Nel gergo della polizia, "The Rip" sintetizza l'atto di 'portare via la roba ai cattivi', dopo operazione - controverse - note come 'ripping'. Da questo spunto, e da una storia vera, Joe Carnahan scrive e dirige un ottimo thriller che, con estrema consapevolezza (e onestà), ammicca a Heat - La sfida e Serpico. Niente di nettamente avvicinabile a suddetti titoli, ci mancherebbe, ma come ha giustamente sottolineato il regista, The Rip - Soldi sporchi (arrivato su Netflix) sprigiona un chiaro amore per i classici thriller poliziotteschi, in cui si esaltano - e il film in questione ci riesce - personaggi, contesti e relazioni.
The Rip - Soldi sporchi: tradimenti e dollari in una notte incandescente
Evitando qualsiasi approfondimento che possa rovinare l'esplosivo finale, The Rip ruota attorno ad un gruppo di agenti della narcotici che, dopo un'enigmatica soffiata - e dopo lo spinoso omicidio di una detective che ha messo in crisi il dipartimento -, si ritrovano a gestire un tesoro di 24 milioni di dollari, scovati a casa di una giovane ragazza colombiana, Desi (Sasha Calle). A guidare il gruppo il tenente Dane Dumars (Matt Damon), affiancato dal sergente JD Byrne (Ben Affleck).
Con loro tre agenti: Mike Ro (Steven Yeun), Numa Baptiste (Teyana Taylor) e Lolo Salazar (Catalina Sandino Moreno), che tiene al guinzaglio il beagle Wilbur (tranquilli, esce illeso). Sul team aleggia l'ombra della corruzione - applicano un discutibile modus operandi, tra mazzette e creste -, e allora dollaro dopo dollaro il sequestro prende una strana piega, e la notte si fa incandescente: nessuno si fida di nessuno, e in più cominciano a fischiare le pallottole.
Cast e scrittura: un ottimo thriller
Pochi dubbi, The Rip funziona alla grande. Per scrittura, che coinvolge e attrae, per interpretazioni, per umore e ritmo (a tratti trascinante). Tra l'altro, in un'epoca di spettatori distratti è ancora più interessante trovare titoli che puntano sul valore della scrittura, facendo della sceneggiatura il vero punto di forza. Essenzialmente, The Rip è un poliziesco notturno e ossuto, dalla grana spessa e dai colori giusti (con menzione alla fotografia di Juan Miguel Azpiroz).
Girato pensando alle regole dell'horror, ma intanto ideato e allungato come un western moderno in cui la verità e la menzogna si incontrano a metà strada, generando un cortocircuito altamente cinematografico. E come nei film wester, anche qui i soldi sono i veri nemici. In mezzo, i buoni e i cattivi, oltre la verità e oltre la menzogna. Confini sfocati in The Rip, e quindi adatti per uno script che punta sull'intrattenimento duro e puro senza rinunciare a una certa eleganza visiva e narrativa, ammiccando alla poetica di Don Wislow: ferrea, asciutta, compressa e poi rilassata, in un'alternanza ben tradotto dalla musica di Clinton Shorter.
Joe Carnahan conosce bene il genere (lo aveva già affrontato nel 2002 con il dimenticato Narc - Analisi di un delitto), ha ammesso anche di essere stato entusiasta del set condiviso con Ben Affleck e Matt Damon ("il migliore set di tutti", dirà) e punta all'azione per mezzo delle parole, dei dettagli, delle ombre che si accavallano sui personaggi (azzerando i punti di riferimento), ribaltando il senso (attualissimo) della Legge perpetrata da individui in divisa sull'orlo della criminalità. Allora, tra sceriffi e furfanti, soldi unti, colpi di scena, azioni e reazioni, in due ore scarse The Rip riesce ad essere efficace nella sua costante (e voluta) contraddizione, confondendo per poi sterzare al momento giusto. Da non perdere.
Conclusioni
Ottimo cast, ottima regia e una scrittura bene affilata. The Rip di Joe Carnahan è un thriller poliziesco che funziona, girato come se fosse un western a tinte horror, senza rinunciare all'effetto sorpresa che agita e smuove un finale pieno di colpi di scena. In un'epoca di utenti streaming distratti, film come questo ci ricordano quanto la sceneggiatura sia sempre il cuore di un film. Elemento fondamentale per acchiappare (e magari convincere) gli spettatori.
Perché ci piace
- Un'ottima regia.
- Il cast funziona.
- La scrittura appuntita.
- Il colpo di coda finale.
Cosa non va
- Alcuni temi, per ovvia concezione, restano in superficie.