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The Salt of Tears, la recensione: l'educazione sentimentale di un donnaiolo

La recensione di The Salt of Tears, nuova commedia sentimentale di Philippe Garrel in cui l'autore descrive, in un delicato spaccato in bianco e nero, la sua personale visione su un moderno Dongiovanni.

RECENSIONE di 24/02/2020
The Salt Of Tears
The Salt of Tears: una scena del film

La persistenza di Philippe Garrel è encomiabile, tutte le opere del regista francese dimostrano la volontà del regista di concentrarsi su un unico essenziale tema: l'amore. Lo sottolinea anche la nostra recensione di The Salt of Tears, garbata e malinconica commedia presentata in concorso a Berlino 2020. Il film, ambientato tra Parigi e la provincia francese, si concentra sulle vicissitudini sentimentali di Luc (Logann Antuoferm), falegname belloccio che approda a Parigi per sostenere la prova d'ammissione alla prestigiosa Ecole Boulle.
Alla fermata del bus, Luc si imbatte in Djemila e, affascinato dalla sua bella presenza, le chiede un appuntamento. La voglia di concludere si scontra contro i solidi precetti morali della ragazza e così Luc fa ritorno a casa dal padre intrecciando una relazione sessuale con una ex compagna di scuola. Dopo qualche mese, però, arriva la notizia dell'ammissione all'Ecoule Boulle e con essa un nuovo trasferimento.

Ciao maschio

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The salt of Tears: Louise Chevillotte e Logann Antuoferm in una scena del film

Lo humor sottile, a tratti quasi perfido, che permea The Salt of Tears si manifesta in varie forme. In primis nella scelta di una voce narrante che a tratti interviene a sottolineare l'incapacità congenita di Luc di prendere decisioni. Il giovane, pur senza particolari talenti, sembra esercitare sulle donne un fascino irresistibile e spezza il cuore dapprima della riflessiva Djemila (Oulaya Amamra), poi della passionale Geneviève (Louise Chevillotte) e neppure con Betsy (Souheila Yacoub), la più libera e spregiudicata, le cose vanno troppo bene. Gli uomini si contrappongono alle donne, i vecchi ai giovani nella visione del veterano Garrel, che assiste sornione alla disfatta del maschio contemporaneo, sballottato da una parte all'altra proprio per via di decisioni e scelte fatte dalle donne da cui è attratto. In perfetto french style, Luc è una sorta di Candido contemporaneo che ha un debole per il gentil sesso ed è pronto a correre dietro a ogni gonnella che gli si para davanti. A differenza del padre, solido, lavoratore, comprensivo, Luc è immaturo, inaffidabile, timoroso e, mentre prova a farsi una posizione senza troppa convinzione, si lascia distrarre a ogni piè sospinto dal fascino femminile. Nel flm lo vediamo corteggiare, mentire, bidonare, fuggire a gambe levate di fronte alla minima responsabilità e accettare perfino un menage a trois impostogli da una fidanzata più esuberante di lui dal punto di vista sessuale. Ma quando viene chiamato a fare delle scelte, l'unica risposta possibile per Luc è il silenzio. Un disastro totale, insomma.

Quando la mascolinità diventa detestabile

The Salt Of Tears 2
The Salt of Tears: una scena del film

Philippe Garrel confeziona il suo divertissement venato di malinconia secondo la tradizione più classica della commedia francese. Fotografato in un elegante bianco e nero, The Salt of Tears è un grazioso bozzetto che fornisce uno sguardo superficiale sulla gioventù francese senza mai sfiorare un reale approfondimento. Il regista sembra più interessato a fornire la sua visione della contemporaneità che a dipingere approfonditi studi di caratteri. La conseguenza è l'impossibilità di provare empatia nei confronti dei personaggi, a esclusione forse di Djemila. Il disinteresse, nel caso di Luc, man mano che il film avanza, si trasforma in vero e proprio fastidio nei confronti del personaggio. Altrettanto astratta è la dimensione sospesa, quasi atemporale, della pellicola. Nonostante la storia si svolga nel 2019, le cartoline vengono preferite alle chat, banditi quasi del tutto cellulari e computer, e in una battuta vengono perfino evocate le virtù delle prostitute. Il film sembra dunque dar voce all'immaginario di Garrel e dei suoi co-sceneggiatori Jean-Claude Carrière e Arlette Langmann, tutti mostri sacri del cinema francese i quali, giunti a una certa età, devono aver realizzato che la mascolinità tossica fa più danni del terremoto.

Conclusioni

Come evidenzia la nostra recensione di The Salt of Tears, Philippe Garrel torna a parlare d'amore con una garbata commedia in bianco e nero in cui il veterano cineasta esprime la propria visione sulla contemporaneità e sulla mascolinità tossica. Un giovane uomo corteggia tutte le donne che gli capitano a tiro, ma le storie non funzionano per colpa della sua viltà e indecisione. Morale della favola? Si stava meglio quando si stava peggio.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.0/5

Perché ci piace

  • Il garbo e l'eleganza di Philippe Garrel.
  • La scelta delle tre protagoniste femminili, affascinanti e ricche di personalità.
  • La lieve ironia che traspare spesso, soprattutto tramite l'uso della voce narrante che a tratti fa capolino esprimendo il pensiero dell'autore.

Cosa non va

  • Il personaggio di Luc non subisce una vera evoluzione, anzi, man mano che il film avanza diventa sempre meno sopportabile.
  • Lo scollamento con la contemporaneità colloca il film in una dimensione astratta, manca un reale approfondimento psicologico dei personaggi.