The Night Agent ha rinverdito e rimpolpato il genere spy story e ora che torna con la terza stagione conferma pregi e difetti, venendo oscurata da titoli come The Recruit (anche se cancellata) e The Diplomat. Avevamo lasciato Peter Sutherland in debito col misterioso mediatore Jacob Moore, mentre quest'ultimo sembrava essere legato al nuovo presidente degli Stati Uniti. Una nuova missione lo aspetta e ancora una volta dovrà scegliere bene le persone di cui fidarsi.
The Night Agent e la reiterazione di uno schema che diventa ripetitivo
Una nuova cospirazione da affrontare, dicevamo, per l'indomito Peter Sutherland (Gabriel Basso) che ancora una volta coinvolge i piani più alti del governo degli Stati Uniti. Una missione a Istanbul non va come programmato, mentre cerca di recuperare una possibile risorsa: l'agente del tesoro Jay Batra (Suraj Sharma) che ha rilevato alcuni movimenti bancari sospetti e forse collegati ad un potenziale attacco terroristico.
Il protagonista scopre un possibile collegamento col misterioso e pericoloso intermediario (Louis Herthum) e le indagini lo portano a lavorare insieme a una giornalista di Città del Messico, Isabel De Leon (Genesis Rodriguez), mentre una serie di morti sospette sembra sempre meno una coincidenza.
Ancora una volta ci troviamo di fronte ad una spy story che mostra i muscoli produttivi a livello di sequenze action ben coreografate (ma un po' ridondanti), a livello di interazione tra i personaggi e a livello di colpi di scena, come riflesso della situazione geopolitica attuale.
La caratterizzazione dei personaggi, per quanto semplicista, funziona soprattutto sulle new entry, che vengono presentate tramite flashback inaspettati e sorprendenti: lo spettatore viene così incuriosito sul loro background e sulla loro possibile evoluzione nella storia a venire. Dalle location in giro per il mondo, tipiche del genere, questa volta rimaniamo principalmente circoscritti in Nord America.
I protagonisti della serie Netflix
Uno dei punti di forza di The Night Agent 3 sono le facce conosciute della tv che entrano a far parte del cast. La stessa struttura narrativa del serial, un po' ridondante, ha in fondo il sapore della vecchia serialità. Tra queste citiamo: David Zayas (Dexter) nei panni dell'intrepido direttore di un giornale; Jennifer Morrison (Dr. House, C'era una volta) in quelli della First Lady e Ward Horton (Annabelle, The Gilded Age) in quelli del neo-presidente eletto Richard Hagan; Stephen Moyer (True Blood) nel ruolo di uno spietato e anomalo sicario con figlio a carico (Callum Vinson); David Lyons (Revolution) nelle vesti di un nuovo night agent che darà del filo da torcere a Peter: diventeranno amici o nemici?
Tornano invece dalle stagioni precedenti - a denotare continuità narrativa - Chelsea (Fola Evans-Akingbola), ora guardia del corpo della First Lady; Catherine (Amanda Warren), la responsabile di Peter alla Night Action che dopo i dissidi iniziali è riuscita a costruire un rapporto con lui; e Mosley (Albert Jones), il vicedirettore dell'FBI. Manca però l'effetto novità della prima stagione, che non sono riusciti a replicare efficacemente nelle successive. Inoltre, dieci episodi si confermano ancora una volta troppi per diluire il racconto, seppur funzionali a presentare di volta in volta il passato dei nuovi personaggi.
L'assenza di Rose Larkin e la coerenza di Peter Sutherland
Chi invece manca tantissimo nei nuovi dieci episodi è la Rose Larkin di Luciane Buchanan. L'annuncio era già stato fatto e non è una sorpresa; il suo nome comunque continua ad apparire e a guidare Peter per tenerla al sicuro dal mediatore. Nonostante ci rendiamo conto che già la sua presenza nella seconda stagione e il suo coinvolgimento nel nuovo caso potevano risultare un po' forzati e irrealistici, sentiamo la sua mancanza come dolce metà e spalla di Peter. Donava profondità al personaggio e al loro rapporto, uno dei più genuini visti in tv.
Ciò che invece rimane e di questo siamo soddisfatti è la coerenza del protagonista. Quasi un cavaliere senza macchia e senza paura, con il "complesso dell'eroe" dentro di sé. È per questo che gli crediamo da spettatori e sono portate a credergli le new entry quando promette di proteggerle ad ogni costo, come aveva fatto con Rose. Lo fa ponendosi sempre di fronte ad un dilemma morale su cui altre spie soprassederebbero in nome della causa. Speriamo però che, se ci fosse una nuova cospirazione da sventare, la serie ritrovi maggior equilibrio e freschezza.
Conclusioni
The Night Agent 3 conferma i pregi e difetti delle stagioni precedenti ma gioca un po' al ribasso. Si fa forza sui volti noti della serialità chiamati a rimpolpare il cast, così come sulle caratteristiche che hanno fatto la fortuna del genere. Procede però su uno schema narrativo già battuto e rodato, che può risultare ridondante e soprattutto inutilmente allungato su dieci episodi. Manca Rose Larkin ma per fortuna Peter rimane coerente con se stesso. È proprio l'eroe di cui il mondo avrebbe bisogno oggi.
Perché ci piace
- Il dilemma morale continuo di Peter e il suo "complesso dell'eroe".
- I volti conosciuti della serialità, tra vecchi e nuovi personaggi.
- La nuova cospirazione in atto e la caratterizzazione delle new entry attraverso i flashback del passato.
Cosa non va
- L'assenza di Rose Larkin.
- Una struttura narrativa ridondante e ripetitiva.
- Dieci episodi sono (di nuovo) decisamente troppi.