mikael Persbrandt guida un cast sopraffino.
  • La regia volutamente artefatta accentua l'impatto psicologico del film.

Cosa non va

  • Chi non si interessa al cinema nordico potrebbe avere poco da apprezzare.
  • Lo stile volutamente straniante non metterà d'accordo tutti.