Recensione Il mio grosso grasso amico Albert (2004)

Inutile dire che la versione in carne e ossa del panciuto eroe ha poco a che vedere con quella originale; la sceneggiatura non brilla per le trovate umoristiche né per le scelte narrative e la caratterizzazione dei personaggi è del tutto inesistente.

Un grosso grasso fiasco

Diretto da quel Joel Zwick che tre anni fa aveva spopolato con la commedia ai fiori d'arancio Il mio grosso grasso matrimonio greco, Fat Albert è stato distribuito negli Stati Uniti durante la scorsa stagione natalizia senza bissare il successo per Zwick: arriva da noi a luglio, rititolato ad hoc Il mio grosso grasso amico Albert - assieme a tanti altri prodotti su cui i distributori non sono propensi a scommettere molto. A ragione, almeno in questo caso.

Il film è tratto da un cartoon anni '70, Fat Albert and the Cosby Kids, creato dal celebre comico Bill Cosby, che doppiava anche molti personaggi: le vicende della gang del gigantesco Albert erano ispirate all'infanzia dello stesso Cosby, cresciuto a Philadelphia, ed avevano uno sfondo edificante. I Cosby Kids, infatti, erano gli angeli del quartiere, sempre attenti ai problemi dei loro coetanei.
Anche questa versione aggiornata di Fat Albert ha a cuore i problemi dei giovani: infatti sono proprio le lacrime di un'adolescente che si sente sola, Doris, a indurlo a lasciare la Philadelphia vintage del cartoon (ridisegnata con lo stesso stile, ma con tecniche moderne) per la Philadelphia odierna dove vive la ragazzina. La gang inevitabilmente lo segue, e il pittoresco gruppetto rischierà di danneggiare ulteriormente la già pericolante vita sociale della timida Doris... finendo, naturalmente, per insegnarle che non è la "perdente" che crede di essere, e quindi risolvendo anche il suo problema.

Inutile dire che la versione in carne e ossa del panciuto eroe ha poco a che vedere con quella originale; la sceneggiatura non brilla per le trovate umoristiche né per le scelte narrative e la caratterizzazione dei personaggi è del tutto inesistente. Il film avrebbe potuto forse essere tollerabile se non si fosse voluto strafare e stipare in un unico prodotto tutti i possibili temi rassicuranti mai trattati in una commedia giovanilistica americana: l'amicizia, l'amore, la voglia di riscatto, l'umiliazione dei "bulli", e via discorrendo, il tutto condito da una buona dose di moderno e spendibilissimo hip hop. L'unico tema che, se esplorato con maggiore coraggio e creatività, avrebbe potuto divertire è quello del contrasto tra epoche diverse, che nel film si riduce a un paio di innocue battute dei personaggi di fronte alle meraviglie tecnologiche della nostra era. Non che un guizzo o una boutade intelligente sarebbe bastati a salvare un film a cui manca anche tutto il resto.

Movieplayer.it

1.0/5