Recensione Betrayal (2012)

E' un film complesso, che non rispetta codici né un ordine prestabilito in cui gli eventi si susseguono, criptico nella sua evoluzione narrativa, che riserva numerose sorprese allo spettatore lasciandolo in un limbo di incertezza di fronte agli eventi, spesso irrazionali e sconvolgenti, che si consumano sullo schermo.

Tradire è un po' morire

In una città russa si intrecciano le vicende di un uomo e di una donna che sembrano incontrarsi casualmente ma si scoprirà presto che non è così. L'unica certezza che lo spettatore e i protagonisti hanno sin dall'inizio è che la protagonista, interpretata da una spigolosa e algida Franziska Petri, è una donna sofferente, incattivita, tormentata dal tradimento del suo amato, un tradimento scoperto da tempo e studiato attentamente giorno dopo giorno, assorbito nel tempo, assimilato lentamente come un'amara medicina cui ci si è assuefatti e non sortisce più alcun effetto. Sarà lei, con la sua sublime crudeltà, a dare la notizia all'uomo che un giorno si presenta nel suo ambulatorio per un check-up: "mio marito mi tradisce con sua moglie". Lei sa tutto di lui, lui nulla di lei, ma la scoperta del tradimento spalanca nel cuore dell'uomo una voragine incolmabile, tale e quale a quella di lei, una crepa che innesterà una reazione a catena tragica quanto catartica. Da quel momento per i due inizierà un viaggio lungo e tortuoso verso la verità e verso la riconquista dell'autostima. All'apparenza nulla sembra confermare l'amara verità rivelata dalla donna come una rasoiata, ma col passare del tempo tutto il puzzle inizierà a prendere forma e tra i due si instaurerà un rapporto perverso e travolgente che impedirà ad entrambi di gestire la situazione al meglio. Una relazione pericolosa che nonostante l'attrazione reciproca non si trasformerà mai in passione. Prevarrà il perdono o la vendetta? L'odio o l'amore? La menzogna o la verità? Ad unirli in un solo destino il dolore della perdita, la solidarietà reciproca, la voglia di colmare un vuoto, il rifiuto di loro stessi e dei loro fallimenti. Passato il primo momento di imbarazzo i due proveranno a cercare un briciolo di positività per voltare pagina e ricostruirsi una nuova vita, ma ognuno per conto suo. E' troppo doloroso il ricordo che li unisce, è troppo difficile guardarsi negli occhi senza vedere un buco nero, ogni loro azione sarà sempre condizionata dall'infedeltà, dal dubbio, dalla consapevolezza del fatto che tutto, purtroppo, ha un inizio ed una fine, spesso tragica. Soprattutto quando si parla d'amore. I due si rincontreranno qualche anno dopo, quando, entrambi risposati non riusciranno ad evitare l'inevitabile.

Il regista Kirill Serebrennikov torna alla Mostra del Cinema di Venezia, tre anni dopo il divertente e grottesco corto presentato nel film collettivo Crush, con un dramma sentimentale incentrato sul tradimento, sull'amore negato, sul vuoto dell'anima lasciato dalla scoperta di un adulterio. Betrayal non è il classico film sull'amore fedifrago bensì un lancinante viaggio nei meandri della mente umana stravolta dal trauma dell'indifferenza, della menzogna, dell'anaffettività. E' un film complesso, che non rispetta codici né un ordine prestabilito in cui gli eventi si susseguono, criptico nella sua evoluzione narrativa, che riserva numerose sorprese allo spettatore lasciandolo in un limbo di incertezza di fronte agli eventi, spesso irrazionali e sconvolgenti, che si consumano sullo schermo. Eventi tragici, cinicamente logici, ineluttabili, drasticamente fatali.
Dopo aver vinto la prima edizione del Festival di Roma con il grottesco Playing the Victim, film tuttora inedito in Italia, il promettente Serebrennikov, una delle personalità più interessanti del nuovo cinema russo, si fa carico di aprire il concorso 2012 della Mostra di Venezia con un thriller sentimentale lucido ed impietoso nei confronti dei suoi due protagonisti che subiscono una profonda trasformazione e portano la storia, fino a quel momento affascinante ed irritante nella sua stranezza, verso un repentino cambio di direzione nella seconda parte con un rimescolamento delle carte in tavola che ribalta totalmente la prospettiva. E' nel momento in cui i due comprendono che non riusciranno ad amarsi come i rispettivi partner traditori che la situazione inizia a degenerare fino ad un atteso lieto fine che puntualmente non arriva.
Lo sguardo del regista è ai limiti dell'ossessivo, voluttuosamente aggrappato all'immobilismo dei due protagonisti, alla loro carnalità, alle reazioni fisiche dei due personaggi ostentate in maniera maniacale fino ad un progressivo disgregamento del tessuto connettivo di emozioni negate e sentimenti repressi che li aveva legati fino a quel momento. Lo stile vivido e concreto di Serebrennikov non restituisce però altrettanta lucidità nel tirare le conclusioni di un discorso da cui non riesce a prendere le adeguate distanze viste le implicazioni personali che hanno ispirato il progetto. Non gli manca di certo il talento, né gli mancano gli argomenti, quello che manca al suo Betrayal è l'equilibrio dei toni per 'colpa' di questa sua profonda passione per il grottesco ed il macabro finiscono per rendere poco credibile tutto l'impianto drammatico costruito a fatica nel resto del tempo. Confonde i generi, lo stile teatrale con quello cinematografico, li mischia, li ridefinisce ma il risultato non è omogeneo e non convince. Una cosa è certa e cioè che Serebrennikov è spietato con i suoi personaggi: in questa storia di solitudine reciproca neanche la morte riesce ad essere definitiva ma solo ed esclusivamente una fugace panacea.

Movieplayer.it

3.0/5