We Are Who We Are, la recensione: alla scoperta di se stessi nella serie di Guadagnino

La recensione di We Are Who We Are, la serie TV di Luca Guadagnino: amori, amicizie e ricerca della propria identità nella cornice di una base militare americana in Veneto.

RECENSIONE di 09/10/2020

"Perché leggi le poesie?" "Per la stessa ragione per cui odio i tuoi vestiti: è una moda effimera. Compri qualcosa che pensi ti piaccia e dopo due mesi è nella spazzatura. Io cerco qualcosa che abbia un significato. Lo stesso è per la poesia: ogni parola ha un significato."

We Are Who We Are Luca Guadagnino 2020
We Are Who We Are: Jack Dylan Grazer e Jordan Kristine Seamón

La ricerca di un significato, nella sua essenza di indagine dispersiva, confusa, perennemente incerta, è uno dei tratti distintivi dell'adolescenza: il periodo in cui si tenta di attribuire significato anche a se stessi, mediante la definizione di un'identità spesso ancora tutta in divenire. Si tratta di uno dei temi centrali del racconto in otto episodi di cui ci accingiamo a parlare in questa recensione di We Are Who We Are, la serie TV diretta da Luca Guadagnino per HBO e Sky Atlantic su un soggetto dello scrittore Paolo Giordano, sviluppato poi insieme a Guadagnino e a Francesca Manieri e ispirato, in fase di scrittura, all'infanzia di Amy Adams, nata a Vicenza in quanto figlia di un militare di stanza in Italia.

Da qualche parte in Nord Italia

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We Are Who We Are: Chloë Sevigny (Sarah) in un'immagine della serie Sky

Un microcosmo statunitense immerso nella realtà italiana, e nello specifico il comune veneto di Chioggia, che in We Are Who We Are è la sede della fittizia base militare americana affidata al comando del Colonnello Sarah Wilson (Chloë Sevigny), appena atterrata da New York in compagnia della moglie Maggie Teixeira (Alice Braga), infermiera presso la base, e al figlio quattordicenne Fraser, che mette piede sul suolo chioggiotto con un misto di irritazione, curiosità, istinto di provocazione e sotterraneo timore. Sotto la capigliatura platinata, perfettamente in linea con i suoi abiti eccentrici e variopinti e con i larghi pantaloni leopardati, Fraser ha il viso di Jack Dylan Grazer, interprete di It e Beautiful Boy: un viso al contempo inquieto e arrogante, in cui si accendono a fasi alterne rabbia ed euforia, paura ed eccitazione, spesso nel giro di una manciata di secondi.

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We Are Who We Are: Jack Dylan Grazer (Fraser) in un'immagine della serie Sky

Fin dal primo episodio, interamente dedicato a lui e alla sua prospettiva su questo nuovo ambiente al confine fra due 'mondi', Fraser ci appare come uno dei teenager irrequieti dei film di Xavier Dolan (inclusi l'affetto viscerale e le eplosioni d'ira, non prive di una buona dose di teatralità, nei confronti della madre Sarah), nonché come un concentrato di hipsterismo (la ricercatezza dei suoi look, dalla giacca dei Rolling Stones alla t-shirt di Laurie Anderson). Verità o maschera? We Are Who We Are sembra volerci suggerire che non si tratta di una dicotomia: "siamo chi siamo", pertanto la maschera che scegliamo di indossare è essa stessa parte della nostra identità. E forse, anzi, la più autentica. Fraser ama la moda e legge le poesie; ascolta Prince, Kanye West e Blood Orange (che compare nell'ultima puntata), ma si lancia in una sfrenata danza all'aria aperta sulle note di A lei di Anna Oxa. Dietro il suo apparente distacco, è pronto a raccogliere ogni stimolo che la vita gli proponga.

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Fraser, Caitlin e la loro "età incerta"

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We Are Who We Are: Jordan Kristine Seamón (Caitlin) in un'immagine della serie Sky

Speculare al personaggio di Fraser è la co-protagonista della serie, Caitlin Poythress (l'esordiente Jordan Kristine Seamón), figlia di uno degli ufficiali della base, Richard (Scott Mescudi), uomo ambiguo e irruento. Caitlin, una ragazza afroamericana, è decisamente popolare fra i suoi coetanei, ma sta entrando in una fase di profondo cambiamento: con l'arrivo della pubertà si trova a mettere in discussione se stessa e il proprio genere biologico, comincia a farsi chiamare Harper e nel frattempo stringe un'immediata amicizia con Fraser, il nuovo arrivato (e pertanto qualcuno che non ha già un'idea di lei). We Are Who We Are è costruito in prevalenza sul legame fra questi due giovani, che si sosterranno a vicenda nelle loro esperienze e scopriranno, l'uno nell'altra, un confidente e un alleato nei propri percorsi di auto-definizione.

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We Are Who We Are: un'immagine dei protagonisti della serie

Attorno a Fraser e Caitlin/Harper, oltre alle rispettive famiglie, fa capolino un nugolo di comprimari che incrociano le giornate ordinarie dei due (la scuola, la spiaggia) o condividono con loro momenti più peculiari (la scatenata festa di nozze fra il militare Craig Pratchett e l'italiana Valentina, tra fiumi di alcol e sesso a ruota libera in una grande casa vuota). Ma si tratta di figure appena accennate, a cui Fraser non presta troppo attenzione e dalle quali Caitlin si distaccherà sempre di più; così come rimangono sullo sfondo le dinamiche del ménage di Sarah e Maggie, la conversione all'Islam di Danny (Spence Moore II), il fratello maggiore di Sarah, e la fervida adesione di Richard alla politica di Donald Trump e al suo Make America Great Again.

