Un couple, la recensione: corrispondenza letteraria

La recensione di Un couple, inconsueto progetto di finzione di Frederick Wiseman presentato in concorso alla Mostra di Venezia.

Venezia 2015: Frederick Wiseman sorride al photocall di In Jackson Heights
Venezia 2015: Frederick Wiseman sorride al photocall di In Jackson Heights

A 92 anni rimane inarrestabile Frederick Wiseman, uno dei grandi nomi del cinema documentario americano e mondiale. Nemmeno la pandemia è riuscita a fermare il suo estro, che per l'occasione si è adattato alle circostanze: impossibilitato a viaggiare per motivi di età, il cineasta, rimasto bloccato in Francia, si è concesso una rara incursione nel cinema di finzione, adattando la corrispondenza tra Leo Tolstoj e la moglie Sofia. Il risultato è ciò di cui parliamo nella nostra recensione di Un couple, che segna anche il ritorno di Wiseman nella Selezione Ufficiale della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, questa volta tra i papabili per il Leone d'Oro, laddove il più delle volte, anche per una questione di durata delle sue opere, tende a essere collocato fuori concorso.

Monologhi letterari

Un Couple
Un Couple: un frame del film

Un couple racconta il rapporto tra i coniugi Tolstoj rifacendosi alle lettere di lei: anche se vivevano sotto lo stesso tetto, si scrivevano praticamente tutti i giorni, ed entrambi tenevano un diario, che lui era solito recitare a voce alta quando avevano ospiti. Questa corrispondenza e questi pensieri intimi sono alla base della performance dell'attrice Nathalie Boutefeu, che ha anche firmato la sceneggiatura insieme al regista. In casa e all'aperto, Sofia riflette sulla sua relazione con il marito, declamando pensieri di gioia e frustrazione che riassumono quasi quattro decenni di vita coniugale, tra litigi e riconciliazioni. Per tutto il film vediamo solo lei, circondata dai rumori della natura e del mobilio, mentre monologa sui più disparati dettagli di un rapporto di coppia messo completamente a nudo, dinanzi all'occhio distaccato di Wiseman che accompagna Boutefeu nella sua ricerca di una drammatica introspezione.

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Un insolito esercizio di stile

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Un Couple: una sequenza del film

Il film è stato girato in meno di un mese, nel giardino di La Boulaye, sull'isola di Belle Île in Bretagna, nel maggio del 2021. Un processo minimalista anche per gli standard di Frederick Wiseman, con una sola presenza davanti alla macchina da presa e una troupe composta da appena sei persone, per poter lavorare con serenità in condizioni pandemiche (anche se l'approccio non è un'invenzione degli ultimi due anni; basti pensare al cinema di Straub e Huillet, che spesso ha fatto operazioni simili adattando certi testi letterari e teatrali). Il tutto per un risultato finale che dura poco più di 60 minuti, circa un quarto della durata minima delle opere recenti del regista. È anche il ritorno, dopo due decenni, a quello che si potrebbe definire un film di finzione, anche se in realtà la poetica di Wiseman è sempre quella: anziché le istituzioni pubbliche, qui si parla di quella privata, del matrimonio, e come nel precedente City Hall, sulla pubblica amministrazione di Boston, c'è una sorta di arco narrativo tramite la decisione di concentrarsi su un personaggio in particolare (nel 2020 il sindaco della città americana che ha dato i natali al cineasta, oggi Sofia Tolstoj).

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Un Couple: una scena del film

È un pensare in piccolo che mantiene intatta la lucidità cinematografica di Wiseman, con un intento nobile premiato anche dalla collocazione (a dire il vero molto generosa, in questo caso) nel concorso principale di Venezia, un tentativo solido di rimanere attivo in attesa di tornare a occuparsi di argomenti più consoni all'occhio del grande documentarista. E se da un lato è evidente un certo disagio con una materia volutamente contenuta, che impone al film una forma che il cineasta è solito trovare solo al montaggio, dopo aver seguito i suoi soggetti senza una struttura precisa in mente, dall'altro anche la costruzione molto artificiosa lascia trasparire quell'umanità tipica del suo cinema, espressa da un'attrice che, seppure a momenti alterni, con le parole restituisce la passione e le contraddizioni di una storia d'amore che proprio nel verbo trovava gran parte della sua forza.

Conclusioni

Arrivati alla fine della recensione di Un couple, notiamo come Frederick Wiseman, seppure con limitazioni, sia riuscito a mantenere intatta la sue poetica in tempo pandemico.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La materia trattata ha diversi spunti interessanti.
  • Per quanto intermittente, la performance centrale ha una sua potenza.
  • L'approccio umano di Frederick Wiseman traspare anche in un contesto "di finzione".

Cosa non va

  • Le limitazioni pandemiche del progetto non passano del tutto inosservate.