Wasp Network, la recensione: Olivier Assayas fra spie e doppio gioco

La recensione di Wasp Network di Olivier Assayas, in concorso a Venezia 2019: Penélope Cruz ed Edgar Ramírez in un film di spionaggio confuso e dispersivo.

RECENSIONE di 01/09/2019
Wasp Network
Was Network: una scena del film

È un film decisamente atipico, quello di cui ci accingiamo a parlare nella nostra recensione di Wasp Network, se collocato all'interno della produzione di Olivier Assayas, uno dei registi più apprezzati e originali del cinema francese. E non si tratta del mero aspetto linguistico (la pellicola è recitata in spagnolo e in inglese), né dell'ambientazione tra Cuba e la Florida, quanto dell'approccio adottato da Assayas per questo dramma di spionaggio basato su una vicenda risalente all'inizio degli anni Novanta: l'infiltrazione negli Stati Uniti di un piccolo gruppo di profughi cubani, in realtà legati ai servizi segreti del regime di Fidel Castro.

Doppio gioco tra Cuba e la Florida

Nel corso della sua carriera, e in particolare a partire dalla sua affermazione con titoli quali Clean e L'heure d'été, Olivier Assayas si è fatto conoscere in qualità di autore di film psicologici ed intimisti: che si trattasse dell'affresco generazionale di Qualcosa nell'aria, del labirinto metacinematografico di Sils Maria, del thriller soprannaturale Personal Shopper o della commedia Il gioco delle coppie, che lo aveva portato in concorso al Festival di Venezia 2018. Ad appena un anno di distanza, Assayas fa ritorno a Venezia 2019 con Wasp Network, da lui stesso adattato dal libro The Last Soldiers of the Cold War di Fernando Morais e più vicino semmai, come genere di appartenenza, alla sua pluripremiata miniserie televisiva del 2010, Carlos.

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Venezia 2019: Édgar Ramírez al photocall di Wasp Network

Da Carlos, Assayas recupera il protagonista, l'attore venezuelano Edgar Ramírez, a cui affida il ruolo di René Gonzalez, pilota cubano fuggito a Miami nel dicembre 1990, dopo aver rubato un aereo di linea; all'Avana René lascia l'ignara moglie Olga, che ha il volto di Penélope Cruz, e la loro figlia piccola. Accanto e in parallelo alla vicenda della famiglia Gonzalez si dipana una pluralità di storyline riguardanti vari personaggi, fra cui un altro pilota (Wagner Moura), la sua giovane moglie (Ana de Armas), stupita da un improvviso afflusso di denaro, e un agente segreto cubano (Gael García Bernal), tutti quanti avvolti in una rete di bugie, doppi giochi e attentati i cui effetti rimbalzano da una costa all'altra di quel breve tratto d'oceano che separa Cuba dalla Florida.

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Una 'rete di vespe' che non lascia il segno

La dimensione corale del racconto, però, porta a una frammentazione narrativa che accentua il senso di disomogeneità del film, spesso indeciso sulla direzione da prendere e sul registro da adoperare: dal docudrama al ritratto familiare, dal thriller (il segmento sulla preparazione dell'attentato negli hotel di Cuba) alle rare pennellate ironiche, Wasp Network appare come una sorta di ibrido non particolarmente nelle corde del regista francese. Mentre in Carlos la ricostruzione storica era corredata da un efficace senso di tensione, in questo nuovo lavoro di Assayas a mancare sono proprio l'intensità e la suspense: troppa carne al fuoco e tanti personaggi in gioco, ma senza che alcuno di questi riesca a catturare appieno l'attenzione o a dar vita a scene davvero memorabili.

Conclusioni

Se ad Assayas va riconosciuta comunque la coerenza di assumere una prospettiva lucida e, per certi versi, distaccata rispetto agli eventi raccontati, quasi a voler mantenere la maggiore obiettività possibile, nel complesso il film fatica a far emergere la complessità dei personaggi e a suscitare il coinvolgimento dello spettatore. Come evidenziato nella nostra recensione di Wasp Network, quella a cui ci troviamo di fronte è una delle pellicole più ‘appannate’ di un regista che, fino ad oggi, ci ha abituato ad opere ben più coraggiose e stimolanti.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • La validità delle singole componenti del film, dalla squadra di interpreti alla regia di Olivier Assayas.
  • Una parte finale in cui viene restituito con maggior forza il dramma vissuto dalla famiglia Gonzalez.

Cosa non va

  • Una narrazione ondivaga e talvolta confusa, che finisce per produrre un effetto di sostanziale freddezza.
  • La carenza di suspense, a dispetto del tipo di storia raccontata, e la difficoltà a sviluppare l’ampia quantità di vicende e personaggi.