Una storia, recensione: la prima di Anna Foglietta? Normalità e (troppa) estetica

L'attrice debutta alla regia raccontando una storia semplice e riconoscibile, ma se le intenzioni sono le migliori il film si incastra in un'ossessiva ricerca formale che assottiglia la naturalezza e il sentimento.

Guido Caprino e Alba Rohrwacher

C'è la ricerca della giusta metrica, e poi il bisogno di raccontare persone normali che vadano al di là dei personaggi: un intento encomiabile. Figure spesso dimenticate dal cinema italiano, tra tinelli al neon, porte che sbattono, disagio e malessere. Come dire, il troppo stroppia. O è bianco o è nero. Possibile che le persone comuni, nel nostro cinema, siano spesso fuori sincrono, in un verso o nell'altro? C'è anche altro. Ci sono le sfumature. Ecco, Anna Foglietta, figlia amatissima di un cinema splendidamente popolare (e popolato), sceglie la normalità (che è assai difficile da raccontare) per il suo esordio alla regia, Una storia.

117946 Una Storia  A Common Story    Alba Rohrwacher  Ksenia Borzak And Guido Caprino  Credits Nicole Verzaro
Rohrwacher, Ksenia Borzak e Guido Caprino

Una normalità che, tuttavia, pare essere indagata con una metrica quasi interrogativa, e un pizzico pretestuosa. Certo, quello di Foglietta è un film semplice, ma non per questo scevro da una passione e dedizione (in particolar modo nella direzione degli interpreti) che, soprattutto, si riflette in una messa in scena certo impeccabile ma pure eccessivamente ragionata. Un'eccessiva costruzione che, nondimeno (e forse purtroppo), si incastra con la normalità osservata dalla regista.

Una storia: Alba Rohrwacher, Guido Caprino e il vuoto di una coppia

Una storia, con la sceneggiatura firmata da Foglietta insieme a Tania Pedroni e Matteo Ferri, racconta di Erika e Mauro (Alba Rohrwacher e Guido Caprino). Vivono in provincia, lei fa la cassiera al supermercato, lui lavora nell'impresa edile di un padre (Elio De Capitani) ben poco empatico. Una vita d'abitudini, di crostate fatte in casa, di routine. Le cose cambiano quando la figlia Irene (Ksenia Borzak) parte per studiare. Un vuoto che la coppia sembra incapace di accettare (però dai, diciamolo: è solo partita per studiare!), e che porterà in superficie una latente insoddisfazione.

Anna Foglietta guarda all'indie americano

Lo specchio (a)normale, in questo quadro, porta in scena un racconto marcatamente melodrammatico che esce dal contesto iniziale, spingendo su una struttura che si rifugia nel linguaggio più tipico del cinema indipendente americano (su tutti Alexander Payne e Noah Baumbach).

117940 Una Storia  A Common Story    Actress Alba Rohrwacher
Rohrwacher in scena

Questo racconto a margine, focalizzato su figure "di provincia", cerca allora di inserire nell'intreccio una serie di emozioni universali, agganciandole a personaggi che ragionano per eccesso, addensando uno spunto magari un filo troppo gracile e retorico per sostenere il flusso emotivo ricercato dalla regista. "È tutto qui?" si chiede la protagonista, davanti a una vita a cui non sembra mancar nulla, anzi. Per contrasto, anche noi, vedendo il film, ce lo chiediamo: si parla di normalità, di incomunicabilità, di alienazione, oppure è tutto al servizio di un uso e consumo pittorico, confezionato in una messa in serie di ottime inquadrature?

Troppa estetica?

Sotto questa luce, più che gli schemi estetici, più del pregevole sguardo, Una storia è un film che vorrebbe illuminare la poetica della normalità. In fondo la luce è protagonista, come dimostra fotografia di Andrea Benjamin Manenti come sempre eccezionale in feat. con Alain Parroni - regista del folgorante Una sterminata domenica - che Foglietta sceglie scientemente come operatore di macchina.

117942 Una Storia  A Common Story    Actor Guido Caprino
Guido Caprino

Ma il condizionale è d'obbligo perché la semplicità, per come dovrebbe essere intesa, non richiede chissà quale artificio o chissà quale costruzione ordinata: per arrivare fino in fondo non servono la perfezione o il tecnicismo. Del resto, la funzione di Una storia (appunto) potrebbe vivere secondo un cinema meno impostato e ricercato, abbracciando invece ciò che rende vibrante la realtà: il dubbio, l'errore, l'irrequietezza. Un solco, quello del compito pulito e ben presentato, su cui sembrano incaponirsi molti promettenti esordienti, compresa una delle attrici più influenti, intelligenti e militanti del nostro bel cinema.

Conclusioni

Quello di Anna Foglietta, senza dubbio, è un esordio sentito che, con ambizione, si rifà a un certo cinema indipendente americano. Dietro c'è la voglia di tratteggiare un racconto capace di parlare e mettere al centro persone normali, alle prese con dinamiche di grande riconoscibilità. Tuttavia, se gli spunti non mancano e il cast sbaglia poco, Una storia sembra privilegiare la ricerca formale, puntellando così una struttura che insegue l'estetica tralasciando la scrittura. Un eccesso di tecnica (anche un filo compiaciuta) che assottiglia la naturalezza e il sentimento. Un peccato veniale, comune in molti esordi.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il racconto di una coppia semplice.
  • Il cast.
  • La tecnica e l'estetica ci sono...

Cosa non va

  • ... ma tendono a offuscare la storia.
  • La durata eccessiva.
Aggiungici come fonte preferita su Google