Three Thousand Years of Longing, la recensione: il genio di Miller e quel desiderio inespresso

La recensione di Three Thousand Years of Longing, il film di George Miller con Idris Elba e Tilda Swinton presentato a Cannes 2022.

RECENSIONE di 21/05/2022

Per tanti anni ci aveva dato la sensazione di aver chiuso con il cinema live action. Poi nel 2015 Mad Max: Fury Road, pietra miliare del cinema contemporaneo, ci ha fatto capire che George Miller - il visionario autore che alla fine degli anni 70 con la saga di Mad Max aveva creato un intero e floridissimo sottogenere - ha ancora moltissimo da dire.

Three Thousand Years Of Longing
Three Thousand Years of Longing: una scena del film

Ed è lì, 7 anni fa e sempre al Festival di Cannes, che contemporaneamente al nostro senso di incessante meraviglia per quello che Fury Road aveva rappresentato, e ancora oggi rappresenta, era iniziato il nostro periodo di "struggimento" per un suo nuovo film. Un'attesa non lunga quanto i tremila anni del titolo, Three Thousand Years of Longing, ma un tempo comunque molto lungo in cui tutti noi non potevamo fare altro che chiederci quali altre meraviglie George Miller ci avrebbe regalato.

Liberare il genio

Three Thousand Years of Longing ha come protagonista una studiosa, esperta di miti e narrazione, interpretata da Tilda Swinton che, durante una visita ad Istanbul si imbatte in un'antica bottiglietta contenente un potente Djinn (Idris Elba) che, esattamente come da tradizione, le garantisce tre desideri. Ma la donna, che di leggende se ne intende, più che ai desideri veri e propri è molto più interessata ad ascoltare tutto quello che il genio ha da raccontare sul suo passato e soprattutto su quali conseguenze questi suoi poteri hanno avuto sulle persone che hanno avuto la fortuna e sfortuna di imbattersi in lui.

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Questi racconti rappresentano il cuore del film, i momenti più belli e immaginifici, ed evidentemente il vero motivo per cui Miller ha deciso di adattare il racconto di A. S. Byatt (The Djinn in the Nightingale's Eye). Gli offrono la possibilità di viaggiare nel tempo, di stupire i propri spettatori e trasportarli in mondi immaginifici. Grazie a questi racconti possiamo incontrare la Regina di Saba, il Sultano Solimano e suo figlio il Principe Mustafa; possiamo vedere con i nostri occhi leggende diventare realtà, nell'intrecciarsi di storia e magia. Miller riesce a rendere più vive che mai storie alla Mille e una notte, liberando il genio e il talento visionario che è in lui, anche se in modo meno sperimentale e radicale rispetto a quanto fatto nel film precedente,

Quel desiderio chiamato cinema

A differenza di quanto accadeva in Fury Road, Miller qui sembra aver rimesso al centro innanzitutto la narrazione, mostrandoci innanzitutto il potere del racconto e l'importanza dell'ascolto. La centralità dei sentimenti e delle emozioni. Se quindi nel film precedente l'azione incessante e dal ritmo quasi indemoniato aveva precedenza su tutto, perfino sulla trama e sui suoi protagonisti, qui Miller fa (solo apparentemente) un passo indietro e si mette a disposizione delle tante storie che ci vuole raccontare.

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Per questo motivo il desiderio di molti, fomentato dal furbo trailer e materiale promozionale, potrebbe forse in qualche modo rimanere inespresso: non abbiamo un altro Fury Road e non è detto che avremo più, o quanto meno per molto tempo ancora, un altro film così coraggioso e innovativo. Ma questo Three Thousand Years of Longing è comunque un'esperienza cinematografica visivamente appagante, inserita all'interno di una cornice forse più convenzionale di quel che ci si potesse aspettare inizialmente. Ma se c'è una cosa che è evidente fin dalle primissime scene è che George Miller ha definitivamente ritrovato la voglia, anzi il desiderio, di fare cinema.

Conclusioni

Come abbiamo visto nella recensione Three Thousand Years of Longing il film di Miller non è un nuovo Fury Road, anzi, ne rappresenta per alcuni aspetti quasi l'opposto. Ma ciò non toglie che sia visivamente spettacolare, una vera gioia per gli occhi, e che riesca a rappresentare al meglio quel piacere e potere del racconto che per secoli, ancor prima del cinema, ha incantato popoli interi.

Movieplayer.it

3.5/5

Voto medio

N/D

Perché ci piace

  • Visivamente splendido, con alcune trovate davvero magiche.
  • Miller mette la narrazione e il piacere del racconto al centro del film, e lo fa in modo intelligente.
  • Idris Elba e Tilda Swinton sono una coppia di interpreti irresistibili...

Cosa non va

  • ... anche se la parte ambientata nel presente è, per forza di cose, meno potente e riuscita del passato.
  • Il film è un esperimento meno radicale e coraggioso di Fury Road e forse anche di quanto poteva essere lecito aspettarsi.