A sessantasei anni dal debutto che ha segnato la storia del cinema ne La ciociara, Eleonora Brown torna a sfogliare il libro dei ricordi in occasione dell'uscita del documentario Vittorio De Sica - La vita in scena diretto da Francesco Zippel, in onda sabato 17 ottobre su Sky Documentaries. L'opera ripercorre la straordinaria eredità artistica e umana del maestro del Neorealismo attraverso immagini d'archivio e testimonianze di illustri protagonisti del cinema internazionale.
Tra queste spicca proprio la voce di Eleonora Brown, scelta appena dodicenne da De Sica per interpretare la giovanissima Rosetta al fianco di una indimenticabile Sophia Loren. Nella nostra chiacchierata, l'ex attrice bambina ripercorre gli anni trascorsi sul set, l'umanità protettiva del regista, il legame profondo e mai interrotto con la Loren e la scelta consapevole di abbandonare i riflettori a soli 18 anni per inseguire una vita normale.
Il legame indissolubile con Vittorio De Sica e Sophia Loren
Iniziamo la nostra conversazione concentrandoci sul documentario La vita in scena: cosa l'ha spinta a prenderne parte? "Guarda, qualsiasi cosa si faccia in nome di Sophia e di Vittorio De Sica, io sono pronta" ci ha detto, rivelando un affetto sincero e sconfinato. "Per me Sophia è la mia famiglia, e già questo vale tantissimo, ma sono sempre stata molto legata alla famiglia De Sica. Per cui, quando mi chiedono una partecipazione o un'intervista, io ci sono sempre."
Un legame che ci colpisce, per quanto è ancora vivo a distanza di tempo da quell'esperienza. "Da parte mia c'è un grande amore e un'ammirazione immensa nei suoi confronti, mentre da parte di Sophia c'è molto affetto per me. È un'amicizia totalmente slegata dal cinema e dalle sue logiche: un affetto per la persona, per l'essere umano straordinario che è. Questa parte umana è la cosa più bella che mi è rimasta di tutta l'esperienza."
Il retroscena de La ciociara: tra gioco e protezione sul set
E l'esperienza è stata inevitabilmente importante, segnante, soprattutto in un contesto molto diverso da quello che viviamo oggi. "Fino ad allora io avevo visto soltanto i cartoni animati di Walt Disney come Cenerentola o Biancaneve, oppure film come Lassie o Marcellino Pane e Vino. Non avevo mai visto altri film e non sapevo cosa aspettarmi. Non conoscevo assolutamente il mondo del cinema." Ma la scoperta non è stata complessa: "De Sica mi mise subito a mio agio. Mi fece venire immediatamente sul set per farmi vedere come si girava, partendo dalle scene in cui recitavano Sophia e Raf Vallone, proprio per farmi capire il meccanismo del girato e cosa bisognava fare."
E che ricordo ha di Vittorio De Sica sul set? Che regista era? "De Sica sul set era straordinario, bellissimo, ma soprattutto paterno, dolce e affettuoso: non ho mai ricevuto un rimprovero." O quasi, perché "l'unico momento in cui siamo stati ripresi fu quando io, Christian e Manuel De Sica demmo accidentalmente fuoco a un covone di paglia in Ciociaria perché loro mi stavano insegnando a fumare!"
L'addio al cinema a 18 anni: "Volevo studiare e vivere la mia vita"
L'esperienza cinematografica è stata però fugace e a 18 anni Eleonora Brown ha scelto di lasciare quel mondo. "Ho avuto genitori con i piedi per terra che 'remavano contro', nel senso che non erano felicissimi che io lavorassi nel cinema. Mio padre voleva che studiassi, mi laureassi e seguissi un altro tipo di carriera. Mi hanno dato un equilibrio incredibile e a casa venivo trattata come tutti gli altri, senza essere viziata." L'attrice bambina è diventata adolescente e "verso i 14-16 anni, ho vissuto il cinema soprattutto come un fattore di indipendenza economica."
Ma dopo quel periodo è arrivato il momento di fermarsi: "verso i 18 anni e mezzo c'è stato qualcosa che mi ha fatto dire: 'No, basta, non voglio fare questa vita, voglio studiare'. Ho incontrato mio marito, ho costruito una vita del tutto diversa e il cinema non c'entrava più." L'atteggiamento di genitori le ha permesso di vivere quell'esperienza prendendone il meglio, senza essere contaminata da quel mondo come è accaduto a tanti che hanno iniziato da giovanissimi. "Non ho mai avuto quei complessi o quei traumi che ho sentito raccontare in altri casi di bambini attori. Per me è stata un'esperienza fantastica e meravigliosa, mi ritengo molto fortunata."
Le radici tra Napoli e Roma
Ripensando a quel periodo, emerge anche il forte rapporto con Napoli. "In quel periodo frequentavo la scuola americana a Napoli e venivo trattata in modo un po' diverso perché ero 'l'attrice'. Nell'Italia dei primi anni '60 erano pochissime le ragazze che cercavano di fare cinema, mentre per le ragazzine americane il mito di Hollywood era già consolidato." Un legame con la realtà del capoluogo campano che è mutato, ma non si è mai del tutto spento: "Mia mamma ha 100 anni e vive ancora a Napoli. Io mi sento mezza napoletana e credo che chi appartiene a quella terra abbia sempre il bisogno di tornarci. Però, se devo vivere il quotidiano, preferisco la dimensione di Roma."