Il valore del successo, il sacrificio e lo storytelling sportivo. Spunti e appunti del nostro incontro con il creatore della serie Ben Watkins e con i due ottimi protagonisti, Jaalen Best e Giovanni Ribisi. I tre sono arrivati a Roma per presentare infatti The Greatest, lo show Prime Video che in otto puntate racconta l'origin story del più grande di tutti: Muhammad Ali.
Emblematico raccontare la storia di Ali, soprattutto oggi in cui tutti vogliono eccellere. A tal proposito, Ribisi dice: "Una delle cose che mi è sembrata incredibile girando questa serie in costume è stato realizzare quanto fosse dura la vita in passato. Pensando a quella generazione e a Muhammad Ali in particolare, con la segregazione e tutte le difficoltà del caso, riflettevo su quanto fosse complesso vivere senza cellulare o senza tutte le comodità moderne di cui disponiamo oggi".
The Greatest e la leggenda di Muhammad Ali
Per Jaalen Best, ottimo nei panni (anzi, nei guantoni) di Cassius Clay, "interpretare Muhammad Ali ti costringe a chiederti se hai la stoffa giusta, se possiedi la capacità di difendere una causa e di rimanere fedeli a un valore molto più grande di te. Ed è una domanda che il nostro mondo ha bisogno di sentire", e prosegue, "siamo disposti a sacrificare ciò che ci aspetta - anche l'ignoto - per il bene del nostro prossimo, del nostro partner o di qualcuno la cui vita non è fortunata come la nostra?".
Indirettamente risponde Ben Watkins: "penso che Ali sia un esempio perfetto. Oggi espressioni come "il più grande" o "il migliore" vengono sbandierate con estrema facilità, senza che debbano essere avvalorate o che abbiano un reale significato" perché, continua Watkins, "pensando a Muhammad Ali ci ricordiamo che a volte esiste davvero qualcuno che è il migliore in assoluto. E lo era non solo per ciò che aveva realizzato sul ring, ma per chi fosse fuori e cosa fosse disposto a rischiare - la vita, la carriera, i soldi - pur di difendere ciò che era giusto. Questo lo rende il più grande e una fonte di ispirazione capace di ridefinire lo standard. Non puoi semplicemente dire di essere il migliore senza dimostrarlo", dall'altra parte "non mi aspetto che tutti siano in grado di fare ciò che Muhammad Ali era disposto a fare, ma se riesci a fare anche solo una piccola cosa, se ti senti ispirato a prendere posizione per te stesso o per le persone che ti circondano, anche solo un po', allora puoi essere il migliore nella tua cerchia".
The Greatest e il percorso dell'eroe
The Greatest, che racconta la prima parte della carriera di Ali, calcando sullo storytelling sportivo. Ben Watkins "lo sport fa appello a molti aspetti profondamente primordiali per noi: è un'esperienza collettiva, è impegno, è fisicità, è la necessità di superare gli ostacoli per vincere la competizione. Tutto questo è davvero universale. Spesso scherzo dicendo che lo sport è stata la mia prima lingua; e se lo sport è una delle tue lingue, allora puoi parlare con chiunque nel mondo, perché è un codice che abbiamo in comune".
In mezzo, tra un incontro e l'altro, c'è il percorso dell'eroe rivisto attraverso il linguaggio del romanzo di formazione. Secondo Giovanni Ribisi, che interpreta il coach Angelo Dundee, "il percorso dell'eroe è uno dei motivi per cui lo sport è così affascinante: è una metafora della vita, con la sua totale e assoluta imprevedibilità. Vedere come l'andamento di una partita possa capovolgersi all'improvviso è affascinante, ed è lo specchio della vita reale".
Il valore della sconfitta
Una formazione che non può prescindere dal valore della sconfitta, come dichiara Jaalen Best "è difficile ma importante riconoscere la capacità di essere onesti con se stessi e di affrontare le emozioni che si provano di fronte alla sconfitta", in fondo "è proprio nelle avversità che molte persone scoprono chi sono veramente. Quando sei circondato da tanta gente è facile acquisire la sicurezza per dire di essere il numero uno. Ma salire sul ring, dover dimostrare il proprio valore e poi fallire - o imparare la lezione - richiede un grande coraggio. Ci vuole molto per ammettere ciò che provi, riprendersi da quella situazione e dimostrare il proprio valore".
A chiudere, mentre si consumano i minuti a disposizione della nostra intervista, Ben Watkins confida: "sono più ispirato dalla sconfitta. E non perché mi piaccia perdere, ma perché traggo ispirazione dalle persone che ci provano anche quando non sanno se riusciranno a vincere", in fondo "sfruttano quell'occasione perché sanno che, anche se ci provi cento volte e vinci una sola volta, hai cambiato il mondo, fosse anche in minima parte. Quelle 99 volte in cui perdi ti danno ispirazione, ti insegnano qualcosa e mettono in luce di che pasta sei fatto".