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L'educazione sentimentale di Fraser

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We Are Who We Are: un'immagine di Jack Dylan Grazer

La serie si svolge infatti fra l'estate e l'inverno del 2016, a cavallo fra la campagna elettorale per le Presidenziali e la vittoria a sorpresa di Donald Trump nella sfida per la Casa Bianca. Ma i personaggi non parlano mai di politica: la politica si affaccia al massimo dagli schermi su cui scorrono i notiziari televisivi, eppure ciò che accade nel resto del mondo pare non sfiorare minimamente Fraser o gli altri ragazzi della base. Del resto, We Are Who We Are è anche una storia sull'egocentrismo (e l'egotismo) dell'adolescenza, e non a caso Luca Guadagnino si adopera ad annullare ogni distanza fra noi e i protagonisti: la macchina da presa è posta costantemente alla loro altezza, in modo da far corrispondere quanto più possibile lo sguardo interno e soggettivo di Fraser e Caitlin a quello dello spettatore.

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We Are Who We Are: Tom Mercier (Jonathan) in un'immagine della serie Sky

In questo senso, We Are Who We Are si colloca idealmente nel solco di Chiamami col tuo nome, in cui il punto di vista di Elio Perlman era unico e totalizzante (ed escludeva tutto ciò che non attirava la sua attenzione, politica inclusa). Fraser è più piccolo e meno consapevole di Elio, ma pure lui andrà incontro alla scoperta del desiderio e ai primi passi della propria educazione sentimentale: un'educazione innescata dall'assistente di sua madre, Jonathan Kritchevsky (il Tom Mercier di Synonymes), che si manifesta per la prima volta ai suoi occhi come un corpo nudo sotto la doccia, diventando prima un puro feticcio erotico, quindi una (illusoria?) infatuazione romantica (nata dal libro di Jonathan Littell Le benevole) e poi forse addirittura qualcos'altro, qualcosa di vago e di stimolante pur nell'assenza di regole ed etichette.

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Right here, right now

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We Are Who We Are: Jack Dylan Grazer e Jordan Kristine Seamón

Ma per quanto l'approccio di We Are Who We Are possa risultare simile a quello di Chiamami col tuo nome, sul piano drammaturgico la serie di Luca Guadagnino conserva numerose differenze dal film tratto dal romanzo di André Aciman: rispetto alla cronaca del primo amore di Elio, la narrazione di We Are Who We Are è assai più sfumata e ondivaga, abbraccia una routine composta anche e soprattutto da situazioni 'banali' (ma comunque significative) e non assume un andamento lineare, né una perfetta coesione (e in questo si rivela, almeno in parte, l'influenza del cinema di Maurice Pialat, modello dichiarato di Guadagnino). Come la vita reale, d'altronde, che non sempre riserva finali compiuti né trame bilanciate con il medesimo equilibrio di uno script hollywoodiano.

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We Are Who We Are: Jordan Kristine Seamón e Jack Dylan Grazer

Il titolo di ciascun episodio è, emblematicamente e in controtendenza con le norme televisive, Right Here, Right Now: We Are Who We Are è una serie sul "qui e ora", sul valore del presente e sull'importanza di un singolo istante che può nascondere un brivido, un pensiero, un'epifania. Fraser e Caitlin non pensano granché al futuro: sono troppo impegnati a osservare ciò che hanno davanti agli occhi, che si tratti di un altro essere umano, dello schermo di un cellulare o dell'immagine riflessa in uno specchio. We Are Who We Are: il presente è reiterato fin dal titolo, e per loro è l'unica cosa che conta.

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Conclusioni

Quella di Guadagnino, d’altra parte, non ha i caratteri di una serie tradizionale, e la sua natura di coming of age è declinata secondo una cifra – stilistica e narrativa – assolutamente peculiare: quella cifra che il regista palermitano ci aveva già fatto conoscere nei propri film, da Io sono l’amore a Chiamami col tuo nome, e che nell’arco di questi otto episodi trova il tempo e lo spazio per dispiegarsi in piena libertà. Come sarà stato possibile intuire dalla nostra recensione di We Are Who We Are, l’intero racconto è basato su una richiesta di empatia: quanto più sapremo metterci nei panni di Fraser e Caitlin, quanto più riusciremo a guardare quel mondo attraverso i loro occhi, tanto più saremo in grado di lasciarci ammaliare dalla sua intrinseca, quotidiana bellezza.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

2.5/5

Perché ci piace

  • La capacità immersiva di un racconto che riesce a farci aderire appieno alla prospettiva dei suoi protagonisti.
  • La natura vivida e sensuale della regia di Luca Guadagnino, volta a valorizzare ogni istante.
  • La spontaneità degli interpreti e la perfetta aderenza ai rispettivi personaggi, a partire dal bravissimo Jack Dylan Grazer.
  • Una ricchissima e variegata selezione musicale, elemento-chiave nell’economia della serie.

Cosa non va

  • Il minore spazio riservato a personaggi e storyline secondari, che in vari casi rimangono appena abbozzati.