A circa un anno dalla fine di The Handmaid's Tale, non ci è ancora concesso di abbandonare Gilead. Lo stato teocratico e misogino immaginato da Margaret Atwood torna dall'8 aprile su Disney+ con The Testaments, nuova produzione spin-off de Il racconto dell'ancella che ci mostra cosa succede in questo mondo distopico dopo gli eventi conclusivi della serie madre. Nuovi personaggi, nuove situazioni, ma le stesse problematiche, affrontate però da un punto di vista totalmente differente: quello di giovani donne che si affacciano alla vita adulta, intrappolate tra condizionamenti religiosi, macchinazioni politiche e una società che non le riconosce come individui, ma esclusivamente come strumenti di cui servirsi.
L'educazione delle "Privilegiate"
Anche ad anni di distanza dalla rivolta di Boston, a Gilead le cose non sono cambiate molto: in una società guidata e retta esclusivamente dagli uomini, le donne vengono ancora viste e trattate come oggetti. Graziose bamboline, individui privi di qualsiasi potere le cui aspirazioni sono dettate unicamente dalla religione e dal dovere di compiacere.
Conosciamo così Agnes, una ragazza che frequenta una scuola d'élite destinata a preparare le figlie delle famiglie abbienti di Gilead alla vita coniugale, tra lezioni di morale, cucito e gestione della casa. Una volta che le alunne, però, hanno la loro prima mestruazione, vengono a tutti gli effetti considerate maritabili; ed è esattamente ciò che accade ad Agnes e alle sue compagne, che guardano al matrimonio come a un evento inevitabile e, per lo più, ignoto. A lei si aggiunge poi Daisy, una Pearl Girl, una giovane proveniente da fuori Gilead che sta seguendo un'educazione rigida per assimilare le regole inflessibili dello stato autarchico.
Una prigione dorata
The Testaments raccoglie il testimone di The Handmaid's Tale, proseguendo in modo naturale le vicende a cui avevamo assistito, ma tentando al contempo di ampliare il discorso. Lo fa mostrando la prospettiva di quelle che, a rigor di logica, dovrebbero essere le donne privilegiate del regime, ma che alla fine si rivelano prigioniere tanto quanto le altre. Le ragazze della scuola di Zia Lydia non hanno conosciuto altro e non sanno veramente come sia il mondo esterno; conoscono solo ciò che è stato loro raccontato. Sono indottrinate all'obbedienza e abituate alla violenza, persino a quella più brutale. Gli viene fatto credere che le limitazioni imposte servano per il loro bene e per tenerle al sicuro, quando in realtà non fanno altro che alienarle da una società che le estromette da tutto.
Il corpo violato e la finestra sul mondo
Cambiando il soggetto narrante, cambia la prospettiva generale, permettendo alla serie di esplorare - attraverso la lente della distopia - quel delicato periodo nella vita di una donna in cui il mondo, improvvisamente, inizia a vederti come un pezzo di carne. Un corpo da sessualizzare, da scrutare e sul quale riversare fantasie tutt'altro che rispettabili. Il personaggio di Agnes incarna perfettamente questo trauma: quando l'arrivo del menarca viene annunciato, lei diventa improvvisamente qualcosa di diverso per chi la circonda. Gli sguardi si fanno lascivi e allusivi, le mani degli uomini di cui si è sempre fidata diventano invadenti.
Ed è così che, tra frasi di giubilo e congratulazioni formali, la giovane perde gli ultimi brandelli di libertà, sperimentando una dissonanza di sensazioni che la confondono e la costringono a guardare oltre il velo delle menzogne. Centrale in questo processo è anche il personaggio di Daisy: lei rappresenta una finestra sull'esterno, l'estranea che mette tutto in discussione, la scintilla in grado di accendere la miccia della consapevolezza.
Tra continuità visiva e peso dell'eredità
Per evitare spoiler non possiamo svelare altro, ma dal punto di vista stilistico e narrativo The Testaments si pone in perfetta continuità con The Handmaid's Tale. Questa aderenza finisce per essere sia un pregio che un difetto. È un pregio perché non deluderà i fan della serie originale, che ritroveranno le stesse atmosfere e le medesime tematiche trattate in maniera efficace; è un difetto perché, avendo già sviscerato a fondo le dinamiche di Gilead nelle sei stagioni precedenti, rimane ben poco da scoprire sugli usi e costumi della nazione dittatoriale. La versione televisiva de Il racconto dell'ancella, infatti, aveva indugiato molto di più su questi aspetti di quanto non facesse il libro, rendendo questo sequel sicuramente interessante, ma forse meno "necessario" a livello di world-building.
Per quanto riguarda l'aspetto visivo, la serie presenta una cura eccellente delle inquadrature. La fotografia di Greta Zozula e Marc Laliberté adatta tonalità e luce per rendere spazi enormi improvvisamente claustrofobici e asettici, trasformandoli in luoghi transitati ma mai veramente vissuti, proprio come la casa delle bambole che possiede Agnes, rappresentazione pratica e potente della condizione femminile.
La scelta dei campi e dei movimenti di macchina poi accompagna le protagoniste, traducendo in immagini la loro confusione, i loro timori e l'infinito isolamento a cui sono sottoposte. Una qualità estetica che si mantiene costante per tutta la stagione e che sottolinea la cura riservata a un titolo che si conferma affascinante e - guardando a quanto il nostro mondo sia cambiato negli ultimi anni - sempre più inquietante.
Conclusioni
The Testaments si conferma uno spin-off visivamente eccellente e stilisticamente coerente con l'eredità di The Handmaid's Tale. Spostando il focus narrativo sulle dinamiche psicologiche della nuova generazione femminile cresciuta all'interno del regime, la serie esplora in modo profondo e inquietante i temi dell'oggettificazione e dell'indottrinamento, oltre che della misoginia. Se da un lato l'opera convince pienamente per l'atmosfera claustrofobica e la maniacale cura estetica, dall'altro l'esplorazione di un universo già ampiamente sviscerato nella serie madre la rende un'aggiunta interessante e di ottima qualità, ma narrativamente meno fondamentale dal punto di vista del world-building.
Perché ci piace
- Il nuovo punto di vita delle vicende.
- La regia e la cura delle immagini.
- La continuità con The Handmaid's Tale...
Cosa non va
- ... che però penalizza l'efficacia del worldbuilding.